Storie digitali
22 Febbraio Feb 2014 0000 21 febbraio 2014

"L'Internet delle Cose é di tutti". Adesso anche per i disabili, con B10NIX

L'innovazione sociale di B10NIX, la startup formata da un gruppo di ingegneri under 35 di Miano: "Le persone con disabilità possono tornare ad usare il computer e spostare gli oggetti connettendoli ad in Internet, con il sistema B10Mouse".

Pensate di trovarvi davanti al computer, senza poter usare le mani, completamente bloccati. E adesso, pensate a chi deve convivere tutti i giorni con questo e altri gradi di elevata disabilità. Internet, per esempio, diventerebbe un mondo inaccessibile, come tutte le opportunità dell’era digitale. “Pensate invece di essere in grado di potere comandare con lo sguardo o con la voce, il mouse o lo smart-phone, e tutti gli oggetti connessi in rete”.

E’ questo che fa la startup B10NIX, formata da un team di ingegneri trentenni di Milano: connette le cose ad Internet e progetta Tecnologia da indossare, per chi non riesce più a muoversi.

B10NIX- formata da Paolo Belluco, Alessandro Mauri e Flavio Mutti - è stata tra le cinque finaliste per del Premio Gaetano Marzotto, il riconoscimento per l’innovazione italiana, nella sezione impresa del futuro. E ha vinto nella sezione Unicredit-Talento delle Idee, con il progetto B10Mouse che consente di “inviare comandi al computer e alle cose ad esso connesse, con il semplice movimento della testa, con comandi vocali, o con la chiusura e l’apertura degli occhi” spiega Paolo Belluco, Ceo di B10NIX (in foto, al centro).

Come è venuta l’idea di creare B10NIX?

Siamo un team di ingegneri che studiano sistemi di interazione tra uomo e macchina. Per il nostro progetto WISE (Wearable Interactive System) - che in realtà è anche quello principale - stavamo studiando dei sensori per captare i segnali biometrici, come la frequenza cardiaca e la contrazione muscolare, da integrare nei vestiti e da indossare, per monitorare lo stato fisico di una persona. Da tutti questi sistemi di analisi e interazione, che abbiamo realizzato e brevettato, è nata l’idea del progetto parallelo B10Mouse.

E come?

E’ nato sul campo. Al Centro dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM), di Milano. Parlando con un disabile, siamo venuti a conoscenza del fatto che avrebbe dovuto spendere circa un migliaio di euro per fare la revisione al joystick della carrozzina. E da quel momento abbiamo iniziato a ragionare sul fatto che al momento, in commercio, non c’erano ausili e dispositivi a basso costo, per persone disabili che consentissero una interazione uomo-macchina. Da lì, abbiamo chiesto a loro, proprio ai ragazzi: Cosa possiamo fare? E ci hanno risposto, di aiutarli ad essere più autosufficienti, meno dipendenti da terzi. Cosi è nato B10Mouse, che si basa su dispostivi di interazione di largo consumo, come il Kinect for Windows.

Ed è già disponibile per l’utilizzo, pubblicamente. Dov’è?

All’ospedale Niguarda di Milano, presso il Centro NEMO, con il quale è stata avviata una collaborazione, è stato installato il nostro sistema e c’è una postazione a disposizione dei pazienti. Un altro B10Mouse è disponibile presso la Fondazione Don Gnocchi. In questo modo possono usare il computer, solo con il movimento dello sguardo o con la voce e con gli occhi. I ragazzi fino ai quaranta usano il computer, mentre le persone più vicine ai sessant’anni preferiscono utilizzare B10Mouse, per cambiare canale del televisore, e prima non potevano farlo da soli senza essere assistiti.

E’ questa l’innovazione sociale di B10Mouse.

Il mix di costo accessibile, dell’intero software e hardware, è la vera innovazione. Perché non sarebbe un grande novità se costasse venti mila euro, in quanto non sarebbe accessibile al piccolo consumatore che in seguito alla disabilità, ha già molte spese e magari deve rinunciare ad usare il computer. Con meno di mille euro si può aver l’intero dispositivo B10Mouse, che consente di connettere gli oggetti della casa ad Internet.

Per spiegare, si può accendere e muovere anche l’aspirapolvere? Non solo lo smart-phone o il computer. Il vostro campo è l’Internet delle Cose e la Tecnologia da indossare.

Sì, mettiamo assieme i due campi Internet of Things con B10Mouse e il settore principale è la Wearable Tech, con WISE. Questi sono i campi in cui operiamo e brevettiamo tutto, visto che sono i settori del futuro e in Italia non c’è molta cultura del brevetto.

Il prossimo step della start-up?

Siamo in contatto con un distributore olandese, che ci ha contattati per il progetto di B10Mouse. E stiamo puntando in particolare ai mercati esteri, in Europa e negli Stati Uniti. Dove vogliamo diffondere il progetto dei totem informativi con il software B10Mouse, così da rendere autosufficienti le persone che devono spostarsi nelle città o visitare i luoghi pubblici. Per capirci, in Svezia se non funziona il montacarichi della metropolitana, arriva il taxi a carico della comunità. Ecco, perché questi sono contesti sensibili.

Come vedete il mondo fra 5 anni? (Dal punto di vista tecnologico)

E’ partito il mercato di Internet delle Cose, nell’hi-tech cinque anni sono un’era geologica: ci sarà sempre più connessione di oggetti tra smart-phone e computer. Il computer desktop probabilmente sparirà nella maggior parte delle case, ci sarà il tablet o il telefono che si attacca alla TV e da cui si controllerà l’intera casa.
Prima queste soluzioni erano troppo costose, adesso l’elettronica di consumo ha un costo che permette di sviluppare questo futuro.
Una volta superato lo scoglio della durata delle batterie - uno smart-phone adesso non dura un’intera giornata senza carica -  ci sarà un grande aumento dei sistemi wearable tech. Un’impennata di oggetti indossati (o impiantati sottocute) e interconnessi.
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