Beleid
12 Febbraio Feb 2014 1545 12 febbraio 2014

Il problema non è la staffetta, ma il significato che le si attribuisce

Staffetta sì, staffetta no. Sembra una canzone di Elio.

Io non so se la staffetta si farà davvero, come alcuni dicono. Ma so per certo che il vero problema, in fondo, non è tanto la staffetta con cui Renzi potrebbe andare al governo, bensì il significato profondo che, soprattutto mediaticamente, le verrà attribuito.

Se infatti l’eventuale sostituzione di Enrico Letta da parte di Renzi verrà fatta passare come un male necessario affinché il governo possa approvare la nuova legge elettorale maggioritaria e quelle riforme tanto attese, potrà essere allora percepita dagli elettori come un compromesso da parte di Renzi con la “vecchia politica” in vista della concreta realizzazione delle premesse di un modello nuovo, in cui le staffette non potranno più esistere. Insomma, una staffetta diversa da quelle del passato; una staffetta affinché non ve ne siano mai più.

Qualora invece la linea di difesa si attestasse, maldestramente, sul versante della piena costituzionalità di questa “manovra” – della serie, per intendersi, “a chi si lamenta, ricordiamo che siamo in una repubblica parlamentare in cui il premier non è eletto dal popolo ma nominato dal Presidente della Repubblica” –, l’eventuale staffetta rischierebbe inevitabilmente di ricordare manovre dal sapore antico; come a dire: “si fa così da sessant’anni, perché lamentarsi proprio adesso?”. Ciò avrebbe la spiacevole conseguenza di ricondurre Renzi e il nuovo PD entro uno schema già collaudato, uno schema del passato, esattamente opposto a quello che proprio il segretario del PD vuole realizzare col suo modello del “sindaco d’Italia”.

Se staffetta sarà, Renzi e i suoi dovranno fare estrema attenzione a presentarla non come un qualcosa di perfettamente costituzionale, ma come un qualcosa di politicamente non appartenente al loro DNA, un qualcosa che hanno accettato di fare solo affinché ciò non accada mai più.

Se prevarrà la prima ipotesi, il rischio potrebbe essere quello di un Berlusconi unico autentico alfiere del bipolarismo, con l’”operazione recupero” di Casini a testimoniarlo.

@FrancescoPigno

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