Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
14 Febbraio Feb 2014 1127 14 febbraio 2014

Matteo, follia biblica di un criceto in fuga?

Ieri sono uscito dal mio ufficio, tra nuovi grattacieli e case a schiera georgiane di Shoreditch. Ho fatto una cinquantina di passi al confine fra Finance and Tech City, verso le 3 di pomeriggio, mentre sul mio blackberry scintillava nella gloria dei pixel la notizia delle dimissioni di Letta. Ed ho preso la misura per tirare un calcio poderoso ad una centralina del telefono. Di rabbia, nervi, eccitazione. Come una specie di primal footie, non potendo cacciare un urlo. Ma, all’ultimo istante, ho moderato la pedata, come dire, ho gestito il rischio, per evitare di farmi male, o per evitare di essere arrestato per danno alla cosa pubblica.

In testa, mille sensazioni, mille impressioni, le parole scambiate con tanti amici, le notti insonni, le parole scambiate con quel ragazzo col ciuffo che ieri ha preso una decisione enorme, sconsiderata, apparentemente fuori da ogni regola, da ogni spirito di ogni forma e norma accettabile in una democrazia disfunzionale e concomitanzista come quella italiana. Commedia dell’arte, titolava Le Monde ieri. Coltellate rinascimentali per il Financial Times. Sicuramente, a dispetto di Rossi, il presidente della Regione Toscana, ogni cosa italiana, fiorentina, evoca sempre un immaginario che non e’ necessariamente, strettamente, quello che vedi, ma quello che evochi, che senti, quello che la storia provoca nel tessuto delle decisioni.

In questo, Matteo Renzi, ieri, ha fatto una cosa che, come gli ho scritto, lo ammetto, solo un folle dalla lucidita’ biblica potrebbe fare. Al bivio fra Mose’ e Gano di San Frediano. Un’apparente follia, motivata, secondo i critici, da ambizione personale, da una ricerca dell’effetto di serendipity a cui siamo abituati con lui, od un metodo, una capacita’ di vedere il lungo nel breve. Come fanno i traders migliori della city. E’ andato corto di apparente democraticita’, nel suo imporsi senza essere stato eletto, come ci auspicavamo tutti, per andare lungo di stabilita’, di sicurezza che il processo di riforme e di cambiamento istituzionale ora sia in mani sicure. O, nelle stesse mani di chi guida il partito piu’ importante nel governo. Fuori, piu' che da una palude, da quel salottino comodo in cui ci siamo rintanati per troppo tempo.

Ieri, come tanti, mi sono fermato al metodo, per la stima che ho per Enrico Letta, per molte persone del suo governo, per la loro difficilissima missione di imporre riforme in un momento nel quale il Parlamento e l’opinione pubblica, da dopo le Primarie del PD, vedevano gia’ al soglio di Palazzo Chigi un presidente in pectore. Ed alla fine, lo scontro era inevitabile, per chi conosce i due e chi conosce le due visioni diverse del mondo. Ed e' un prevalsa, sull'alleanza iniziale, una forma di  Pistantrofobia mutuale, la paura di fidarsi di qualcuno, per esperienze passate, per quelle che erano agende e priorita’ divergenti. Senza accusare l’uno o l’altro. Ed il merito di tutti e due e’ che hanno portato le loro baruffe di fronte al paese, in diretta streaming, su twitter, quasi in ogni piazza ed ogni spazio pubblico. Come si addice ad un mondo dove tutto e’ ormai trasparente e, se ci sono motivi altri, ulteriori dello psicodramma di ieri, lo sapremo a tempo debito. Ma nessuno si stupira’ che ci fosse in atto e continuera’ ad esserlo un vero terremoto istituzionale, un ricambio, un’accelerazione delle dinamiche, di quelle speranze di rivoluzione che ci siamo raccontati per anni ed ora, sorpresa, Matteo ha cambiato marcia. All’improvviso, facendoci battere la testa sul finestrino, facendoci tutti lamentare di questa svisata, di un cambiamento di verso ed atteggiamento. La velocita’, questa sconosciuta nella politica come nella societa’ italiana.

Velocita’ e rischio. Il rischio enorme, spropositato, gigantesco, che Matteo ha preso. Come mai prima nella storia del paese. Rischio con paletti, impegni e un’ambizione epocale. Che, curiosamente, ho condiviso fino alle tre di ieri, ma poi mi e’ partita la rabbia. Perche’ il cambiamento fa male, non e’ mai semplice, il muoversi sui piedi doloranti del paese, sulle gambe ancora intirizzite dopo un’ingessatura di anni, decenni, crea dolore, sconforto, fa male. E, lo so, non e’ stato facile neanche per lui, gettare tutta la sua vita dentro questo maelstrom. Con l’idea che 70 milioni di Italiani nel mondo hanno pensato, per almeno un secondo, ne son sicuro e vi testo tutti su questa cosa ‘ma e’ matto?’, ‘ma chi si crede di essere?’. Ed e’ quella follia dei cambiamenti repentini, delle scelte difficili, che sono quelle di tutti, di spostarsi per un lavoro, di mettere al mondo dei figli in un paese senza lavoro ed al momento senza speranza, di chi deve eseguire uno sfratto, di chi serve lo Stato in ogni forma, di chi paga le tasse aspettando che ci siano strade sicure, illuminate e scuole e pensioni dignitose per tutti. Ogni scelta e’ radicale perche’ crea universi paralleli. Ieri, forse era quello il motivo della mia rabbia, poi stemperata in memoria di quella strada che lo ha portato fino a Palazzo Chigi, da quando l’ho conosciuto giovane ginnasiale, nei tantissimi rapporti di amicizia con persone vere, belle, in gamba, che ho conosciuto attraverso Matteo negli ultimi cinque anni. Ricordo la stanza dove ci siamo seduti e la sua domanda ad un gruppo di una quarantina di anime completamente diverse ‘come si cambia il paese?’. E, ieri, si e’ consumato l’ultimo atto di quella commedia morale, ed il primo di un sequel, l’unico possibile. Come se ieri Matteo avesse costretto il paese che, per tutti noi, esisteva una sola opzione, una sola scelta possibile, uno di quei pochi momenti della storia dove non esistono altri universi paralleli a seguito di una decisione. Ed e’ questo il rischio che, nella nottata seguita di usuale poco sonno e di riflessione, ho voglia di condividere con lui, la scelta irrevocabile di pensare al futuro del paese, a costruire le premesse, attraverso sacrificio e fatica, attraverso il lavoro di ogni giorno, la parola buona e l’azione migliore, che ognuno di noi puo’ prendere.

Per un paese che tutti reputano non possa cambiare mai nella sua essenza, machiavellica e gigiona, per un paese che gli indicatori ci dicono non sa piu’ prendere rischi, dalle banche alle persone, agli imprenditori, l’azione di Matteo Renzi ieri e’ stata una specie di elettroshock biblico. Dove si reagisce spaccanod centraline del telefono o, spero, reagiremo prendendoci un po’ di quel rischio, quel timore e tremore che traspariva ieri nelle sue parole, per una sfida che non e’ sua, non appartiene a lui, ma a tutti.

Non me la aspettavo cosi’ quella rivoluzione che ci siamo promessi in Palazzo Vecchio in un novembre iridato del 2010, con Cosimo I che ci guardava vigile, ma, se e’ vero che l’Italia ti spezza il cuore, lo fa anche per la sua incredibile bellezza e quella capacita’ di generare follia, poesia e novita’, la nostra vera ricchezza. Ed ieri, con un groppo alla gola e con una gragnuola di schiaffoni e di urla, questo e’ successo.

In bocca al lupo, Matteo, Enrico e tutti noi.

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Quando sono tornato a casa, ho trovato in salotto una gabbia di un criceto. Come usa nella scuola di mia figlia, le famiglie delle bimbe devono ospitare l'animalino a turno, nella sua gabbia per una decina di giorni. Questo esserino mi ha guardato curioso e mia figlia stamattina mi ha detto di non aprire assolutamente la gabbia, che puo’ solo girare dentro una ruota. Senno’ scappa e non c’e’ verso di fermarlo. E, senza soluzione di continuita’, ha aggiunto ‘un po’ come Matteo, anche se mi chiedo come possa lavorare bene con tutte quelle telecamere e persone attorno tutto il tempo!’. Ed il pensiero di Matteo che esce da quelle regole ferree, non scritte, ma deterministiche e quasi puritane della politica italiana, con il criceto che masticava allegro un pezzo di carota, mi ha rappacificato con questa sua follia. Che spero sia biblica, futurista, innovativa e, lo ammetto, tenace come noi toscani sappiamo essere.  

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Freaky Age – Where do we go now

www.youtube.com/watch?v=-tpS1EyuXY8

Augustines – Nothing to lose but your head

www.youtube.com/watch?v=EWglq-ni2Fw

Bob Dylan – Things have changed

www.youtube.com/watch?v=L9EKqQWPjyo

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