Marco Sarti
Camera con vista
5 Febbraio Feb 2014 1555 05 febbraio 2014

Pd e Forza Italia, nuova intesa sulla legge elettorale (per le Europee)

Partito democratico e Forza Italia firmano un nuovo patto sulla legge elettorale. Stavolta non c’entra l’Italicum, la riforma destinata a sostituire il Porcellum, in questi giorni all’esame di Montecitorio. L’intesa tra i due partiti è stata raggiunta al Senato, sulla legge 18 del 1979 che regola l’elezione dei nostri rappresentanti al Parlamento europeo. Un accordo trasversale in nome delle quote rosa.

Nelle scorse settimane Pd e berlusconiani hanno presentato in commissione Affari costituzionali due disegni di legge per promuovere l’equilibrio di genere tra gli eletti italiani che andranno a Bruxelles. L’iniziativa non è casuale. Entro questa sera i due provvedimenti dovrebbero essere uniti in un testo unico. I tempi sembrano sufficientemente rapidi per arrivare alla definitiva approvazione prima di maggio, consentendo così l’introduzione delle nuove regole già alle Europee di primavera. 

Simile l’impianto dei due ddl. Il progetto depositato da una settantina di senatori Pd - la prima firmataria è Valeria Fedeli - introduce la “tripla preferenza di genere”. Come spiega la relazione allegata al documento, «nel caso in cui l’elettore decida di esprimere più di una preferenza, la scelta deve comprendere candidati di entrambi i generi, pena l’annullamento della seconda e terza preferenza». Per rafforzare ancora di più la presenza femminile tra i nostri europarlamentari, il disegno di legge prevede un’ulteriore novità. «Perché la possibilità per l’elettore di scegliere candidati di genere diverso sia effettiva e non solo potenziale - si legge - viene inserito un nuovo comma con il quale si obbligano i partiti a presentare delle liste in cui nessuno dei due sessi sia rappresentato in maniera superiore ai due terzi». 

Praticamente uguale l’impianto dell’altro disegno di legge all’esame della commissione Affari Costituzionali, presentato da tredici senatori di Forza Italia (prima firmataria Maria Elisabetta Alberti Casellati). Con un solo articolo, i berlusconiani propongono la modifica della legge 24 gennaio 1979, n.18. Inserendo «il limite massimo del 60 per cento - spiega la relazione - per il numero di candidati presentabili per ogni genere all’interno di ogni lista per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia».  

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