Segnali dal campo
22 Febbraio Feb 2014 1122 22 febbraio 2014

AGRICOLTURA FAMILIARE: PARTIAMO DALL'AFRICA

Lunedì 17 febbraio abbiamo potuto assistere, a Milano, all’importante testimonianza degli agricoltori africani.

I temi importanti e tante volti sollevati, a partire dalla FAO, dell’agricoltura di sussistenza, della sovranità alimentare, sono stati raccontati con estrema semplicità e forza nell’incontro che Slow Food ha organizzato per presentare il progetto 10.000 orti in Africa.

A raccontare la loro esperienza c’erano 5 ragazzi: John Kariuki, Mariem Outtarà, Edward Mukiibi, Binetta Diallo, Eunice Njoroge in rappresentanza di  4 paesi africani: Kenya, Uganda, Costa D’avorio, Senegal.

Delle loro parole è emersa la presa di coscienza, di questa nuova generazione, dell’importanza di diventare protagonisti dell’agricoltura africana, gli anni segnati dalle coltivazione estensive e monocolturali hanno reso questi paesi incapaci di provvedere alle semplici e basiche necessità alimentari della propria popolazione. La svendita dei terreni alle multinazionali, il conferimento dei prodotti ai monopolisti della grande distribuzione ha tolto dignità al settore agricolo, riconoscimento ai contadini, impoverito il suolo e messo a forte rischio la biodiversità delle colture locali.

Oggi, di tutto questo, sono coscienti i giovani ragazzi africani che, grazie a Slow Food hanno intrapreso un importante lavoro di sensibilizzazione della popolazione, partendo proprio dalle scuole, per iniziare a riscoprire i prodotti locali, coltivarli e consumarli. Terre che per decine d’anni sono state coltivate solo a soia e pomodori oggi ritrovano la varietà e la ricchezza di un paese troppo sfruttato.

Per questo Carlo Petrini ha parlato, con grande determinazione, di “restituzione” all’Africa di quanto, tutti noi, popoli occidentali, abbiamo defraudato in questi secoli. Non si tratta di carità, ma di un nuovo momento storico che ci impone di ritornare alla terra, “all’infanzia del mondo” come ha scritto nel suo messaggio Ermanno Olmi, per iniziare una nuova crescita.

La FAO ha dichiarato il 2014 anno dell’agricoltura familiare, in contrapposizione all’agricoltura industriale, per mettere al centro l’individuo, dare possibilità alle donne e ai giovani di vivere del loro lavoro, per difendere i terreni agricoli e la biodiversità. Dall’agricoltura familiare la FAO riparte come chiave risolutiva per affrontare la fame nel mondo, una “doppia rivoluzione verde” ha detto Josè Graziano de Silva, che mira all’aumento della produzione agricola attraverso risolse sostenibili in contrapposizione della prima rivoluzione verde, che ha visto l’introduzione dell’agricoltura intensiva e l’uso di prodotti chimici, condannando le popolazioni rurali alla povertà alimentare. Oggi il 70% delle persone che soffrono di malnutrizione e di fame sono infatti concentrate nelle aree agricole.

Lunedì è stata una giornata importante che segna, così mi voglio augurare,  un percorso comune per ridisegnale le priorità del mondo: ridare fertilità alle terre, cibo alle persone, dignità ai contadini, saggezza agli uomini.

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