Città invisibili
1 Marzo Mar 2014 1454 01 marzo 2014

Lipsia rinasce, investendo sul riutilizzo degli spazi

L’autunno dell’89 ha cambiato la storia. Le oltre settantamila Persone in marcia dalla Nikolaikirche verso la stazione centrale, con l’esercito e la Stasi bloccati e interdetti di fronte a quell’invasione di famiglie, operai e studenti, un confine. Tra il “prima” e il “dopo”. La città diventata spettrale, con fabbriche ed edifici vuoti. Gli abitanti trasferiti in massa ad Ovest. Austria, Baviera, Svizzera, Germania nord-occidentale, in alcuni casi perfino Danimarca. Queste le mete. Lipsia, la cittadina di quattrocentomila abitanti, ex centro d’eccellenza nella ricerca nucleare, quasi d’improvviso, spopolata. Nella parte meridionale della città il Fockeberg, la collina artificiale creata con l'accumulo delle macerie di edifici distrutti dai bombardamenti durante l'ultima guerra. Altrove, un vuoto diffuso. Che pian piano si sta riempiendo. Di Persone, attratte da locali a prezzi quasi unici per gli standard europei. Ma anche da idee.

I vecchi spazi, da tempo in abbandono, riprendono vita. Rispondendo alle esigenze primarie. Ma non soltanto. Insomma tante abitazioni a prezzi più che calmierati, ma in aggiunta luoghi di aggregazione. Il grande parco pubblico nel quale si passeggia e si fa jogging, si legge il giornale e ci si ferma ad ammirare il verde, uno degli elementi dell’inizio della rinascita. Accanto alla rigenerazione di tanti edifici. Come l’impianto industriale nel quartiere di Plagwitz, oggi adibito ad usi diversi. Come la Leipziger Baumwollspinnerei, l’ex immenso cotonificio nato alla fine dell’Ottocento, trasformato in sede di gallerie d’arte, atelier, residenze di artisti. In parte come la Biblioteca Nazionale Tedesca, la biblioteca centrale di archiviazione e centro bibliografico nazionale. Complesso sorto nel 1990 intorno all’edificio principale costruito nel 1916. Una rigenerazione immaginata e realizzata anche aggiungendo nuovi edifici, come accaduto per la sede dell’antica Università. Autentico vettore di interessi culturali.

E’ così che la città al centro della Sassonia, a poco più di un’ora di treno da Berlino, ricomincia a recuperare il terreno perduto. A guardare in maniera meno malinconica l’“altra” Germania. Da dove Lipsia non è più soltanto il Volkersclachtdenkmal, il Monumento della battaglia delle Nazioni, uno dei monumenti più alti d’Europa con i suoi 91 metri.

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