Belfagor
16 Febbraio Feb 2014 1155 16 febbraio 2014

I cento giorni di Renzi

Quello che Renzi è riuscito a combinare non è roba da poco. Prima con lo slogan della rottamazione. Ora con il suo intervento a gamba tesa. Il tentativo di voltare pagina è chiaro. Ce la farà, non ce la farà? E, se non ce la farà, la sua risulterà essere stata una pura operazione di potere? Nei commenti sono numerosi quelli che sembrano scritti da autori simili a romanzieri onniscienti. Le cassandre sanno già come andrà a finire. Predicono il peggio. Stanno sulla riva del fiume e aspettano fiduciose il passaggio del cadavere. Poi ci sono quelli che sanno come dovrebbe andare a finire. Sono i burattinai. Li possiamo immaginare seduti sullo scranno più alto e pronti a dettare condizioni. Se vuol farcela, Renzi dovrebbe evitare questo e quello, e scegliere con determinazione e fermezza il percorso da ciascuno di loro indicato.

Non ci sono in giro molti analisti. A loro si potrebbe chiedere di guardare alle tendenze in corso e ai possibili sviluppi in prospettiva. Ne verrebbe fuori con molta probabilità un discorso traducibile in uno schema ad albero, con tante biforcazioni. Delle scadenze e dei bivi, un percorso accidentato ma non prevedibile con certezza in anticipo. Se renzi riuscirà a formare il governo, una prima scadenza è data dalle elezioni europee. Saranno passati allora, o staranno per passare, i famosi cento giorni. Ecco. Se per quella data Renzi non avrà combinato granché, diventa facile prevedere una caduta precipitosa. Un flop facilitato anche dal carattere dimostrativo più che imperativo del voto. Chi sceglierà di sostenere i 5 Stelle, non dovrà certo porsi il problema del governo. Manderà solo un segnale, l'ennesimo, alla classe politica del suo paese.

In una prospettiva simile appare secondario il terreno di confronto. Renzi non sarà giudicato certo sulla riforma costituzionale fra tre mesi. Sarà valutato in base alle mosse che avrà compiuto e ai loro effetti. Nel campo del lavoro, per esempio. O delle tasse. O della lotta agli sprechi. O in due o tre settori diversi, lotta contro la casta inclusa. Curiosamente sarà una questione di clima. Se si avrà l'impressione che qualcosa si è mosso e che il mutamento non è destinato a esaurirsi, il clima sarà favorevole e Renzi se ne potrà avvantaggiare. Se invece su tutto il panorama si stenderà l'ombra nera della sfortuna, e negli animi prevarrà la rabbia contro l'immobilismo perdurante, Renzi potrà solo chiudere bottega. Sarà la sua una fine ignominiosa come quella toccata a tanti eroi solitari del passato, da Cola di Rienzo a Masaniello.

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