Pierluigi Argoneto
Le Argonautiche
27 Gennaio Gen 2014 1520 27 gennaio 2014

La Shoah colpa della (falsa) scienza

Ci possono essere vari modi per celebrare il Giorno della Memoria. Uno è sicuramente quello di lasciarsi emotivamente trasportare, guardando o proponendo film a tema, pubblicando stralci del Diario di Anna Frank o immagini di deportati sul proprio profilo Facebook, scrivendo un tweet contro tutte le forme di discriminazione, ripromettersi che mai e poi mai permetteremo che una tale cosa accada nuovamente. Tutte cose legittime, che però immediatamente dopo averle fatte diventano lontane, come quando si esce dal cinema con la lacrimuccia, ma giusto il tempo di infilarsi in un locale per sorseggiare un aperitivo.

Un altro modo, è quello di cercare di fare mente locale sulle cose che hanno permesso quella tragica deriva. Nella Germania di quegli anni, la molla principale che fece scattare tale forma di repressione nei confronti degli ebrei (e degli zingari e omosessuali in percentuale minore, ma non meno tagica) è stata determinata da motivazioni di carattere sociale ed economico. A questo però c’è da aggiungere un aspetto troppo spesso sottovalutato di quella tragedia: il suo travestimento ideologico e culturale che affondava le radici nella “teoria della razza ariana”, derivazione spuria e scientificamente inconsistente della teoria dell’evoluzione di Darwin.

La storia è questa.

Darwin scrisse i suoi libri, L’origine delle specie e L’origine dell’uomo, rispettivamente nel 1859 e nel 1871. La eco di questi due testi è stata da subito enorme, anche nel mondo intellettuale di stampo umanistico. Piccolo inciso: la teoria di Darwin è una teoria scientifica a tutti gli effetti sebbene, a differenza di quasi tutte le altre che conosciamo o di cui abbiamo sentito parlare, ha una scarsissima matematizzazione. In altre parole: non ci sono formule matematiche con cui la si “traduce” in linguaggio simbolico. Questo aspetto la rende estremamente pericolosa, non per ciò che dice ovviametne, ma perché troppe persone con nessuna dimestichezza scientifica pensano, o hanno pensato, di poterla capire facilmente o addirittura di poter esprimere una "opinione" su di essa.

Questo è il motivo principale per cui di questa teoria (termine che nella scienza, a differenza del linguaggio comune, non è sinonimo di ipotesi, tanto per capirci) ancora se ne discute come se fosse opinabile, discutibile, mentre di altre espresse con un linguaggio fortemente matematico, no.

Cosa c’entra tutto questo con la Giornata della Memoria e con la Shoah? C’entra eccome. Nel 1879, in occasione del 50° Congresso dei naturalisti tedeschi ad esempio, si cominciò a parlare di “darwinismo sociale”. Ebbene, il darwinismo sociale non ha nessun fondamento scientifico, inutile specificarlo: esso infatti non ha nessun requisito richiesto dalla teoria di Darwin, poichè mancano la casualità, l'errore, la genetica. Ma tant'è: l'analogia è risultata essere così efficace che l’idea cominciò a diffondersi a macchia d'olio anche tra gli intellettuali tedeschi che, soprattutto ad opera di Eugene Fischer, iniziarono ad approntare su questa suggestione le loro prime idee di superiorità della “razza ariana” e i loro primi esperimenti, soprattutto nelle colonie africane, di eugenetica.

Lo stesso Fischer, nel 1930 divenne  direttore dell’Istituto di antropologia di Berlino e consigliere di Hitler, da cui ottenne fondi per portare avanti gli esperimenti sugli esseri umani, che in parte si tradussero nelle leggi naziste di Norimberga del 1935.

Questo ambiente “culturale” portò, tra le altre cose, all’eutanasia forzata, alle campagne di sterilizzazione, alla soppressione dei bambini con malformazioni fisiche e malattie mentali, agli esperimenti nei campi di concentramento condotti dallo stesso Fischer e dal tristemente noto Josef Mengele. Tutto in nome di una falsa scienza, nata dall'ignoranza di chi ha mal capito, ho dolosamente utilizzato per i propri fini politici, le implicazioni di un teoria che dice, invece, tutt'altro.

Un buon modo per celebrare il giorno della memoria impone dunque di riflettere, ancora una volta, sui danni che le sbagliate interpretazioni di teorie scientifiche possono provocare nella nostra società, di vigilare su quanti cercano di “piegare”, per ignoranza o dolo, la scienza alla volontà politica del governante di turno o di diffondere teorie pseudo scientifiche (vedi "metodo Stamina", "metodo Di Bella", omeopatia o similari) nella nostra società.

In questo gli scienziati devono giocare un ruolo fondamentale, sentire l’esigenza morale di comunicare nel modo più corretto e divulgativo possibile i loro risultati, essendo consapevoli di averne le possibilità e capacità. Diversamente lasceranno libero il campo ai millantatori, agli ignoranti e agli sprovveduti che, come tristemtente si sa, sono purtroppo ancora gli unici in grando di fare opinione.

Non è un caso che Primo Levi, chimico e scienziato ancora prima che deportato e sopravvissuto ai campi di concentramento, in una intervista concessa allo scrittore americano Philip Roth nel 1986, abbia sentito forte questa esigenza, quella del comunicare:

" Mi ritrovo più ricco di altri colleghi scrittori perché per me termini come “chiaro”, “scuro”, “pesante”, “leggero”, “azzurro”, hanno una gamma di significati più estesa e più concreta. Per me l’azzurro non è soltanto quello del cielo, ho cinque o sei azzurri a disposizione […] ho avuto per le mani dei materiali di uso non corrente, con proprietà fuori dall’ordinario che hanno servito ad ampliare in senso tecnico il mio linguaggio. Quindi dispongo di un inventario di materie prime, di “tessere” per scrivere, un po’ più vasto di quello che possiede chi non ha una formazione tecnica. In più ho sviluppato l’abitudine a scrivere compatto, a evitare il superfluo. La precisione e la concisione, che a quanto mi dicono sono il mio modo di scrivere, mi sono venute dal mio mestiere di chimico".

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Un interessante approfonddimento qui: http://www.cittadellascienza.it/notizie/la-scienza-sbagliata-del-nazismo/

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