Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
5 Febbraio Feb 2014 1120 05 febbraio 2014

Grande Circo Montecitorio

Un diffuso luogo comune considera noiose le sedute parlamentari. Ma come i gay sensibili o i neri che hanno il ritmo nel sague, questo luogo comune è una generalizzazione bugiarda. In realtà la politica è il migliore reality show in circolazione, uno spettacolo permanente. Ogni giorno il Circo Montecitorio offre qualcosa di nuovo.


Una delle tante bagarre in Parlamento

Non è bassa ironia antipolitica ma amara constazione della realtà. Guardate le cronache di Camera e Senato degli ultimi giorni. Risse, schiaffi, insulti, assalti ai banchi del governo, urla, inseguimenti, interviste interrotte, commessi in infermeria, manette, cartelli, tricolori, gente che canta, occupazioni. Nessun partito si sottrae alla logica dello show: dal M5S al Pd, dalla Lega a Forza Italia, alla più pacata (a parole) Sel che ieri ha votato la fiducia con i libri di Augias in mano.

Queste cose il deputato moderno le sa. Sa anche che deve cercare sempre le telecamere e se disgraziatamente non c’è nessun giornalista all’orizzonte si affretta ad avvisare il mondo tramite Twitter o Facebook. Il pubblico a casa deve sapere.

Ma perché deputati e senatori tendono a comportarsi così? Perché tutti finiscono per piegarsi –volenti o nolenti– alle regole dello spettacolo?

La risposta è semplice e brutale: perché sono inutili.

Non importa il colore della maggioranza o dell’opposizione, non importa il prestigio e l’esperienza di chi siede alla presidenza, non importa la bravura dei capigruppo. Il Parlamento così come è stato concepito dalla Costituzione del 1948, con i suoi meccanismi rigidi, con il bicameralismo perfetto, i rimpalli fra le Camere, il rischio concreto che una legge si impani fra emendamenti e commissioni non è più grado di rispondere alle esigenze del mondo moderno che pretende risposte rapide ed efficienti. E così la funzione legislativa, compito che spetta al Parlamento è ormai di fatto prerogativa del governo che ormai decreta su tutto anche quando mancano i requisiti di necessità e urgenza. E il governo interviene massicciamente anche sull’attività parlamentare sfruttando tutte le armi a sua disposizione per accelerare l’approvazione delle leggi cui tiene di più. Non c’è nessun colpo di stato o volontà golpista, lo si fa tutto a fin di bene, sempre perché il mondo moderno ha bisogno di ricevere risposte certe e sicure senza aspettare i tempi biblici del bicameralismo italiano.

Un problema che si trascina ormai da molti anni. L’ex senatore Willer Bordon ha diffuso in un libro i dati di questo declino del Parlamento: nella tredicesima legislatura (1996-2001) i parlamentari avevano depositato 10.308 proposte di legge. Di queste solo 905 sono diventate leggi. 905 su 10.308! Nella quattordicesima (2001-2006) su 8637 proposte solo 99. Nella quindicesima (2006-2008) 5396 di cui solo 13 (tredici!) approvate. Solo il 10%. Nella sedicesima legislatura (2008-2013) si è avuta una timida inversione di tendenza ritornando alle percentuali del 2006 ma la stragrande maggioranza delle leggi (il 78%) è nata comunque su iniziativa del Governo.

E’ evidente che il singolo deputato o senatore è stato svuotato di ogni potere. I partiti dell’opposizione poi contano ancora di meno, complici anche regolamenti parlamentari fermi alla Prima Repubblica, politicamente parlando è l’età della pietra. Più o meno come guidare l’automobile dovendo rispettare un codice della strada pensato quando c’erano solo carrozze e cavalli.

E allora che deve fare un parlamentare per far vedere ai suoi elettori che comunque lui sta facendo qualcosa? Semplice si trasforma in show-man che ogni giorno sa che non deve deludere il pubblico votante. 

Twitter:@fabio_990

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