Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
22 Gennaio Gen 2014 1407 22 gennaio 2014

In Europa (e in Italia) il prezzo delle case continua a calare

Nella giornata di ieri Eurostat, l’ufficio statistico ufficiale dell’Unione Europea ha rilasciato il consueto House Property Index (HPI) che evidenzia come i prezzi degli immobili residenziali nell’area dell’Euro siano diminuiti dell’1,3 % nel terzo trimestre del 2013 rispetto all’anno precedente, mentre nell’intera Unione Europea il calo si sia assestato intorno allo 0,5%.

Facendo una rapida panoramica dei vari mercati, il più alto incremento dei prezzi delle abitazioni, anno su anno, si è registrato in Estonia con una crescita dell’11,1%, seguito dal Lussemburgo con un incremento del 6,5%, e dalla Lettonia, dove i prezzi sono saliti del 6,2% .
Viceversa, il maggior calo annuale è stato in Croazia, dove i prezzi degli immobili residenziali sono crollati del 16,9% - situazione che avevamo analizzato all’indomani dell’ingresso del Paese nella UE -, seguita da Cipro, dove i prezzi sono diminuiti dell’8% e dalla Spagna con un calo del 6,4% .

Diversi altri Paesi hanno visto i prezzi aumentare su base trimestrale: anche se l’Estonia ha visto il più alto aumento trimestrale, pari al 5,3 % , i prezzi sono saliti nel terzo trimestre 2013 anche in Irlanda del 4,1 % e nel Regno Unito del 2,5 %. Su base annua, nei due Paesi, i prezzi sono aumentati rispettivamente del 3,6 % nel Regno Unito e del 3,7 % in Irlanda.

Nel terzo trimestre il maggior calo si è registrato in Slovenia, dove i prezzi sono scesi del 4%, seguito dalla Danimarca con un calo del 3,3 % e dalla Romania, dove i prezzi sono scesi del 2,4%. La discesa dei prezzi delle abitazioni è rimasta contenuta in Spagna, dove il segno meno su base trimestrale si è attestato allo 0,8%, quando nello stesso periodo nel 2012 il calo era stato pari al 5,1%. Nel paese iberico il calo annuale dei prezzi è stato del 6,4%, in forte decelerazione rispetto ai trimestri precedenti, dove il calo era rispettivamente del 10,6% e del 12,8% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Cambiando orizzonte, se in Germania i prezzi sono rimasti in linea con gli anni precedenti, in Francia i valori degli immobili residenziali nell’ultimo trimestre 2013, rispetto al trimestre precedente sono risaliti del 1,2%, anche se su base annua il dato parla di un calo dell’1,4%.

Veniamo ora ai dati dell’Italia. Nel nostro Paese il calo dei prezzi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si è attestato intorno al 5,3% - anche se è bene sottolineare per dovere di completezza, che il dato italiano è ancora previsionale, come riporta lo stesso Eurostat - e dove tutti gli indicatori fanno segnare dati in negativo. L’ultimo, di oggi, rilasciato dall’ISTAT, riguarda il numero di nuove abitazioni, che scende sotto le 15mila unità per trimestre, ai minimi della serie storica; anche la superficie abitabile si contrae nel primo semestre del 2013, segnando un abbassamento del 35,5% su base annua. Senza tralasciare la situazione ormai indescrivibile relativa al caos del fisco sul mattone, che risulta ancora talmente complessa e frastagliata che attualmente la percezione del possesso - per non parlare dell’acquisto - di una casa viene vissuta come un vero e proprio peso, e la cui situazione è ben descritta oggi da Luca Telese su Linkiesta.

A dare morale, in parte, e per una volta, è Standard & Poor’s che nel report rilasciato oggi dal titolo Europe's Housing Markets May Be On A Slow Path To Recovery, sottolinea come nel nostro Paese i prezzi delle case continueranno sì a scendere nel 2014 ma solo dell’1%, e solo nel 2015 si potrà parlare di ripresa con un rialzo delle quotazioni che si concretizzerà in un +1%.

D’altro canto, tuttavia, gli investitori istituzionali italiani parlano non più del 2016, ma del 2018 come l’anno di una possibile risalita del settore. Sul medio-lungo periodo il vero problema è un altro: sempre più immobili usciranno completamente dal mercato, rendendo nullo il loro valore (o presunto tale) per migliaia di proprietari (e/o eredi di immobili e fabbricati). Si parla spesso - a ragione o a torto - di scoppio della bolla immobiliare italiana, quando l’aspetto più preoccupante è un altro: risparmi allocati nel mattone che, alla riprova del mercato, si stanno riducendo. Le prime avvisaglie sono già state certificate dalla Banca d’Italia.

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