Marco Sarti
Camera con vista
6 Marzo Mar 2014 1643 06 marzo 2014

«Volete la legge elettorale? Tagliatevi le poltrone»

Il Movimento Cinque Stelle l’ha ribattezzato l’emendamento “ammazza Italicum”. Ma la proposta di modifica 2.507 sembra quasi una sfida alla maggioranza. Traducendo dal politichese, la proposta suona più o meno così: «Siamo disposti a votare la legge elettorale di Renzi e Berlusconi, ma in cambio chiediamo la riduzione del numero dei parlamentari». Uno scambio virtuoso che rischia di rimanere inascoltato.

Intanto a Montecitorio procede il voto delle modifiche all’Italicum. Stasera la seduta andrà avanti fino a mezzanotte, poi i lavori riprenderanno lunedì mattina. Entro qualche ora, invece, l’Aula dovrà esprimersi sulla provocazione dei Cinque Stelle. 

Il testo dell’emendamento recita: «La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge costituzionale di modifica degli articolo 56 e 57 della Costituzione». Insomma, volete l’Italicum? Prima tagliate il numero di deputati e senatori.  

Una replica all’emendamento Lauricella (che proponeva di posticipare l’entrata in vigore della legge elettorale all’avvenuta abolizione del Senato). Con sostanziali differenze. «Perché per noi Palazzo Madama rimane un organo di controllo indispensabile», spiegano i grillini. «Matteo Renzi vuole risolvere il problema dei costi del Palazzo? Vincoliamo la legge elettorale a una vera riduzione dei parlamentari».

La sfida è lanciata. Difficilmente Partito democratico e Forza Italia la raccoglieranno. Ecco allora la minaccia a Cinque Stelle. Senza il taglio dei parlamentari, niente riforma elettorale. Se non si vincolerà l’entrata in vigore dell’Italicum alla riduzione delle poltrone, la nuova legge diventerà effettiva «a decorrere da un anno dalla data della prima riunione delle nuove Camere della legislatura successiva a quella in corso». Tradotto: senza tagli, si tornerà a votare con il Consultellum. Il sistema proporzionale recentemente disegnato dalla Corte costituzionale. Un incubo per Matteo Renzi.

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