Nuovo Mondo
2 Marzo Mar 2014 1516 02 marzo 2014

Le due "soluzioni" finali per la crisi ucraina

La realpolitik suggerirebbe due strade obbligate per “risolvere” la crisi russo-ucraina: o assecondare l’ennesimo massacro silenzioso dei russi contro Kiev, come già accaduto in Cecenia, Daghestan, Ossezia, Abhkazia oppure fermare la Russia nell’unico modo possibile che ben conoscono i ceceni, i caucasici di fede islamica o gli islamici che lo hanno già sperimentato contro leader e paesi occidentali, ma gli ucraini, ahimè, sono altra cosa.

Tutte le altre strade infatti sono un suicidio e porterebbero inevitabilmente alla Terza Guerra Mondiale, di cui tutti hanno paura tutti, russi esclusi. Ecco perché è impensabile un intervento americano o della Nato (che è la stessa cosa): Obama non è Kennedy, non ha la forza economica ed in questi mesi si è dimostrato poco abile nelle mosse belliche come dimostrano Egitto e Libia e come è per tradizione per i democratici, da Johnson a Carter fino a Clinton.

E’ altrettanto impensabile un intervento del Vaticano, perché non basterebbero numerose estenuanti telefonate del volenteroso Papa Francesco al Cremlino per convincere Putin che non è Kruscev e che è bravo nelle chiacchiere e nelle apparenze, ma lo è ancora di più nelle minacce militari e nel suo ego smisurato…Ah già l’Europa…L’UE si riunirà solo lunedì per discutere, mentre una guerra potrebbe già scoppiare, ma Ashton e Van Rompuy sono in ferie.

Dunque si ritorna alla realpolitik, altro che diplomazia. Troppo debole l’ONU, inesistente l’UE e troppo forte la Russia pronta a chiudere i rubinetti del gas a tutti senza alternative. Ma quale reazione può provenire da gente come Klitschko che ringraziava Putin per i complimenti dopo le vittorie o di Timoshenko che si è già rimessa a nuovo per incontrare lo zar? Il vero problema è proprio questo: gli ucraini potrebbero rivendersi alla Madre Russia piuttosto che rischiare il tutto per tutto. E’ bene saperlo prima di rischiare qualcosa per loro.

@angelodaddesio 

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