Città invisibili
20 Febbraio Feb 2014 2127 20 febbraio 2014

Roma, case e negozi al posto dei Cinema. Ma l’America può cambiare la storia

“Roma è popolata da fantasmi. Ci passiamo accanto ogni giorno, ma non ne abbiamo paura. E’ come se li conoscessimo. Stanno lì nelle piazze e nelle strade dei quartieri del centro e della periferia. … abbandonati, fatiscenti, pericolanti. Degradati a sale bingo, a boutiques di lusso, a dormitori di diseredati. O in attesa di essere abbattuti da qualche speculatore.” Con queste parole ha inizio “Fantasmi urbani” il docufilm” dedicato agli oltre 40 cinema chiusi di questa città, presentato per la prima volta al Festival Internazionale del Film di Roma nel novembre 2013. Un documento realizzato dagli studenti del primo anno del Corso di Laurea in “Gestione del Processo Edilizio” della Facoltà di Architettura della Sapienza”. Un reportage della guerra finora persa da tanti cinema romani con il cambiamento della Città. Dall’Africa all’Airone, dall’Apollo all’Augustus, dal Metropolitan al Missouri, dal Paris al Quirinale, passando dall’Avorio all’Impero e dal Troisi al Volturno. Storie di lunga durata e anche di grandi trionfi, finite nel nulla. Esauritesi fino a rischiare di essere cancellate perfino nella memoria collettiva.

Così la rigenerazione degli edifici che potrebbe garantirne il futuro ne decreta in realtà la fine non contemplando quasi mai la conservazione, sia pur parziale, della funzione originaria. Le proprietà vogliono far cassa. Presto e bene. Quindi avanti con operazioni “sicure”. Edilizia abitativa quasi sempre. Non occasionalmente insieme a parti commerciali. Solo episodicamente con spazi dedicati all’aggregazione culturale. Come già accaduto troppe volte. Come potrebbe accadere anche al cinema America di via Natale del Grande, tra Piazza San Cosimato e viale di Trastevere. L’ennesima sala storica che rischia di scomparire. Rasa al suolo dal desiderio di bussines della proprietà.

 A contrastare questo pericoloso trend, ma soprattutto ad offrirsi un’occasione di rinascita sta provando il quartiere attraverso diversi comitati, con il coinvolgimento di significative figure del mondo culturale romano. Dalla sera del 2 giugno 2012 quando i Trast Invaders, una rete di precari e studenti, decise di forzare l’entrata dello stabile, chiuso da tanti anni, la grande sala con le poltroncine rosse ha preso a rianimarsi. A ritornare fruibile dopo la rimozione delle parti di intonaco crollato dal soffitto. Dopo aver provveduto a sanare il guasto nel celebre tetto apribile che provocava l’allagamento della sala in occasione di ogni pioggia. I Residenti di Trastevere, il Comitato Cinema America e il Cinema America Occupato, le associazioni si sono occupate del risanamento e hanno provveduto a far rivivere la sala con proiezioni ed incontri. Permettendo, pian piano, che la questione del cinema America, da Trastevere si propagasse in tutta la città. Che da problema del quartiere si trasformasse in una criticità romana. Da affrontare, finalmente, non più da accettare. Il progetto dei proprietari dell’immobile, la Progetto Uno srl, che prevede l’abbattimento e la ricostruzione per la realizzazione di 20 mini-appartamenti e due piani di parcheggi interrati con uno spazio dedicato ad una galleria d’arte privata, è solo la rielaborazione di uno precedente, addirittura più “invasivo”. I 5 piani del vecchio progetto, divenuti “solo” 3. Ma poco cambia per quel che riguarda le funzioni. Nulla muta nell’approccio progettuale. Comunque incardinato sulla ricostruzione. Mai come ora il cinema realizzato negli anni Cinquanta da Angelo Di Castro è stato vicino alla sua cancellazione. Proprio per questo, alcuni giorni, fa i diversi comitati che si prendono cura del vecchio cinema hanno convocato un’assemblea pubblica. Durante la quale si sono ripercorse le tappe dell’occupazione. Ma soprattutto si è presentato un progetto alternativo a quello della proprietà. Una proposta che partendo dalla conservazione dell’edificio esistente, ne prevede il restauro e il suo riutilizzo. Attraverso un mix di varie funzioni, tra cui, prevalente, quella di cinema-teatro-sala convegni. Uno spazio in ogni caso al servizio del quartiere. Che possa diventare un palcoscenico. Una vetrina attraverso la quale sia possibile osservare le più diverse forme d’arte. Ma anche, allo stesso tempo, per chi voglia produrne. E’ così che il cinema America, da spazio occupato, si fa luogo di proposta concreta. Ai miniappartamenti e ai parcheggi, da tempo comun denominatore di gran parte delle operazioni urbanistiche romane, si contrappongono luoghi di condivisione culturale. Alla creazione di nuovi spazi sostanzialmente inutili alla collettività, il riutilizzo dell’antico contenitore. In questo Trastevere si offre come modello. Contro la consuetudine di fare dei cinema prima luoghi di abbandono e poi il passepartout per realizzare nuove operazioni immobiliari. Che non rispondono alle esigenze della Città. Che, peraltro, ne impoveriscono l’offerta culturale di tanti quadranti.  Roma, la città dei Cinema, da troppi anni, ha smesso di considerare un elemento imprescindibile delle sue politiche la conservazione della propria identità culturale. Lo certificano le sale chiuse. Abbandonate a sé stesse. Oppure lasciate in balia dei nuovi proprietari.

“Sarebbe enorme che con la penuria di abitazioni che preoccupa  le autorità e tormenta  la cittadinanza in un rione denso di popolazione come il nostro dovesse sorgere ancora un altro locale  di divertimento invece di cose utili e necessarie … la popolazione di Roma  ha bisogno di case, case e case”.  Con queste parole gli abitanti del rione si rivolgevano in una lettera del 25 maggio 1923 al grande ufficiale Filippo Cremonesi. In quegli anni, prima che il nuovo PRG di Piacentini intervenisse sul quartiere con demolizioni ed aggiunte, oltre che con ritocchi edilizi di carattere "igienico-estetico-morale", le esigenze erano chiare. Servivano nuovi alloggi. A differenza di quanto si verifica ora. Quando a mancare sono gli spazi per la Cultura. Sembra un paradosso, per Roma. Purtroppo non lo é. 

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