Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
5 Marzo Mar 2014 0958 05 marzo 2014

Efficienza energetica: nel 2014 è ancora sconosciuta. La vittoria delle capre

In tempi di crisi economica la parola all’ordine del giorno sulla bocca di tutti è risparmiare che fa il paio con tagliere. Peccato che dalle parole, purtroppo come accade sempre troppo spesso nel nostro Paese, non si passi mai ai fatti. Come emerso dal “Report immobiliare urbano 2013” redatto dalla FIAIP sono ancora una minoranza gli italiani che ritengono l’efficienza energetica un tema importante e che quindi, conseguentemente tentano di ridurre il costo della bolletta investendo in efficienza energetica.

Sorvolando il nostro Paese potremmo senza dubbio vedere come nelle case, nei capannoni e nei negozi la facciano ancora da padrone i sistemi di riscaldamento tradizionali: le vecchie caldaie nelle abitazioni delle famiglie, abbinate a termosifoni senza valvole termostatiche. Negli uffici invece non si contano il numero di condizionatori. Caldaie ad alta efficienza energetica? Impianti radianti da pavimento per il riscaldamento? Giammai, l’italiano medio, come ci ricordano diversi sondaggi su questi temi, non sembra intenzionato ad apportare migliorie alla propria abitazione nei prossimi anni, e ad invogliare non sono nemmeno i vari bonus fiscali che concedono sgravi del 50 per cento (e più) per chi riqualifica casa puntando sull’isolamento termico piuttosto che sul solare per riscaldare l’acqua o su un impianto radiante per il riscaldamento.

Riprova ne è quindi che quasi il 70% di chi vende casa (secondo il “Report immobiliare urbano 2013” citato precedentemente) non considera questo un tema importante, segno che l’efficienza energetica non è percepita come un valore dai proprietari che collocano un immobile sul mercato. Ma il tema è scarsamente conosciuto anche dagli acquirenti dove circa il 50% di loro non ha una percezione adeguata dell’importanza del tema dell’efficienza energetica.

Il risultato?

I dati mostrano chiaramente la netta predominanza di edifici in classe energetica G posti sul mercato, tranne che per il segmento delle nuove costruzioni. Ma a sorprendere è la grande percentuale di immobili di classe energetica scadente fra gli immobili ristrutturati, segno che le ristrutturazioni edilizie trascurano troppo spesso gli aspetti energetici di un immobile. D’altronde questa fotografia non deve sorprendere, se come pubblicato qui su Linkiesta nell’aprile 2012 dei 59,1 milioni di immobili presenti in Italia, il 65% è stato realizzato prima del 1976.

Morale? L’italiano medio continua a lamentarsi e a pagare. E lo Stato paga anche di più.

A metterlo in evidenza l’Energy Efficiency Report dell’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano, rilasciato a dicembre 2013, che evidenzia in primis come lo Stato paghi una bolletta energetica di ben 6 miliardi di euro l’anno, pari a 20-30 TWh elettrici (circa l’8% del totale nazionale) e 60-70 TWh termici (circa il 10% del totale nazionale). I numeri si riferiscono ad uno stock complessivo di immobili nell’ordine delle 530.000 unità (di cui in particolare circa 52.000 riferite a scuole e 38.000 ad uffici).

Eppure le soluzioni e le tecnologie per l’efficienza energetica ci sono, parliamo ad esempio della chiusure delle vetrate, delle superfici opache, dei sistemi di illuminazione, delle caldaie a condensazione, delle pompe di calore, dell’utilizzo del solare termico e della cogenerazione, con risparmi potenziali nella Pubblica Amministrazione pari a circa 1 miliardo di euro all’anno da qui al 2020.

A livello totale, sommando i risparmi “teorici” conseguibili la riduzione potenziale dei consumi energetici da qui al 2020 nel nostro Paese sarebbe pari a 297 TWh all’anno, di cui circa 44 TWh elettrici e 253 termici. Il raggiungimento del mercato potenziale darebbe luogo ad un giro d’affari medio annuo da qui al 2020 stimabile in oltre 7 miliardi di euro, di cui circa 2 miliardi riferibili ad interventi per l’efficientamento dei consumi elettrici e la restante parte riferibile ad interventi per l’efficientamento dei consumi termici. In questo caso, il settore residenziale, con circa 4,3 miliardi di investimenti attesi, rappresenta il settore cui è associato il maggior potenziale “atteso” (58% del giro d’affari complessivo), seguito dal settore industriale, con un potenziale di 2,4 miliardi (33% del potenziale globale).

Perché non si attua? È sì un problema “finanziario”, legato alla difficoltà di reperire risorse; è ancor di più un problema di “scelte politiche” - e a tal proposito invito a leggere il paper di Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni - ; ma ancor di più, come tristemente riportano i primissimi dati summenzionati, è un problema di “conoscenza” legato alla ridotta consapevolezza che si attiva solo in caso di necessità.

La vittoria delle capre.

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