Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
27 Gennaio Gen 2014 1041 27 gennaio 2014

L’Ucraina brucia! di Enrico Martelloni

Sono giorni drammatici nelle Maidan dell’Ucraina; per estensione nome ucraino che indica la piazza principale della città. Dopo due mesi di protesta, nel freddo e al ghiaccio dei meno 15, il Paese si trova sotto il fuoco della guerriglia, come ampiamente previsto. Da qualche giorno, dimostranti e la polizia speciale, la “Berkut”, si scontrano in molte città oltre nella capitale, fino a Poltava, la cittadina universitaria, nota per essere stata l’ultimo teatro di guerra dell’esercito svedese ai tempi dello Zar Pietro il grande. Nella Storia dell’Ucraina si ritrovano, appunto, le origini di questa crisi. Il Paese è stato per lunghi periodi, vassalla di Mosca. Stalin vi deportò migliaia d’uomini. Dalla Crimea, tutta la popolazione tartara fu spostata in Siberia, facendo arrivare altrettanti russi, dai monti Carpazzi al Mar Nero, dove sfocia il grande fiume Dnieper, che attraversa l’Ucraina da nord a sud. Il dramma che si sta compiendo oggi, dove molte città bruciano, riflette anche questa realtà. La situazione economica e finanziaria del paese è al punto del collasso. La protesta contro Yanucovich, dopo il suo rifiuto dell’accordo di Vilnus che prevedeva un futuro vicino all’Ue, si è trasformato in uno scontro violento. Klitschko, leader politico della rivolta, ha indicato nel presidente filo russo Yanukovic, il responsabile di questa crisi e non ha accettato le offerte di far parte di un nuovo governo di sicurezza nazionale. Per giunta a Poltava un episodio dimostra che la polizia è stata solidale con i dimostranti. Il comandante si è presentato davanti alla protesta dei molti che nel pomeriggio di Sabato hanno occupato il municipio. In un momento di comprensibile disperazione, si è presentato davanti alla folla cantando l’inno nazionale che ha provocato una nuova alleanza tra le forze dell’ordine e i dimostranti. La situazione di questi giorni non è limpida. Bande di giovani assoldati, chiamati “ Titushki”, da chi ha interesse ad alimentare la confusione, stanno agendo tra le file dei dimostranti, picchiando a sangue e rompendo tutto quel che trovano, creando uno stato di coprifuoco tra i civili. Non mancano assalti ai reporter e giornalisti mandati all’ospedale a suon di sprangate. Contro i “ Titushki” si stanno organizzando anche i fans dei club di tutte le squadre che a difesa della popolazione, hanno lasciato da parte la loro rivalità calcistica. Sul piano politico, la Russia di Putin sta tentando di trattenere nella sua sfera d’influenza l’Ucraina, e ha già promesso molto denaro per finanziare il debito pubblico del Paese. Neppure la Russia nel suo complesso può ritenersi tranquilla. Ha sacche enormi di povertà e un sistema sociale e finanziario non solido. I recenti accordi con la Cina, non la mettono al riparo della grave crisi mondiale. Per questo motivo e per il desiderio d’essere liberi, molti ucraini sono scesi in piazza, affrontando il governo e grande freddo. Oggi regna il caos, ma l’idea, è quella di non accettare l’offerta di Putin: la Russia non può dare garanzie di uno sviluppo concreto e duraturo all’Ucraina e questo appare chiaro. Il problema vero che metterà il governo davanti alla scelta di usare l’esercito per domare la rivolta, è geo-politico. Lo Stato di Kiev è strategico per lo scacchiere internazionale e per i gasdotti che lo attraversano. Nel caso che Yanukovic lasciasse, probabilmente l’Ucraina entrerebbe nella sfera dell’Ue. Sarebbe, ma giustamente è solo una supposizione, un evento di grande valenza storica. Mai dal tempo d’Alessandro Magno, l’Europa avrebbe un’influenza politica ed un così ampio raggio d’azione, perché già la Georgia che a sud e ad est confina con l’Armenia ed Arzebaigian, ed altri stati cuscinetto sul mar Caspio che lo dividono dall’Iran, è svincolata da tempo dalla Russia di Putin, ed avrebbe tutto l’interesse di chiedere d’entrare nell’Unione europea, magari attraverso un periodo di preparazione. L’Europa, però, non ha valenza di Stato politicamente unito al momento. La situazione, quindi, potrebbe essere più semplice da risolvere, in chiave comunitaria per l’Ucraina, portando un notevole cambiamento.


Autoritratto Enrico Martelloni
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