Stefano Grazioli
Gorky Park
25 Gennaio Gen 2014 0857 25 gennaio 2014

Quo vadis, Ucraina?

Ecco quello che si vede nella prima sfera di cristallo.

La battaglia di Kiev si è conclusa. Non riesco a vedere ancora come, ma il risultato è che Victor Yanukovich non è più il presidente (forse è scappato in Russia, forse è in pensione, forse in prigione, boh, c’è nebbia). Nemmeno Mykola Azarov è più primo ministro e alla Rada c’è tutta un’altra maggioranza. Il Partito delle regioni è ora all’opposizione, sfilacciato, insieme con i soliti comunisti. Dall’altra parte ci sono i nuovi partiti governanti: Udar di Vitaly Klitschko, Patria di Yulia Tymoshenko, che nel frattempo deve essere uscita evidentemente di galera riprendendosi in mano ciò che era suo, e i nazionalisti di Oleg Tiahnybok. Non so se la legge elettorale è stata cambiata, ma poco importa. Anche la Costituzione ha subito qualche modifica, non si riesce a capire quale. Forse si è ritornati a quella della 2004. Dettagli.

Comunque, vedo che capo dello Stato è Vitaly Klitschko, uscito vincitore dalle presidenziali anticipate, pare, e premier è Yulia Tymoshenko. Ministro degli Esteri è Yatseniuk. Il governo  formato dai maggiori partiti è sostenuto anche dai poteri forti, cioè dagli oligarchi (che ovviamente non devono essere andati in esilio alle Bahamas, né in galera. Rinat Akhmetov è ritornato in parlamento, insieme a molti altri pezzi grossi dell’oligarchia che si sono assicurati seggi e immunità). All’economia c’è Petro Poroshenko, il Re del cioccolato. Il nazionalista Tiahnybok si è preso gli Interni dopo che ha raddoppiato i parlamentari grazie alla maggioranza assoluta in tutte le regioni dell’ovest alle elezioni parlamentari anticipate.

Deve essere successo tutto da poco, perché l’Ucraina non è cambiata. D’accordo, mi pare che le trattative con l’Unione Europea siano state riprese e forse l’Accordo di associazione sarà presto firmato, ma ci vorranno altri due anni prima della ratifica vera e propria da parte di tutti i paesi dell’Unione e il sogno di diventare membro effettivo dell’Ue è ancora lontano. Bruxelles e soprattutto Berlino non hanno fretta. La Russia ha disdetto le clausole degli accordi del dicembre 2013 che prevedevano uno sconto sul gas e si è tornati ai contratti originari del 2009, quelli firmati da Vladimir Putin e Yulia Tymoshenko. Il prezzo mi sembra di vedere che sia ora intorno ai 500 dollari per mille metri cubi. Sono validi sino al 2019. Il Cremlino ha anche stretto la cintura degli aiuti. Ma per fortuna vedo che è stato sottoscritto il programma con il Fondo monetario internazionale, che darà alla fine quei 15 miliardi che ora mancano.

Il problema è però che Washington vuole garanzie. Questi aiuti finanziari sono già stati congelati più volte, sia al tempo di Yushchenko-Tymoshenko che a quelli di Yanukovich-Azarov. Forse stavolta sarà diverso. In ogni caso ci sono i prezzi del gas per uso domestico da alzare e altri poco popolari obblighi da osservare. Agli ucraini arriverà un conto salato. Ci sono poi i conti da saldare con Gazprom, che non è la Croce rossa e non si tratta di noccioline. Il premier Tymoshenko si farà venire in mente qualcosa (utilizzare i miliardi dell’FMI, per esempio, anche se a Washington non saranno contenti) o scaricherà il barile all’amico-nemico Poroshenko, toccherà poi a Yatseniuk assicurare i partner internazionali.

È stato cambiato ovviamente anche il capo dei servizi segreti, non riesco a distinguerne la faccia, mi pare conosciuta, ma non so (forse è quella di Olexandr Turchynov, che aveva ricoperto lo stesso incarico dopo la Rivoluzione arancione, resistendo però solo qualche mese, fino a quando la sua capa Tymoshenko non era stata silurata da Yushchenko). Qualche testa è rotolata, ma l’apparato è lo stesso di sempre dell’Sbu. Stesso dicasi dell’esercito e anche di Berkut, Grifon e via dicendo, le squadre speciali la cui fama è rimasta intatta.

In questa prima sfera vedo anche le solite vagonate di grivnie che circolano per il Paese alimentando la corruzione. La nuova classifica di Transparency è migliorata, ma l’Ucraina rimane comunque il fanalino di coda in Europa. I media, sempre in mano agli oligarchi, sono rimasti filo presidenziali e filogovernativi (sono infatti presidente e governo a non essere più gli stessi), ma si respira in ogni caso un’altra aria. Non riesco a capire se sia libertà di stampa, forse è solo pluralismo gestito dall’alto, che è un’altra cosa, ma non bisogna fare i sofisti.

Ora la palla mi si sta oscurando. È difficile intravedere come andranno a finire i primi screzi nelle larghe intese che hanno portato al governo tre partiti che avevano in comune solo il collante anti-Yanukovich e non un programma comune. Vedo però un sacco di ucraini incazzati.

Ci sono poi le sfere numero 2 e numero 3, quelle riservate agli scenari peggiori. Sarà per un’altra volta…

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