Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
2 Febbraio Feb 2014 0147 02 febbraio 2014

Cuscinate Politiche

Stasera a Londra si vedono le stelle, tante, come accade in quelle sere di inverno dove il vento tiene il cielo pulito e terso ed e’ come se la luce della citta’ fosse schiacciata, compressa a terra e non si opponesse alle tenebre amiche. Le vedo dalle finestre del tetto della mia mansarda, le costellazioni. Sono con la testa sul mio cuscino e, come spesso accade in questo periodo, di grande transizione personale e, decisamente, di sommovimenti epocali per l’Europa, il paese dove vivo, non riesco ad addormentarmi senza prima aver rivisto, come in un film in bianco e nero, la giornata e come le cose che non mi piacciono, le mie paure e le mie titubanze, siano ancora una volta sovverchiate dalle piccole evidenze, dalle piccole vittorie, come le chiama una preghiera che mi avevano insegnato da bambino, che fanno addormentare un attimo piu’ sereni. Non sempre il bilancio e’ in positivo, anzi. Spesso, pero’, ci sono nelle giornate dei germogli di cambiamento e di stabilita’ che rendono tutto piu’ accettabile, le piccole vittorie, come l'accettare che ci sia una fatica, che ci sia un dolore, anche piccolo, in ogni cosa. Il cuscino, la testa, i pensieri e le migliaia di immagini che attraversano il cervello. Vedo libri gettati in un caminetto da qualche postfascista che non sa cosa significhi quel gesto. Subito dopo, vedo una mattinata londinese di cieli azzurri, ed  io, accanto alle mie bambine che mi trascinano nella biblioteca di quartiere per sdraiarci e leggere qualche storia di pinguini freddolosi o leggende africane, da libri che nessuno si peritera' mai di voler distruggere. Vedo maturissimi liceali improvvisarsi politici, autogestire come se fosse un Ginnasio, il Parlamento di uno dei paesi piu’ importanti in Europa, ma, allo stesso tempo, condivido con alcuni amici la felicita’ di uno dei primi grandi passi riformisti, di cui abbiamo tanto parlato, la riforma elettorale. Ed allo stesso tempo vedo scorrermi di fronte tante altre idee, riforme grandi o piccole, impegni che una generazione di Italiani vuole prendersi sul futuro. Ma tutto sembra convergere verso un caos spigoloso, duro, scomodo e difficile da accettare. Non solo l’arroganza di aver una ragione con un lato solo, che e’ propria dell’Inquisizione Laica Grillina, ma anche il trasformismo di molti altri politici, che cambiano parte come in un gioco di bocce.

Siamo io, il mio cuscino e le stelle. Ed un desiderio crescente di scendere in piazza, di fare qualcosa per far presente che non si tollerano scippi dell’idea di confronto e di dialogo che e’ la parte costituente della dottrina politica su cui si basa l’Europa, su cui si basa la stabilita’ sociale che non ha mai fatto scoppiare altre guerre, sia militari che civili, dal 1945 in poi, nella parte democratica dell’Europa. Abbiamo avuto terrorismi, oltranzismi, populismi radicali e biechi, siamo stati piu’ volte minacciati di nuovi fascismi e di nuovi estremismi, ma siamo sempre riusciti, con il dialogo, con il logos politico, con la piazza unita e determinata, con il furore silenzioso e morbido delle persone (non delle masse), a ricomporre le fratture. Oggi siamo tornati a quel punto. Ed il mio amico Giulio, a me che esprime questo desiderio di scendere in piazza, di urlare che abbiamo ora l’unica ed ultima opportunita’ di almeno tre generazioni di cambiare il paese, intendo l’Europa, e l’Italia, risponde: “Si! Scendiamo in piazza con un cuscino”. Io penso che sia la sua ironia postadolescenziale (Giulio e’ uno studente di 22 anni), ma un secondo dopo mi si apre una finestra, come se nel cielo stellato di Londra si aprisse uno schermo su cui cavalcano le immagini generate dalle mie sinapsi appena assopite.

Il cuscino, quasi quasi, lunedi mattina, me lo porto al lavoro, fino al confine fra la City e Hackney, come microdimostrazione di un desiderio di cambiamento, di rivoluzione soffice e morbida. Magari lasciando che il movimento del Tube e dei passi generino uno spiumio del suo interno, di penne e piume che prendano il vento, che si spostino nell’aria. Un segnale quantomeno bizzarro, per ricordarmi che e’ possibile dormire fra due guanciali, sentirsi capaci di immaginare un paese dove dormire sereni, dove sognare il futuro e poterlo fare perche’ si vedono gia’ i segnali costruttivi di cambiamento, di riforma del paese. Un cuscino da agitare e da tenere sulle ginocchia, per ricordarci della bellezza di addormentare i bambini la sera, raccontandogli storie a lieto fine o parlare di piccoli programmi per il giorno dopo, per il fine settimana, per un mondo che vorremmo che fosse per loro leggermente migliore, giorno dopo giorno. Quel cuscino con il quale mi tappavo gli orecchi per non sentire i tuoni, o sotto al quale ho messo i denti da latte od i libri sconvenienti, come quelli di Tondelli. Che consumavo avido la notte, leggendo le sue storie di un mondo non ancora liberato, ma, nella sua forma libertina di esistenza, foriero di cambiamenti. Il cuscino della casa al mare che odorava di bottarga, quello dove sentivi il profumo della fidanzata e magari aveva lasciato un capello sopra.

Dovremmo, tutti quelli che credono che il Domani nasca nell'Adesso, girare con i nostri cuscini sempre dietro, per magari sdraiarsi in ufficio, in un caffe’, uno accanto all’altro e raccontarsi, come si faceva con gli amici del cuore quando si dormiva assieme (una di quelle tappe della crescita personale imprescindibili), idee, spunti, memorie e magari consigliarsi a vicenda qualcosa da leggere, magari anche un libro di Augias.

Perche’ la situazione in Italia non e’ grave, ma seria, serissima, da tutti i punti di vista. E ci vuole un inspessimento delle difese immunitarie della democrazia, un rifiuto di linguaggi e di espressioni che non dovrebbero appartenere che al passato. Perche’ alla fine la notte senza stelle dellle intransigenze ideologiche le abbiamo passate, sia a destra che a sinistra. E i nostri nonni hanno preso i loro cuscini e sono saliti in montagna od hanno deposto commilitoni nelle loro tombe, su cuscini di fiori di campo e santini di varie gerarchie celesti. La notte della ragione dei terrorismi piu’ o meno locali l’abbiamo vista e i nostri padri sono scesi in piazza. In  tanti, senza colori politici, perche’ dovevamo passare anche da quella tribolazione. Ma cominciarono a lasciare il cuscino dei sogni a casa. Perche' la realta' della violenza e della rabbia non sembrava risolversi con sogni piu' grandi, ma con inganni e con dimenticanze di quella speranza dei padri costituzionali e dell'Europa.

Negli ultimi venti anni, invece di permetterci di tornare a coricarci su un cuscino, ci hanno fatto vivere in una bambagia mediatica e sociale che ci ha impedito di vedere oltre, di capire, se non troppo tardi, il tradimento agli ideali ed al futuro del paese. Allora, ve lo dico, fate come me, prendete il vostro cuscino e andate a lavorare, a studiare, a zonzo, pronti alla rivoluzione delle cuscinate, delle spinte dolci, soffici, ma riformatrici e senza soluzione di continuita’ di una moltitudine di ben intenzionati che potranno far tornare il paese a rispettarsi un po’ di piu’. Anzi, a farsi rispettare per quello che merita, anche da chi per anni, decenni, ha impedito che le cose accadessero, con uno sbarramento minimale, quasi silenzioso ma che, se sommato tutto assieme, farebbe molto piu' clamore di centinaia di Di Battista liberati in sala mensa del Parlamento, in eccesso di zuccheri.

Silver Jews – My pillow is the threshold

http://youtu.be/m-5q6dsAd5w

Alma Megretta – O’ cielo pe’ cuscino

http://youtu.be/69b6wgxAHL0

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