Alfredo Ferrante
Tantopremesso
3 Febbraio Feb 2014 1116 03 febbraio 2014

Quer pasticciaccio brutto de Via Ciro er Granne

La vicenda che ha investito l’oramai ex Presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, si è conclusa con le dimissioni di quest’ultimo nelle mani del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Dopo le notizie sulle presunte irregolarità nella gestione contabile dell’Ospedale Israelitico di Roma, di cui Mastrapasqua è Direttore Generale, è montata sui media e nella pubblica opinione una campagna che ha portato ad una resa senza condizioni di fronte al gelido aut aut del Presidente del Consiglio. La questione, peraltro, non era affatto nuova e si era presentata, nei medesimi termini di opportunità relativamente alla possibilità per un manager di Stato di detenere plurime cariche, ai tempi del Governo Monti. Risolta la grana, si legge sui giornali che si apre il totonomine per la successione all’Istituto, per la quale già cominciano a circolare alcuni nomi illustri.
Ecco, se davvero questo fosse lo scenario confermato nelle prossime ore, verrebbe da dire che la politica è preda di un irrefrenabile impulso all’autodistruzione, di una coazione a ripetere quegli stessi atti che, passo dopo passo, hanno inesorabilmente portato a quello che qualcuno, con grande spirito di osservazione, ha definito lo squadrismo inconsapevole all’interno delle Istituzioni.


Con molta franchezza: ma davvero vogliamo credere che Antonio Mastrapasqua - al netto di ogni addebito penale per il quale è da presumersi innocente - sia quel Mazzarino che, tramando ed imbischerando, è riuscito con astuzie e sotterfugi a sistemarsi su seggiole decisive della galassia pubblica? Davvero vogliamo credere che la politica che conta sia stata fatta fessa dall’ennesimo mandarino che amministra e amminestra? O, più semplicemente, Mastrapasqua è parte integrante di un sistema connettivo politico-burocratico nel quale vigono regole non scritte ma religiosamente osservate da tutti i membri di quell’esclusivo club? Occorre, in altri termini, disfarsi di quel velo di ipocrisia che ha ammantato tutta la vicenda e non prendersi in giro: il “caso Mastrapasqua” è, in realtà, di una normalità sin troppo banale e rappresenta emblematicamente uno dei (tanti) motivi che hanno portato negli ultimi decenni all’allontanamento di tanta parte dei cittadini dalla partecipazione alla cosa pubblica, allo strapotere dei partiti nel gestire impropriamente le leve dell’amministrazione pubblica e, in ultima analisi, all’affollarsi di quella platea urlante e scalciante che oggi sale sui banchi del Governo e vomita oscenità sul Presidente della Camera dei deputati e su alcune parlamentari della Repubblica.
Sarebbe pericolosamente ipocrita non dire chiaramente che sono proprio quei meccanismi che governano larga parte del sistema delle nomine pubbliche (e soprattutto di quel che ne consegue, beninteso), e che hanno portato a situazioni indifendibili come quella che ha visto protagonista l’ex Presidente dell’INPS, ad attizzare senza sosta il fuoco del malcontento e della sfiducia da parte di fette importanti dell’opinione pubblica. Il “fenomeno” Grillo, per capirci, non nasce perché quasi nove milioni di cittadini italiani decidono dalla sera alla mattina di mandare #tuttiacasa: nasce perché, complice il peggioramento verticale delle condizioni sociali, un argine è stato sfondato nella indifferenza di tanta, troppa politica.

Sia chiaro: condanno senza attenuanti la deriva a mio giudizio molto pericolosa che la protesta dei sostenitori e degli eletti 5 stelle sta prendendo. Ma la risposta non può solo essere la pur necessaria condanna. La risposta che va data a chi non si sente rappresentato e tutelato è quella di un cambio di marcia, di stile. Reale. Ecco perché, nella vicenda Mastrapasqua, non vorrei sentir parlare di totonomine. Vorrei, invece, sentir parlare di ricerca della persona più competente a gestire un ente pubblico fondamentale per la tenuta sociale del Paese. Vorrei sentire parlare di bandi aperti, pubblici e trasparenti, pubblicati sui quotidiani, che facciano di tutto per garantire l’indipendenza di chi siederà sulla poltrona dell’INPS, un impegno che va seguito a tempo pieno. E lo vorrei per tutte le cariche pubbliche del sistema di enti le cui nomine spettano allo Stato. Una sola cosa e farla bene: è buon senso prima che criterio di governo della cosa pubblica.

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