Giuseppe Agliastro
Russia e dintorni
6 Marzo Mar 2014 2130 06 marzo 2014

Kiev si ribella alla secessione della Crimea, ma resta impotente

Il governo ucraino non ha la minima intenzione di lasciare che la Crimea cada nelle mani di Mosca, e tuona da giorni contro le autorità filorusse della penisola sul Mar Nero ribadendo che la secessione è "incostituzionale". Eppure, a parte le parole, Kiev sembra impotente di fronte all'aggressione militare russa e al referendum indetto per il 16 marzo per annettere la Crimea a Mosca.

La situazione è tesa anche in molte regioni orientali e meridionali del Paese, quelle russofone, ma lì la popolazione sembra divisa e le autorità centrali contano ancora qualcosa, tanto che oggi la polizia ha fatto sgomberare i sostenitori del Cremlino dal palazzo della Regione di Donetsk e ha arrestato 74 persone, tra cui anche il leader locale della protesta.

Da Bruxelles, il premier di Kiev, Arseni Iatseniuk, alza la voce contro i filorussi di Crimea: il referendum secondo lui "è illegittimo" e "la Crimea è e resterà Ucraina". Il presidente ad interim Oleksandr Turcinov usa parole forse ancora più dure: parla di "una farsa" e di "un crimine contro l'Ucraina commesso dai militari russi" che hanno ormai di fatto il controllo del territorio. Dalla parte di Kiev si sono schierati molti leader internazionali, dal presidente Usa Barack Obama al presidente Ue Herman Van Rompuy alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma, legittimo o illegittimo, il referendum si farà. Sia il parlamento della repubblica autonoma di Crimea che il Consiglio della città-regione di Sebastopoli (sempre in Crimea, dove è di stanza la flotta russa del Mar Nero) hanno fissato la data per il 16 marzo, e difficilmente la decisione della giustizia ucraina di emettere mandati d'arresto per il premier e per il presidente del parlamento della Crimea, Serghii Aksionov e Vladimir Konstantinov, avrà conseguenze pratiche. I due rischiano fino a dieci anni di reclusione per "azioni volte a cambiare il regime costituzionale", ma hanno alle spalle il Cremlino. E finché sulla Crimea restano gli artigli di Mosca è destinata a concludersi con un nulla di fatto anche la decisione della Rada ucraina di iniziare l'iter per sciogliere il parlamento della Crimea. Il governo di Kiev si dice pronto a concedere maggiore autonomia alla penisola (che è già una repubblica autonoma all'interno dell'Ucraina), ma sia a Simferopoli che a Sebastopoli i filorussi sono per la scelta più drastica: buttarsi tra le braccia di Mosca abbandonando Kiev con un referendum. E sulla democraticità di un referendum fatto con uomini armati che presidiano le strade sorgono non pochi dubbi.

Intanto nel sud-est dell'Ucraina, prevalentemente russofono, si susseguono le manifestazioni, sia a favore di Mosca che contro. La città più coinvolta è Donetsk, nel bacino minerario e industriale del Donbass, a un tiro di schioppo dalla Russia. Il palazzo dell'amministrazione regionale è stato occupato dagli insorti filorussi almeno un paio di volte, e altrettante la polizia ha sgomberato l'edificio. Oggi le forze dell'ordine però hanno usato la mano pesante, arrestando più di 70 persone, tra cui Pavel Gubarev, il capo degli insorti che nei giorni scorsi si è autoproclamato 'governatore del popolo'. Ma il vero governatore, l'oligarca Serghii Taruta, non ha comunque gradito l'irruzione di ieri dei filorussi nel palazzo regionale, dovuta - secondo lui - al fatto che gli agenti erano "demotivati". Il colpevole? Il comandante, che "ha fallito nel motivare i suoi uomini" e che sarà presto rimosso. La nomina di Taruta a governatore di Donetsk, avvenuta qualche giorno fa, è il segno che il nuovo governo di Kiev ha bisogno degli oligarchi dell'Est per mantenere il controllo su quelle regioni. A "consigliare" Taruta al presidente Turcinov pare sia stato lo stesso Rinat Akhmetov, l'uomo più ricco d'Ucraina che è stato per anni il maggior finanziatore del partito delle Regioni del deposto presidente Viktor Ianukovich.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook