IL blog di Malih
13 Febbraio Feb 2014 1149 13 febbraio 2014

La parola amore

La parola amore. Non so se si possa ancora dire senza rischiare il ridicolo. Io di solito cerco di non usarla. Però capita che poi certe sensazioni arrivino. Sai che dentro di te si tratta di quella roba lì che non conviene pronunciare. Anche perché ovviamente cambia da persona a persona, e nella stessa persona a seconda dell’età ecc. Comunque ogni volta è una cosa diversa. Quando lei mi parla, ad esempio succede una cosa strana: il mio corpo si apre per accogliere le sue parole. Ecco, io credo che è da questa insolita qualità dell’ascolto che ho capito la mia attrazione per lei. Quando lei parla il mio corpo assorbe in profondità le sue parole, come farebbe un ramoscello del deserto a un improvviso acquazzone o pioggerella che sia. Io insomma ho una passione per le sue parole. Hanno un ritmo, una sonorità, una luce tutta particolare. L’insieme è armonioso. È chiaro che le sue parole producano degli effetti su di me. Certo tutte le parole, da chiunque arrivino, lo fanno. Ma è diverso. E qui sta la magia. Le sue parole sono una sorta di password per spalancare il mio universo sensoriale. Il mio corpo reagisce alla sua grammatica, alla sua sintassi, all’uso che fa dei verbi, a come costruisce le frasi. Non ho parlato della sua voce ma delle sue parole. Perché non importa lo strumento che usiamo per comunicare, la voce quando siamo de visus o al telefono, la parola scritta nei social media o attraverso gli sms. In qualsiasi modo si manifesti la sua parola il mio corpo ha un modo esclusivo di accoglierle. E allora può capitare che anche le virgole, i punti di sospensione, le faccine ecc partecipano al suo discorso, sempre con il medesimo insolito modo di coinvolgermi. Quel mi manca di lei, quando lei non c’è, sono le sue parole. Ho bisogno che lei mi parli. Sopporto benissimo che lei non ci sia, che si assenti, ma è nel silenzio dell’assenza delle sue parole che sento la mancanza di lei. C’è gente che ha il suo cantante preferito, l’attore preferito, io ho in lei la mia parolaia preferita.

In principio fu il verbo. Credo sia proprio così. Perché, ora che lo so, è chiaro che chiunque l’abbia scritta quella frase quel che realmente intendeva dire è: In principio fu l’amore. Solo che probabilmente sin d’allora la parola amore era già melensa.

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