Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
27 Febbraio Feb 2014 1203 27 febbraio 2014

Parla la dissidente De Pin: "Il M5S ricorda le peggiori dittature"

E’ stata una delle prime a sbattere la porta a Grillo e Casaleggio. La senatrice veneta Paola de Pin lasciò il gruppo del M5S il 21 giugno 2013 dopo l’espulsione della collega Adele Gambaro rea di aver criticato l’ex comico. “E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso” racconta oggi. Nei giorni il cui il suo ex partito si trova sull’orlo della scissione per una nuova raffica di espulsioni, ha accettato di farsi intervistare:  “Vorrei” –dichiara– “esprimere tutta la mia vicinanza e solidarietà a Orellana, Bocchino, Battista e Campanella. Intuisco la loro sofferenza e il loro rammarico. Quello che è avvenuto con questi quattro senatori è la dimostrazione più evidente della correttezza della mia scelta di abbandonare il Movimento Cinque Stelle. Come ho già detto nel momento della mia uscita, se il dissenso non viene tollerato vengono meno tutti i principi legati alla nostra vita democratica. Per cui, penso sia evidente a tutti ormai che il M5S è un partito padronale dove le decisioni vengono prese da una diarchia formata da Grillo e Casaleggio. Chi osa criticarli, è fuori. Un situazione che mi ricorda i peggiori sistemi dittatoriali.”


Paola de Pin, ex senatrice M5S

La sua attività all’interno del partito che doveva cambiare tutto inizia nel 2009 “In quel momento” –ricorda– “ero molto contrariata di fronte al degrado politico e civile che stava attraversando l’Italia. Decisi quindi di partecipare al Meet up di Oderzo con la speranza di poter dare il mio contributo al cambiamento del nostro paese. La candidatura al Senato è avvenuta nel modo che tutti sanno. Ci fu un processo di selezione all’interno dei Meet up e poi con le “parlamentarie” del M5S fui eletta per essere la seconda in lizza nel Veneto per le elezioni al Senato.”

Eletta entra quindi a Palazzo Madama: “Fin dal mio arrivo a Roma ho assistito ad una disorganizzazione incredibile. Pensavo fosse dettata dal momento e dalla nostra prima esperienza in Parlamento. Poi però fu chiaro che qualsiasi tentativo da parte nostra di influire nelle scelte politiche del Movimento veniva subito mortificato dalle decisioni di Grillo e Casaleggio. Mi riferisco in particolare alle consultazioni per la formazione del governo intraprese da Bersani. Fui l’unica a prospettare la possibilità di indicare alcuni nomi autorevoli come possibili candidati alla Presidenza del Consiglio con l’obiettivo di non dare alibi a chi, in quel momento, ci stava accusando di essere senza proposte. Fui subito richiamata all’ordine in malo modo. Da allora, per me iniziò un processo che definirei di mobbing, isolata dal gruppo e additata come poco “inquadrata”.”

Dopo quella che definisce una “gogna mediatica”, viene espulsa Adele Gambaro. Allora” –ricorda– “decisi di denunciare la pericolosa deriva autoritaria che stava prendendo il movimento. I miei colleghi del M5S non manifestarono tanta solidarietà nei miei confronti. Anzi, ricordo che molti di loro contribuirono a creare un clima di diffidenza e di insulti nei miei confronti.  Per quanto riguarda invece i cittadini ho ricevuto molte dimostrazioni di stima e di affetto. In tanti hanno capito in quell’occasione di aver sbagliato a confidare in Grillo per un vero cambiamento. “

Otto lunghissimi mesi dopo in tanti sembrano pronti a seguire la sua decisione. Si parla con insistenza di un nuovo gruppo pronto a nascere in Parlamento, per il deputato Pd Civati ci sarebbero addirittura gli spiragli per una maggioranza alternativa. La senatrice però, al momento, frena: “E’ prematuro adesso parlare di nuovi partiti o gruppi. Per rispetto al difficile momento per cui stanno passando, lascerei che i senatori espulsi dal M5S si prendano il tempo necessario per riflettere sul loro futuro. Per quanto mi riguarda penso che non ci sia niente di male ad avere un atteggiamento dialogante con i parlamentari con i quali esistono punti in comune.”

@fabio_990

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