In a sentimental mood
9 Marzo Mar 2014 1655 09 marzo 2014

Perché Civati ha fatto bene a restare nel Partito Democratico

Dalle elezioni del 2013 è venuto fuori un panorama della contemporaneità politica che ruota attorno a tre grandi movimenti (li chiameremo movimenti più che partiti, perché al di là delle loro incarnazioni in partiti politici, al fondo è chiaro che ci siano soprattutto tre movimenti di idee). Facciamo un po' di story-line.

Il Partito Democratico è il vincitore della contesa elettorale dello scorso anno, anche se per poco: nelle intenzioni rappresenta le aspirazioni progressiste del paese, una certa volontà di cambiamento nell'area del centro-sinistra (e chiariamo, nelle intenzioni). Sin dalla sua nascita nel 2007 il PD ha sempre vissuto grandi dissidi interni, e la dialettica delle sue mille anime ha molto spesso riflettuto questo contrasto, come per esempio la difficile convivenza al suo interno di laici e cattolici (del resto il PD nasce proprio come l'esperimento di una fusione tra DS e Margherita). E' probabile che la giovinezza del PD possa essere insieme un punto di forza e una debolezza: da un lato la ''vecchia guardia'' ha provato a preservare una certa filosofia del partito che poteva sembrare continuativa con il lavoro dei vecchi organi di potere; dall'altro la gioventù democratica, incarnata per esempio nell'ormai famoso ''spirito della Leopolda'' di Renzi e Civati, ha provato a immettere nel partito nuove aspirazioni, nuovi discorsi.

Il secondo movimento di idee ruota attorno alla figura di Silvio Berlusconi tout court. Il centro destra che ha vinto nel 2008 con il Popolo della Libertà era un partito da 38%, che è sceso al 22% nella tornata elettorale del 2013: tutto quello che però è immune dal tocco di Berlusconi non dura (lo sa bene Gianfranco Fini). Succederà anche al Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano: il movimento di idee che ha legato il popolo alla destra (o pseudo tale del paese) è stato il berlusconismo, non c'è molto altro purtroppo. E' il leader il collante che ha tenuto insieme il partito, e il fatto che non ci sia stato nessun passaggio di consegne fa prevedere che al prossimo giro il partito politico protagonista delle sorti del centro destra italiano resterà Forza Italia, con tanta pace di Alfano.

C'è un legame sottile tra questi due grandi movimenti italiani, che poi è la ragione che fa crescere l'altro terzo movimento forte di questi tempi, quello del Movimento Cinque Stelle, che per alcuni versi è un progetto personale come quello di Berlusconi in versione Grillo e Casaleggio, e per altri versi è un movimento programmatico (ci sarà più tempo di parlare dei grillini). La cosa che sta accadendo in questi anni è che fuori da questi tre movimenti base i partiti non sopravvivono: lo sa bene lo scudo crociato, e lo sa pure Nichi Vendola (che se non entra in coalizione col Pd resta fuori), lo sanno i movimenti di destra che non cedono a Berlusconi.

Per questa ragione Civati avrebbe fatto una cazzata ad uscire dal Partito Democratico. Anzitutto per cosa dovrebbe essere un partito come quello democratico oggi, e non è una questione di correnti interne che fanno raffreddare l'ambiente, ma piuttosto di temi da proporre, visioni politiche. Se il Pd diventa la visione renziana è ovvio che sta subendo una trasformazione in Pdl, ma non credo che Civati si auguri questo nuovo corso del partito in cui ha creduto. Per questo restare come una minoranza interna, magari capace di mobilitare per crescere, per farsi spazio all'interno del partito, e un domani diventare più forte in modo da avere potere di proporre in futuro, resta fondamentale. In fondo è quello che ha fatto Renzi, dopo aver perduto le primarie contro Bersani. Qualcuno ci avrebbe scommesso che sarebbe diventato premier dopo quella sconfitta?

Ma è questa la chiave di creare un movimento di idee in costruzione diverso specificatamente da quello berlusconiano e personalistico, e quello animato in rete da Beppe Grillo. Se Civati fosse uscito ne avrebbe perduto il Pd, e ne avrebbe perduto anche lui, perché alla lunga sarebbe stato fatto fuori dalla politica italiana. Sarebbe stato un peccato, perché è lui che resta a incarnare le aspirazioni progressiste del paese dentro il partito di maggioranza italiano. Esprimere un dissenso, proporre qualcosa: se sei solo esterno, se ti tagli fuori dal gioco, è molto meno probabile che cambierà qualcosa. 

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