Raja Elfani
Gloβ
24 Gennaio Gen 2014 1253 24 gennaio 2014

Snowden l'alieno che chatta

La live chat di Snowden ieri è stata più una conferenza stampa per scritto, di quelle ufficiali con protocollo serrato dove solo alcune domande - di giornalisti per lo più - sono state selezionate secondo quanto Snowden era disposto a dire.

Nessuna connessione con il dibattito attinente che intanto scorreva su Twitter ma che non è stato considerato, reazioni a caldo accantonate, finite in una specie di binario morto. Un totale paradosso per una live chat.

Le misure di sicurezze imposte da Snowden sono sempre più contrarie alla comunicazione diretta ch’eppure egli sembra desiderare. Snowden non fa apparizioni pubbliche e rifiuta qualsiasi diretta, perfino con il Parlamento Europeo che cerca ancora un escamotage per avvalersi della sua testimonianza.

E ieri è andata così, senza partecipazione pubblica e con un evidente anacronismo. Le domande idonee sono state prelevate da Twitter e trasferite sul sito del Fondo FreeSnowden. Le risposte di Snowden erano invece l’esclusiva del sito, poiché non apparivano su Twitter.

Ai reporter accreditati, occupati a tradurre e diffondere la parola di Snowden come Vangelo, non tocca fare critica. Così a tutti è sfuggito che era previsto un annuncio pubblico, non una live chat. Assange sulla Cnn aveva annunciato che Snowden avrebbe fatto una dichiarazione.

Ma Snowden alla fine non ha detto niente.

Come ho rilevato su Twitter, il discorso scritto (tradotto qui) di Snowden va ad aggiungersi alla lunga lista di dichiarazioni anti-sorveglianza. I rappresentanti del fronte anti-sorveglianza ora sono almeno tre: Greenwald, Assange e Snowden che ci tiene a dire la sua oltre a quelli che si erano eretti come suoi portavoce.

Snowden non ha aggiunto niente di nuovo, ha confermato la posizione di Greenwald e Assange contro la riforma NSA così com’è ideata da Obama.

Insomma, le dichiarazioni di Greenwald, Assange e Snowden si sovrappongono dando un’idea di unità, di gruppo solidale: un plot che permette anche di diluire le comunicazioni nel tempo. Infatti la risposta di Snowden a Obama arriva un po’ fuori tempo massimo e il pubblico è deluso.

Il ruolo di un whistleblower è di rivelare verità nascoste, per cui il tipo di comunicazione dovrebbe divergere da quelle puramente formali - come purtroppo è stata la live chat di ieri.

Ma come? Tutta questa impostazione tecnica, la diretta, Twitter, e nemmeno una piccola rivelazione?

Allora non serviva il live, bastava un comunicato. Snowden o i suoi consiglieri hanno fatto un’operazione ridondante, di pura audience. Zero interesse pubblico.

Il rapporto con il pubblico anzi non è stato ripristinato da Snowden. Il pubblico non è mai stato l’interlocutore diretto di Snowden, e oltrettutto ieri Snowden non ha usato internet né la live chat per passare documenti nuovi, come ci si aspetterebbe da un whistleblower oggi.

Snowden avrebbe dovuto cogliere l’occasione per scavalcare mediazioni, divieti, ostacoli tecnici e legali. Perché la tecnologia oggi glielo permette. E una live chat presuppone un dialogo con il pubblico che invece resta la parte lesa, isolata, in tutta questa vicenda Datagate.

Snowden resta accampato sulla “protezione” esattamente come il governo USA, il vero interlocutore di Snowden.

Sorveglianza e anti-sorveglianza, in realtà le due parti non sono nemiche, sono interdipendenti e si contendono lo stesso piatto: il neo-protezionismo digitale.

Snowden ormai cerca un patteggiamento, il suo ruolo da whistleblower si ferma qui.

(Continua su Twitter)

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