Alessandro Da Rold
Portineria Milano
15 Febbraio Feb 2014 2023 15 febbraio 2014

Nel Pd c'è chi a Renzi dice no. A Bergamo una "renziana" si dimette dal partito

La base del Partito Democratico ribolle dopo la caduta di Enrico Letta dal governo. L'attivismo di Matteo Renzi nella salita a palazzo Chigi non è piaciuta agli italiani - lo confermano i sondaggi - ma soprattutto non è stata gradita dai militanti del Pd. Dall'Emilia Romagna alla Lombardia si rincorrono voci di dimissioni, tra bersaniani, cuperliani, lettiani, civatiani e persino renziani. Il tutto in attesa dei risultati delle segreterie regionali piddine di questo fine settimana.  La prima a dimettersi è Mirosa Servidati, primo segretario provinciale del partito di Bergamo, sostenitrice del rottamatore di Firenze dalla prima ora. Nel 2012 corse insieme con Giorgio Gori alla parlamentarie e spiegava: «Ho sostenuto il sindaco di Firenze principalmente per l'idea di Pd perché ritrovavo in Renzi l'idea veltroniana a cui rimango fedele. Ma le primarie si sono concluse con la chiara vittoria di Bersani che adesso è il candidato di tutti, a partire da me». Ora lascia, con una lettera indirizzata proprio a Renzi 

Ecco la lettera inviata ai vertici del partito pubblicata su BergamoNews

Cari amici, io scendo qui.

Ciò che è successo in queste ultime settimane e particolarmente giovedì, mi ha definitivamente convinta a distinguere le mie responsabilità da quelle del PD, da un partito che a Bergamo ho contribuito a fondare e di cui sono stata con orgoglio il primo segretario provinciale.

Vivo da tempo un grande malessere poiché ho visto il partito, nato, come affermato nel progetto del Lingotto, con l’obiettivo di essere la casa dei riformisti, di realizzare in Italia un partito progressista che fosse la sintesi delle grandi culture di centro sinistra del nostro Paese, diventare via via, una federazione di ex DS e Popolari, per arrivare, dopo numerose e repentine conversioni sulla via di Damasco all’epilogo di giovedì in cui il PD, primo partito di maggioranza del governo sfiducia il suo primo ministro con un’operazione brutale ed incomprensibile.

Ho 55 anni e quindi forse sono “datata”; pur tuttavia mi ostino a credere che la Politica sia cervello e cuore, che la razionalità si debba coniugare con l’idealità, perchè se manca una delle due, la politica nel migliore dei casi si riduce a puro esercizio di potere.

Me ne vado dal PD con grande amarezza e tristezza, ma, come ho sempre fatto nella mia vita, prima di tutto viene la coerenza e la dignità.

Con cordialità

Mirosa Servidati


Servidati Mirosa
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