Carmine Zaccaro
IoVoglioTornare
23 Febbraio Feb 2014 1136 23 febbraio 2014

Meno iscritti all’università colpa della politica ministeriale. Il nuovo governo Renzi e il banco di prova dell’Istruzione.

Un quarto degli studenti italiani non si iscrive all’università. Oltre 70 mila studenti in meno negli ultimi dieci anni. Meno borse di studio e rialzo delle tasse universitarie. Gli atenei sempre più privati a danno degli studenti. Le politiche ministeriali degli ultimi anni hanno indebolito il sistema scuola, il nuovo governo Renzi e il banco di prova dell’Istruzione.

Parla di “bollettino di guerra” l’ultima segnalazione di Link-Coordinamento universitario nel riferimento alla perdita di immatricolati nell’università italiana, negli ultimi dieci anni. Secondo i dati diffusi dal MIUR, nell’ultima decade negli atenei del nostro Paese, si sono registrati 78 mila immatricolazioni in meno.

Sebbene il numero di studenti delle scuole superiori resti costante, tuttavia l’università continua a perdere iscritti, circa un quarto degli studenti. Link attribuisce il problema alla privatizzazione degli istituti pubblici, Roberto Campailla, portavoce di Link – Coordinamento Universitario, dichiara «da anni denunciamo la continua “privatizzazione” dell’università, intesa non solo come l’ingresso dei privati nella governance degli atenei, ma anche come restringimento dell’accesso ai corsi di laurea». Privatizzare l’università ha anche effetti negativi con il trend europeo di laureati, secondo Link infatti, con questi presupposti sarà difficile arrivare al 40% di laureati nel 2020, come richiesto dagli standard europei.

Al minor numero di iscritti si aggiunge il taglio del 20% dei posti nei corsi di Medicina e Architettura (su cui si sono incentrate le ultime manifestazioni dei gruppi e delle associazioni studentesche) e una politica ministeriale deludente e poca attenta ai bisogno degli studenti. Negli ultimi anni la diminuzione delle borse di studio e una tendenza al rialzo della liberalizzazione delle tasse universitarie, hanno avuto effetti negativi sulle iscrizione degli studenti maggiormente in difficoltà a sostenere le spese, in assenza di sussidi o agevolazioni adeguate alle loro esigenze.

Domani Renzi chiederà la fiducia, il suo esecutivo e il neo-ministro Stefania Giannini dovranno scontrarsi anche con la scuola e l’università, che rappresentano un ennesimo campo di prova per dimostrare la validità dell’operato del nuovo governo. Campailla aggiunge «invitiamo ad una riflessione Renzi e il suo nuovo ministro dell’Istruzione, affinché si rendano conto del punto basso raggiunto dall'università italiana per mezzo delle politiche miste PDL-PD». 

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