Luca Barni
Banchiere di provincia
29 Gennaio Gen 2014 1746 29 gennaio 2014

Cooperative, già da adesso le imprese del futuro.

Le cooperative possono essere le imprese del futuro? Alla domanda posta sulle pagine del Sole 24 Ore da Katy Mandurino la mia risposta è sì. E non per spirito di parte, ma perché è la storia a dimostrare e legittimare il ruolo decisivo di questo modo di intendere ma soprattutto di fare economia. Ce ne accorgiamo in momenti come questi, perché è un fatto ormai consolidato che nei cicli economici negativi aumentino le cooperative. Un modello di economia, quella cooperativa, che può a buon diritto aspirare al titolo di “terza via”, dopo e oltre quelle fallimentari dello Stato e del turboliberismo. Indicativo, in questo senso, quanto dichiarato dal direttore del Censis Giuseppe Roma:  «Se la solidarietà tra le persone è certamente la chiave che differenzia, anche storicamente, l’esperienza cooperativistica da quella capitalistica pura, il modello cooperativo può rappresentare la vera terza via in grado di condurci verso un capitalismo collaborativo». E perché le cooperative dovrebbero essere il futuro? Tanto per cominciare perché sono snelle, perché i proprietari portano avanti  il lavoro, perché la governance è poco costosa, perché sono più partecipate e con una vera democrazia economica diretta. È la crisi delle ditte individuali e delle società di persone a dimostrare la fine dell’individualismo imprenditoriale imperante nella cultura economica di questo Paese dagli anni 80, ma ciò non deve significare la fine dei piccoli operatori economici; il mondo ormai va verso le grandi dimensioni , ma quanto questi big player sono e saranno garanti del sistema di libero mercato? La mia preoccupazione, già espresse in altri post, è che i grandi si stiano attrezzando per costruire un’Europa di regole che certo non li penalizzerà. Già, ma il mercato? E le sue regole? Chi tutelerà la libertà e la pluralità? Le cooperative , come già avviene nel sistema finanziario con le Banche di Credito Cooperativo, potrebbero essere le uniche future garanti della pluralità di soggetti nel mercato. Uniche, del resto, le cooperative lo sono state in un decennio particolare come quello tra 2001 e 2011, che ha visto un +8% di occupati nelle cooperative contro una media nazionale al – 1,2% e un – 2,3% nelle imprese. Anche alla luce di questo mi auguro di continuare a rappresentare la nostra biodiversità nella finanza e che sempre più cooperative lo facciano con successo in altri settori, nella manifattura come nei servizi.


cooperazione
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