Raja Elfani
Gloβ
7 Febbraio Feb 2014 1628 07 febbraio 2014

Tunisia vara nuova Costituzione

Dopo il raid di Raoued che chiude il capitolo terrorismo in extremis, la Tunisia può finalmente dare inizio ad una nuova pagina politica.

La nuova Costituzione è stata inaugurata oggi al Parlamento tunisino che ha accolto la comunità internazionale fra cui il senatore Grasso per l’Italia, il Presidente francese Hollande che primeggia fra gli ospiti europei ; presenti Van Rompuy e il Principe Felipe di Spagna in mezzo ad un florilegio di rappresentanti arabi e africani.

La cerimonia apre però con un salmo, spaesante e fuori luogo ma ormai più che emblematico, seguito dai discorsi degli ufficiali tunisini e di Hollande, gli altri seguiranno in ordine non certo alfabetico.

Il discorso di Hollande è stato il più eloquente quanto a significato internazionale: la Tunisia ha il brevetto della prima Costituzione democratica post-Primavera. Hollande ha inoltre proclamato con entusiasmo la "compatibilità tra islam e democrazia" invitando la Tunisia a mantenersi come modello per gli altri paesi musulmani. Questa sembra soprattutto essere la condizione sine qua non per trattative economiche con l’Europa che è pronta adesso a sbloccare fondi.

La "convivenza e il dialogo" sono stati i princìpi ricompensati anche dall’Italia che aiuterà in particolare alla predisposizione delle prossime elezioni, tappa decisiva che chiuderà definitivamente la transizione.

La ricetta globalizzata della democrazia araba sembra insomma ampiamente soddisfare la comunità internazionale che in compenso abbandona l’opposizione laica della Tunisia ormai in minoranza.

Ma i dirigenti degli Emirati e del Golfo, nella stessa Assemblea, sottolineano soprattutto i passaggi religiosi della nuova Costituzione tunisina ignorando le raccomandazioni progressiste dei loro omologhi occidentali. Inoltre, durante il discorso anti-Israele del rappresentante iraniano, la delegazione americana lascia la Camera.

Non si può dire quindi che gli alleati islamici del "promettente" governo tunisino nascondono le loro priorità.

E così, la Tunisia tra due fuochi rischia nuove impasse, e saranno i cittadini a pagare le spese di un sincretismo per ora solo teorico.

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