Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
15 Febbraio Feb 2014 1134 15 febbraio 2014

La protesta ucraina vista da Donetsk


Mentre il commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di Vicinato Štefan Füle incontra il presidente ucraino Yanukovich a Kiev, le proteste non si arrestano in Ucraina. Analizziamo oggi la crisi volgendo il nostro sguardo a est. Ne parliamo con un’italiana che vive a Donetsk, nella regione sud-orientale del Paese.


Ferancesca Leonardi ha lavorato come volontaria e ad oggi collabora con la ONG Ucraina “Donetsk Civic Organization Alliance”.  Inoltre, insegna italiano privatamente e in due scuole di lingue. Le abbiamo fatto qualche domandasull’andamento delle proteste in Ucraina vissute da “est”.

Donetsk, città a sud-est dell’Ucraina, per lingua e tradizioni è molto più vicina alla Russia di Putin che alle proteste di Kiev. Come vengono percepite dalla popolazione locale le rivolte che infiammano la capitale?

Donetsk è sicuramente una regione molto vicina alla Russia, e non solo per la sua posizione geografica. Una gran fetta della popolazione si definisce “russa” (molti hanno, in effetti, origini russe) ma affermare che la popolazione sia a favore della politica russa è un cliché utilizzato dai politici per manipolare, a loro favore, il pensiero dei cittadini. Qui ci sono anche molti cittadini che amano la loro patria, che si sentono e si definiscono ucraini. I concetti maggiormente associati alle proteste sono quelli di caos e instabilità. Di guerra civile. Queste sono le parole che risuonano più spesso nei media locali (ufficiali). Sono pochi quelli che credono che l’instabilità di oggi possa costituire l’inizio di un cambiamento positivo futuro.

Come descriveresti il ruolo della società civile ucraina, soprattutto dopo il giro di vite del governo Yanukovich a partire da metà gennaio?

All’inizio, quando la protesta è cominciata, provavo a parlarne con i miei studenti (ho studenti di tutte le età, dai 18 ai 60 anni) credendo che condividessero il mio stesso interesse e che anche loro non facessero che aspettare le ultime notizie. Ma non è così. Qui la politica è, per molti, o un tabù o un pianeta lontano dalla vita quotidiana. Interessarsene, per la maggior parte della popolazione, è una perdita di tempo. Abituarmi a non poter parlare di politica e di società con chiunque, come in Italia, fa uno strano effetto. Hai la sensazione che stai toccando un argomento segreto, che stai infrangendo le regole. Alla mia domanda ‘Cosa pensate di Maidan?’ alcuni dei miei studenti, i più vecchi, mi hanno risposto che i “ribelli” sono solo dei disoccupati, nullafacenti e spiantati che cercano di guadagnarsi duecento grivne (meno di venti euro): cioè supportano la protesta dietro compenso. Quest’opinione è diffusa anche tra i più giovani. Una delle studentesse un giorno si è precipitata a lezione allarmata, mettendomi in guardia:  ’Devi lasciare l’Ucraina!! Sii pronta ad andartene! I fascisti stanno arrivando! Hanno già preso l’Ovest!’. I fascisti sono i “maidanzi” (chi partecipa alla protesta a Maidan), che hanno occupato le sedi dell’amministrazione locale in molte città dell’Ucraina occidentale.

Naturalmente c’è anche una fetta di popolazione più attiva, a favore delle proteste, che per 2 mesi ha organizzato “EuroMaidan” a Donetsk, occupando ogni giorno una piccola piazza vicino al monumento di Taras Shevchenko, famoso scrittore e patriota ucraino. Peccato che ora quella piazza sia vuota perché l’amministrazione locale non ha tardato a far intervenire, sotto compenso, un migliaio di sostenitori occasionali del presidente, addomesticati a dovere per provocare, minacciare e picchiare gli “eurofascisti”. Non sono rari i casi di: giornalisti picchiati, finiti in ospedale e ora costretti a nascondersi; ONG perquisite e private, con la forza, della loro attrezzatura e delle loro sedi. Gli attivisti sono stati identificati dai media locali e dal Partito delle Regioni (partito di Yanukovich) come “nemici di Donbass” (Donbass è la regione in cui mi trovo).

Donetsk si colloca geograficamente a 626 km da Volgograd, città a sud della Russia, teatro dell’attacco terroristico per mano del gruppo jihadista ceceno “Black Widows” il 29 dicembre scorso. Secondo te la regione  ucraina è a rischio infiltrazioni terroristiche, come allarma Al-Jazeera?

No, non penso.  Onestamente è la prima volta che rifletto su questo tipo di collegamento.

Donetsk: più vicina a Mosca o a Kiev?

Mi sembra che Donetsk cerchi di occupare una sua posizione specifica, intermedia, tra le due capitali.

In che misura le Olimpiadi di Sochi possono influire sugli assetti geopolitici in Ucraina?

Molti dicono che il ruolo di Putin nei fatti di Kiev sia stato e sia molto limitato proprio grazie alle Olimpiadi.  Insomma, Putin se n’è stato buono per non mettere a rischio i suoi interessi, per non incorrere in sanzioni e boicottaggi internazionali. Per questo, si pensa e si teme che, dopo la fine delle Olimpiadi, la Russia potrebbe intromettersi nelle vicende ucraine più liberamente.

Il presidente Yanukovich ha dato un colpo al cerchio (sciogliendo il governo, secondo le richieste dell’opposizione e dei manifestanti) e uno alla botte (non tirandosi indietro sul piano di “salvataggio” che permetterebbe alla Russia di acquistare Eurobond ucraini per il valore di 15 miliardi di dollari). Domenica 9 febbraio, a Kiev, si sono radunati circa 70.000 manifestanti, i quali esigevano a gran voce dal presidente una chiara presa di posizione, oltre che la composizione di un governo “pro-West” lontano dalle mire di Mosca. Quali sono le parti in campo? E’ presente, in Ucraina, un’opposizione anti-oligarchica in grado di costituire una valida alternativa politica alla Russia di Putin?

Per prima cosa, bisogna tener bene a mente che ci sono due livelli di protesta: quello della società civile, che in Ucraina si sta ora sviluppando attivamente, e quello dell’opposizione politica. Bisogna anche capire che ci sono oligarchi che fanno parte dell’opposizione politica e ce ne sono invece altri, pochi, che rimangono neutrali e se ne stanno in disparte.

La società civile risulta di fatto antagonista del sistema oligarchico su cui si regge il potere e cerca di cambiare i principi della vita politica, sociale ed economica del paese.

Per quanto riguarda le alternative politiche in campo, ci sono alcuni partiti e movimenti extraparlamentari che si sono distinti per il loro attivismo e la loro partecipazione e che nel futuro potrebbero diventare valide alternative. Tra questi: “Alleanza democratica”, “Forza della gente”, “Terza Repubblica”.

Se prendiamo in considerazione un’alternativa più realistica a Yanukovich, a ovest, teoricamente possono avere delle buone chance il famoso boxer-politico Klichko, con il suo partito UDAR, ma soprattutto il businessmen e mecenate Porashenko. Entrambi godono del sostegno della rappresentanza parlamentare:  Klichko in modo ufficiale, tramite il suo partito, mentre Porashenko è a capo di una coalizione non-ufficiale di parlamentari che lo supportano, per la maggiorparte businessman.

Grazie Francesca!

Grazie a voi!

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