Loris Guzzetti
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23 Gennaio Gen 2014 1000 23 gennaio 2014

COSA NON SI E’ CAPITO DELLE LARGHE INTESE

L’acceso dibattito di questi giorni per la proposta di una nuova legge elettorale riporta, fra le più svariate conclusioni, una ferma e decisa disapprovazione quasi unanime delle cosiddette “larghe intese”.

Presentando il suo “Italicum”, il segretario del Pd, Matteo Renzi ha più volte tuonato contro questo fenomeno politico, per definizione anormale, o meglio eccezionale. Un governo di larghe intese è, infatti, un tipo di governo tradizionalmente raro (si spera), che necessita di essere sostenuto da un maggioranza più ampia, allargata cioè ai partiti dell’opposizione, nel momento in cui si viene a creare una situazione di stallo una volta visti i risultati elettorali o, a maggior ragione, durante casi di estrema urgenza. Rappresentano, insomma, una sorta di proficua collaborazione, di costruttiva intesa fra partiti della maggioranza e dell’opposizione per affrontare in modo ottimali situazioni non certo facili. Ed è proprio questo il fondamentale nodo della questione che, probabilmente, non è stato capito in Italia.

Considerando gli altri paesi europei, invece, come del resto viene dimostrato da un’analisi condotta e presentata in un articolo dello scorso 3 ottobre 2013, dal giornale davvero molto vicino al giovane Renzi, alias L’Europeo, si contano circa ben dieci governi di larghe intese, in paesi molto diversi fra di loro: non solo in quelli tristemente disastrati e fortemente messi in ginocchio dalla crisi politica ed economica che li ha investiti negli ultimi anni, come la Grecia o i Paesi dell’est, bensì anche nei rinomati “Paesi migliori”, “dove le cose funzionano bene” – non di certo esclusivamente per questo motivo – come Germania, Finlandia, Olanda.

Al di là di ciò, quel che forse è stato ignorato è che l’essenza dei governi di larghe intese dovrebbe essere un impegno concreto e serio fra le varie forze politiche,  affinché il paese venga accompagnato fuori da crisi difficili, lunghe e dannose. Un impegno comune, dunque, che prevalga al di là delle singole logiche di partito, al di là delle singole rivendicazioni di una destra, di una sinistra o di un centro che mostrerebbero la volontà, solo e soltanto, di prevalere sugli avversari, perdendo di vista totalmente, in questo modo, il Bene comune.

Probabilmente sono questa riflessione e questo parere che mancano, oggi, nei dibattiti politici italiani circa l’eventuale nuova legge elettorale. Manca cioè la consapevolezza che queste amaramente detestate larghe intese possano fare sì del bene, che possano essere sì utili ed efficienti per rimettere in moto un Paese. Piace credere che, nonostante tutto, ciò sia ancora possibile.

Ovviamente, la condizione essenziale è che le forze in gioco siano delle forze competenti e intenzionate a portare avanti la buona Politica. Ma, viste tutte le dichiarazioni, forse oggi, in Italia, non è così.

Loris Guzzetti

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