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6 Febbraio Feb 2014 1457 06 febbraio 2014

Rimesse dall’Italia ai paesi in via di sviluppo: trend ed effetti

Il denaro che i lavoratori emigrati inviano ai familiari rimasti in patria rappresenta oggi uno dei flussi finanziari più importanti di cui beneficiano i paesi in via di sviluppo.  Se da un lato le rimesse sono spesso viste come un contributo mancato degli immigrati alla domanda interna delle economie che li ospitano, dall’altro lato tali risorse finanziarie contribuiscono a migliorare lo standard di vita di milioni di famiglie che vivono ancora in condizioni di povertà.  E’ dunque importante individuare i principali fattori che incidono sull’andamento delle rimesse e la relazione tra i flussi di rimesse e le condizioni macroeconomiche nei paesi di provenienza e di destinazione degli immigrati, specialmente durante la recente crisi globale.

TREND GLOBALE

Secondo i dati più recenti della Banca Mondiale, le rimesse ricevute dai paesi in via di sviluppo nel 2013 sono aumentate del 6,3 percento rispetto al 2012 e ammontano a oltre 410 miliardi di dollari, circa tre volte il valore complessivo di aiuti destinati ai paesi in via di sviluppo dai paesi occidentali.  Rispetto ai flussi internazionali di capitale (prestiti bancari, investimenti di portafoglio, IDE) le rimesse si sono mostrate molto meno volatili durante la recente crisi finanziaria globale.  Se in valore assoluto i flussi maggiori a livello mondiale sono destinati a paesi grandi—India, Cina e Filippine—alcune economie minori mostrano un rapporto rimesse/PIL molto più elevato, in diversi casi superiore al 25 percento.

LE RIMESSE DALL’ITALIA

I flussi di rimesse dall’Italia mostrano un andamento simile a quello globale: i flussi in uscita sono raddoppiati tra il 2005 e il 2011 raggiungendo quasi i 7 miliardi di Euro (Figura 1), nonostante il rallentamento dovuto alla crisi nel triennio 2008–2010; l’andamento delle rimesse riflette l’aumento dello stock di popolazione straniera residente registratosi nello stesso periodo, che ha fine 2011 aveva raggiunto i 4 milioni ed era pari a 4,4 milioni a inizio 2013.[1]


Figura 1: Rimesse dall’Italia e stock di stranieri residenti, 2005–2011

Fonte: elaborazione su dati Banca d’Italia.

I dati pubblicati dalla Banca d’Italia forniscono informazioni disaggregate per provincia italiana di origine e stato estero di destinazione delle rimesse e consentono così di analizzare nel dettaglio la dimensione geografica del fenomeno.[1]  Nel 2011, oltre il 40 percento delle rimesse dall’Italia, pari a circa 3 miliardi di Euro, proveniva dalle sole province di Roma e Milano (Tabella 1).  Le dieci principali province di origine coprivano complessivamente i due terzi dei flussi di denaro in uscita dal nostro paese.

La Cina risulta di gran lunga la destinazione principale dei flussi di rimesse dall’Italia, avendo ricevuto circa 2.5 miliardi di Euro sempre nel 2011.  Al secondo e terzo posto, sebbene molto distanziate, si trovano Romania e Filippine, entrambi paesi di origine di grandi comunità di immigrati, rispettivamente con circa 900 e 600 milioni di Euro.  I primi dieci paesi di destinazione riportati in Tabella 1 ricevono una quota pari all’80 percento del denaro inviato dagli immigrati residenti in Italia.

Tabella 1: Principali province di origine e paesi di destinazione delle rimesse dall’Italia, 2011

Province di origine

Paesi di destinazione

Milioni di Euro

% sul totale

Milioni di Euro

% sul totale

Roma

2,002

29

Cina

2,535

36

Milano

1,005

14

Romania

892

13

Napoli

290

4

Filippine

601

9

Prato

248

4

Marocco

298

4

Firenze

225

3

Bangladesh

287

4

Torino

180

3

Senegal

241

3

Catania

151

2

India

205

3

Brescia

144

2

Perù

190

3

Bologna

124

2

Brasile

182

3

Padova

117

2

Ucraina

166

2

Fonte: elaborazione su dati Banca d’Italia.

RIMESSE E CICLO ECONOMICO: ANDAMENTO PRO-CICLICO O ANTICICLICO?

La possibilità che le rimesse possano esercitare un ruolo attivo nel promuovere lo sviluppo economico dei paesi poveri è un tema molto attuale, anche alla luce degli shock macroeconomici che negli ultimi anni hanno contribuito a riacutizzare la loro vulnerabilità a shock esterni.

In un recente lavoro[1] abbiamo utilizzato i dati sui flussi bilaterali di rimesse pubblicati dalla Banca d’Italia per analizzare la reattività delle rimesse all’andamento del ciclo economico nelle province italiane di origine e nei paesi di destinazione.  Il risultato principale della nostra analisi è che le rimesse agiscono come uno stabilizzatore macroeconomico rispetto al paese di destinazione (Figura 2).  I flussi di rimesse sono infatti anticiclici rispetto all’andamento del prodotto interno lordo nei paesi di destinazione, e in particolare aumentano in risposta a shock esogeni negativi—disastri naturali, conflitti, peggioramento delle ragioni di scambio—ai quali i paesi in via di sviluppo sono particolarmente esposti.

Figura 2: Fattori determinanti delle rimesse[2]

Fonte: elaborazione su dati Banca d’Italia.

La nostra analisi evidenzia inoltre che le rimesse mostrano un andamento pro-ciclico rispetto alla congiuntura macroeconomica nelle province italiane.  Tuttavia, ipotizzando che le province italiane di destinazione dei migranti e i paesi di origine siano esposti a shock negativi di simile entità (come può essere successo durante la crisi globale), l’effetto che prevale è quello anti-ciclico derivante dalla contrazione del PIL nei paesi in via di sviluppo.

RIMESSE E SVILUPPO FINANZIARIO

Un secondo aspetto distintivo del nostro lavoro è l’analisi del nesso tra i flussi di rimesse e il grado di sviluppo finanziario.  In primo luogo, i risultati mostrano una correlazione negativa tra le rimesse e il grado di sviluppo finanziario nei paesi di destinazione (Figura 2).  Le rimesse, rappresentando un’importante fonte alternativa di capitali, possono essere un elemento chiave per ridurre i vincoli finanziari cui sono  esposti milioni di individui nei paesi in via di sviluppo.  In secondo luogo, si osserva una correlazione positiva tra il volume di rimesse in uscita dalle province italiane e il grado di sviluppo del sistema bancario locale.  La riduzione dei costi di transazione e un migliore accesso ai servizi finanziari da parte degli immigrati rappresentano quindi aspetti fondamentali per lo sviluppo di politiche che mirino a stimolare maggiori flussi di rimesse verso i paesi in via di sviluppo.  Questi risultati sono in linea con l’obiettivo delle istituzioni internazionali e dei governi dei Paesi aderenti al G-20 di arrivare a ridurre il costo medio delle rimesse al 5 percento nel quinquennio 2009–2014.[3]

In sintesi, grazie a una ridotta volatilità rispetto ad altri flussi internazionali di capitale e al contributo significativo alla stabilità macroeconomica nei paesi di destinazione, le rimesse rappresentano un canale di importanza strategica per la riduzione della vulnerabilità delle economie più povere del pianeta a shock esterni.
 

Giulia Bettin – Università Politecnica delle Marche

Andrea F.  Presbitero – International Monetary Fund

Nikola Spatafora – The World Bank

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su lavoce.info.

[1] Bettin G., Presbitero A., Spatafora N. (2014), Remittances and vulnerability in developing countries, IMF Working Paper n° 14/13.

[2] La figura mostra la variazione percentuale delle rimesse in seguito a una variazione pari a un punto percentuale in alcuni dei fattori che le influenzano.  Il ciclo economico è espresso come logaritmo del rapporto tra PIL reale e potenziale.  Lo sviluppo finanziario delle province italiane è espresso come logaritmo del numero di sportelli bancari provinciali ogni mille abitanti.  Lo sviluppo finanziario dei paesi di destinazione è espresso come logaritmo del credito concesso al settore privato in percentuale sul PIL.

[3] L’obiettivo quinquennale di riduzione dei costi delle rimesse è stato inserito per la prima volta nel documento finale del summit dei capi di Stato dei G-8 tenutosi a L’Aquila nel giugno 2009.



[1] Nell’interpretare i dati e i risultati dell’analisi va tenuto in considerazione che i dati pubblicati dalla Banca d’Italia rilevano i flussi di rimesse che sono convogliati attraverso canali ufficiali (money transfer operators, banche, e Poste Italiane).  Non sono quindi incluse le rimesse inviate attraverso canali informali.

[1] Istat (2013).  “La popolazione straniera residente in Italia – Bilancio demografico”, www.istat.it/it/archivio/96694.

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