Libertà è partecipazione
22 Febbraio Feb 2014 0908 22 febbraio 2014

Il Cencelli ha vinto

Ha fatto tutto, tranne la cosa che aveva promesso di fare: cambiare verso. Il governo Renzi, più che un esecutivo nuovo, fresco, di rinnovamento, sembra essere il risultato delle vecchie trattative in stile prima repubblica: manuale Cencelli alla mano, liste dei partiti che ti danno l’appoggio (alla luce del sole ed esterno) e dei partiti che ti faranno opposizione in ogni caso.
Quindi possiamo tranquillamente dire che il Cencelli ha vinto, ancora una volta.

Renzi è piaciuto subito all’opinione pubblica perché dava l’impressione di essere figlio di un’altra epoca, di non avere lacci e lacciuoli che lo collegavano con le vecchie storie di partito e di apparato. In una settimana è cambiato tutto: ha pugnalato un compagno di partito, Letta, in stile Dc degli anni ’70-’80; si è smentito da solo accettando l’incarico di Presidente del Consiglio (che si era affidato autonomamente); ha costituito un gabinetto che ha le sembianze di un governo Letta geneticamente modificato; aveva detto “mai più larghe intese” e si è alleato con Alfano. Magari chi pensa che Renzi si stia uccidendo con le proprie mani sbaglia, ma il leader fiorentino sta facendo di tutto per farcelo credere ed ogni giorno ci offre una nuova prova.

Inoltre, se davvero avesse voluto dare un’impronta chiaramente riformatrice al suo esecutivo, avrebbe dovuto osare maggiormente collocando all’Economia e al Lavoro due personalità di rottura, non amiche del vecchio apparato post-comunista, come ad esempio Pietro Ichino ed invece ha scelto Padoan (vecchia volpe dalemiana – tra l’altro è un tecnico) e Poletti, rappresentante delle coop. rosse. La vera sfida si giocherà su questi due ministeri: saranno capaci di tagliare la spesa pubblica, privatizzare e di cercare di mettere in pericolo quel totem che è l’art. 18? La risposta scontata sarebbe negativa e forse è quella che più si avvicina alla realtà, ma tanto vale aspettare e vigilare bene sull’operato dei due dicasteri. Anche se sono troppo concentrati a cercare di ottenere lo sforamento della fatidica soglia del 3% del rapporto deficit/Pil.

Capitolo NCD. Si conferma la vera stampella del governo. Basta notare che Alfano, Lupi e Lorenzin non si sposteranno di un millimetro. In questo caso il manuale Cencelli è servito davvero: ha equilibrato i rapporti tra il segretario Pd e l’ex delfino di Berlusconi, in modo tale da poter garantire all’esecutivo qualche mese di vita sicuri, che nessuno potrà mettere in discussione. Resterà da vedere quali sono i reali termini dell’accordo. Se Alfano è riuscito davvero a legare la riforma della legge elettorale a quella del Senato, lui rimarrà a galla, Renzi rischierà di affondare. Insomma, il vero vincitore di questa situazione è il (confermato) ministro dell’Interno.

In questa situazione c’è da risolvere un mistero e forse neanche il buon Sherlock Holmes ci riuscirebbe facilmente: come ha fatto l’Udc ad intrufolarsi nel governo (Galletti all’Ambiente)? Un giorno il buon Pierferdinando ce lo dovrà spiegare. Da vecchi democristiani sono riusciti a sorprenderci, anche questa volta.
“E Berlusconi? Dov’è?” direte voi. Lui c’è, è ben nascosto, ma c’è. Orlando, il nuovo ministro della Giustizia, non è mai stato inviso all’ex premier (nel 2010 fece alcune proposte condivise, anche dall’ex Pdl, per riformare la giustizia). E poi c’è la Guidi, figlia di Guidalberto, che allo Sviluppo Economico potrebbe regalare alcune sorprese (liberalizzazioni magari). Quindi Silvio c’è, ha ottenuto due personalità che si possono definire “non antipatiche”, in cambio del sostegno politico sulle riforme istituzionali, legge elettorale in primis.

Infine, una delle sorprese è stata la mancata conferma di Emma Bonino, non si capisce perché il suo lavoro debba essere azzerato; tra l’altro parliamo di una delle personalità più preparate sulla politica estera che ci sono in circolazione. Era data per certa, ma poi il premier ha tirato fuori l’asso dalla manica, imponendosi contro Napolitano.
Quindi Renzi ha di fronte una sfida non semplice da affrontare. Il rischio che il governo corre è quello di essere etichettato come un esecutivo Letta 2.0. Qui vedremo quanto sarà bravo Renzi, se sarà davvero riformatore, radicale, perché per cambiare non basta la retorica degli otto ministri donna, ma servono i fatti. Renzi non può permettersi errori, li pagherebbe cari; sono molti che sperano in lui, che sono stati attratti dal suo linguaggio apparentemente fresco. Se dovesse fallire, non perderà solo il segretario democrat, ma il Paese intero. Ecco perché ad aspettarlo al varco non ci sono solo i grillini, ma soprattutto i suoi compagni di partito, che sono pronti a sfiduciarlo così come successo con il predecessore del buon Matteo.

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