Pierluigi Argoneto
Le Argonautiche
24 Febbraio Feb 2014 1149 24 febbraio 2014

Il mattatoio a metà. Ovvero il Governo Renzi e la TV di Fazio

Alcune considerazioni in ordine sparso sull’ultimo fine settimana, passato in Italia, tra la TV, i telegiornali e un libro.

Considerazione 1, ovvero del Festival delle verdure.

Sì, delle verdure, perché di canzoni nemmeno a parlarne. Certo ci sono, ma fanno da sfondo ad altro, cosa ancora non si è capito. La formula Fazio ormai è chiara, la volontà di essere un Fiorello culturalmente più elevato, non essendo Fiorello e scambiando la cultura con le comparsate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: imitazioni che sarebbero vietate persino nelle recite parrocchiali, scienziati invitati a fare i valletti, i discorsi sulla bellezza fatti dalla Littizzeto, che è come far parlare di diete uno come Giuliano Ferrara. La sua è la TV educativa: mangia le tue verdure, sistemati lo zaino, metti in ordine la cameretta e poi forse ti faccio uscire con gli amici.

Se stai a sentire le letterine della Littizzetto, le banalità di Gramellini, le recitine di Claudio Santamaria, la presenza inutile del figlio di Jannacci, allora avrai diritto a una canzoncina da fischiettare, se va bene, sotto la doccia per le prossime due settimane. Una formula furba perché illude i cercatori di legittimazione culturale che Ligabue sia un sacrificio che Fazio fa per potersi concedere come ospite Luca Parmitano e invece alla fine capisci che è vero il contrario, che da tutta la vita Fazio sognava di ballare con la Carrà in eurovisione e per farlo ha usato uno come Cat Stevens.

Considerazione 2, ovvero del Governo a metà.

A metà, perché il nuovo Governo Renzi è costituito per metà da uomini e per metà da donne. Cosa possa avere a che fare la distinzione sessuale con le capacità politiche ed amministrative è un mistero, ma questa è la parità di genere in salsa italiana, che nulla ha a che vedere col merito, ma col sesso. Cosa che più discriminatoria non c’è: essere considerate e considerarsi alla stregua di una razza animale in via di estinzione, come i panda o i koala, sembra però che piaccia alle femministe, perché loro ragionano per categorie, parlano di “noi donne”, mica di te o di lei o di come ci sei arrivata lì dove ti trovi.

Le stesse donne che poi faticano a capire che se non sai fare bene è legittimo che tu venga criticata (vedi Elsa Fornero), donne che però poi sono le prime a dire che se vengono criticate è perché sono donne (vedi Elsa Fornero). Ovvio. E così ci ritroviamo al Governo un sacco di donne, ad esempio Marianna Madia, fatta eleggere nel 2007 da Veltroni. Marianna Madia che alla conferenza stampa di presentazione di quella sua candidatura 7 anni fa, agli attoniti giornalisti dichiarò ingegnosamente che al Paese portava “in dote la propria inesperienza”. Marianna Madia che, come ricorda Odifreddi, è pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini e poi della Repubblica con Almirante, è figlia di un amico di Veltroni, giornalista Rai e attore, che è stata la fidanzata del figlio di Giorgio Napolitano, è stagista del centro studi Arel di Enrico Letta. Marianna Madia che è una donna e che porta la sua inesperienza al servizio di tutti. Se non ora quando?

Considerazione 3, ovvero del Mattatoio n. 5.

Il Mattatoio n. 5 che è il posto in cui Billy Pilgrim, protagonista del libro di Vonnegut, un ottico chiamato in guerra, riesce a sfuggire al bombardamento alleato su Dresda. Un ottico che viaggia nel tempo e nello spazio in maniera casuale e inaspettata e rivive le sue esperienze di vita, gli eventi drammatici, le avventure fantastiche non riuscendo più a distinguere le une dalle altre. Esattamente come guardare il Festival, vedere Renzi che fa un Governo e leggere un libro nello stesso arco temporale. E come Billy Pilgrim, che "ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere", ti rendi conto di essere in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo come concepito in Italia. Tutto è, è sempre stato e sempre sarà uguale, nulla dipende dalla nostra volontà: il Festival continuerà ad esistere, le donne a parlare al plurale, Leopardi ad avere l’etichetta di “pessimista cosmico” e Fazio continuerà ad essere scambiato per un intellettuale, mentre vaneggia scimmiottando Pippo Baudo.

E tutto questo senza avere un mattatoio abbandonato nel quale nascondesi o ancora in attività e nel quale poterci mandare un bel po’ di gente. Così va la vita.

@PArgoneto

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