Elias Gerovasi
#Cooperazione Internazionale
6 Febbraio Feb 2014 0956 06 febbraio 2014

Bill Gates: La corruzione è solo una tassa sugli aiuti

Alla fine di gennaio, pochi giorni prima del Forum di Davos, Bill e Melinda Gates hanno pubblicato la loro lettera annuale che descrive il lavoro della Fondazione Gates e il loro parere sullo stato dello sviluppo globale. La lettera contiene un’accorata difesa degli aiuti allo sviluppo e la promessa chenel 2035 non ci saranno più paesi poveri al mondo. I Gates vogliono sfatare tre miti che ritengono stiano ostacolando il raggiungimento dell’obiettivo ambizioso di eliminare la povertà dalla faccia della Terra.

1) I paesi poveri sono destinati a rimanere poveri.

2) L’aiuto allo sviluppo è uno spreco inutile di soldi.

3) Salvare vite porterà alla sovrappopolazione.

L’uscita dei coniugi filantropi più famosi de mondo è bastata a riaccendere le braci del confronto tra sostenitori e oppositori dell’aiuto allo sviluppo soprattutto nel dibattito accademico americano da sempre animato da Jeff Sachs della Colombia Università (a favore) e Bill Easterly della New York University (contro).

Nonostante i toni pacati e l’approccio educativo, nel testo di Bill Gates non mancano però alcune provocazioni. La più interessate consiste nell’idea che la corruzione non sia un vero ostacolo allo sviluppo come pensano la maggior parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Eppure, il refrain degli effetti devastanti della corruzione sull’efficacia dell’aiuto è ormai da 15 anni tra le priorità assolute dei principali donatori.

Per Gates tangenti e bustarelle sono “un’inefficienza che equivale a una tassa sugli aiuti”, ma non certo un problema abbastanza rilevante da giustificare un ripensamento del sistema dell’aiuto. Detto dal capo di una fondazione che ha erogato più di 38 miliardi di dollari in aiuti allo sviluppo l’affermazione ha una sua rilevanza. Pensate che il presidente della Banca Mondiale Jim Kim ha recentemente dichiarato che “nei paesi in via di sviluppo la corruzione è il nemico pubblico n °1 da combattere”.

Certo la differenza è facile da spiegare. Kim deve dichiarare tolleranza zero alla corruzione perché l’opinione pubblica dei più importanti paesi donatori (della BM) sostiene ormai che proprio la corruzione rappresenti il più grande ostacolo allo sviluppo e all’efficacia degli aiuti. Negli Stati Uniti per esempio il 60 % degli intervistati in un sondaggio pensa che gli aiuti finiscano nelle mani di funzionari corrotti. Nel Regno Unito, il 57% della popolazione crede che dare un aiuto sia inutile a causa del livello di corruzione e oltre la metà sostiene che la ragione della povertà sia da imputare alla corruzione dei governi.

A Bill Gates i sondaggi non preoccupano più di tanto e non rischiando tagli ai finanziamenti può permettersi di dipingere un quadro diverso con uno sguardo da imprenditore filantropo. La corruzione è sicuramente un problema serio ma secondo le imprese e gli imprenditori in Africa, Asia e America Latina, è ben lungi dall’essere la più grande sfida che devono affrontare. Come sottolinea Gates nella lettera, “Quattro degli ultimi sette governatori dell’Illinois sono andati in prigione per corruzione e che io sappia nessuno ha chiesto che le scuole e le strade dell’Illinois fossero chiuse”.

Lasciamo a voi lettori la domanda finale dei Gates:

“Supponete che la corruzione media incida come una tassa del 2% sul costo di salvare una vita. Dovremmo cercare di ridurla. Ma se non ci riuscissimo, dovremmo smettere di provare a salvare vite umane?”

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