Belfagor
11 Marzo Mar 2014 1840 11 marzo 2014

La fabbrica dei gattini ciechi

La gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Matteo Renzi ha fretta, giustamente. Oltre un certo limite però la velocità cessa di essere una virtù e diventa una fonte di pericolo. Il governo Letta era lento, e non proprio immobile. Dava perfino l'impressione di andare indietro, tanto era vorticoso l'andamento della crisi nel paese. Ci sarebbe stato modo di andare alle elezioni, ma questo dopo la sentenza della Corte sul Porcellum comportava una probabilità assai alta di riprodurre lo stallo. E così il giovane Renzi ha potuto cogliere in anticipo la sua occasione storica. Aveva fatto balenare grandi cose e molto ha continuato a promettere, da bravo imbonitore qual è.

Ora il mago è prigioniero del suo gioco. Per garantirsi una più ampia base di manovra ha rimesso in gioco Forza Italia. Per quanto la destra non sia certa di andare incontro a un trionfo elettorale, non è neppure disperata al punto da consegnarsi nelle mani del suo avversario principale. Ed ecco il gioco nuovo, far balenare il cambiamento, sfruttare al massimo l'esiguo spazio di manovra consentito dallo stato dei conti pubblici e sperare intanto negli effetti speciali della tanto millantata superiore abilità. Per ora il disegno politico è chiaro, riportare a casa una parte almeno del consenso passato al movimento 5 Stelle. Non così limpido il progetto da realizzare con l’azione di governo. Qui la navigazione a vista mantiene un primato che non sarà facile scalfire. Al di là di ogni speranza per ora la guerra ai Cinque Stelle sembra efficace. Il mediatico Renzi con il suo corteo di talenti in erba è in grado di contrastare bene la pirotecnia pentastellata.  

Per anni lo spettacolo in politica stava da una parte sola. Con Renzi si cambia verso. Lo spettacolo ormai è nei ranghi dell’esanime partito democratico. E dietro le quinte molti parlamentari sperano nella legislatura lunga. Promessa da Renzi all’atto dell’investitura e resa più attendibile dallo squilibrio che si sta per creare tra Camera e Senato in fatto di legge elettorale. Senza contare i tempi richiesti dalla pur improbabile abolizione del Senato medesimo. Così le speranze più varie trovano rifugio nella temporanea girandola delle novità.

Eppure una qualche resa di conti si avvicina pur sempre minacciosa. Dopo l’enfasi iniziale sulla «velocità» come imperativo categorico, già si comincia a intravedere il quadro dei possibili risultati concreti sul terreno dell'economia e per ora non ci sono scintillanti progressi in vista. Il malato non potrà stare davvero molto meglio solo perché avrà ingerito qualche pillola di placebo. Forse Renzi qualcosa di più può fare, ma prima smette di caracollare a vuoto per il piacere dello spettacolo e meglio è. Dopo tutto il suo mestiere vero non è quello di intrattenitore. E’ un governante, e come tale sarà giudicato prima o poi. La scdenza delle elezioni europee non aiuta, l'occasione è ghiotta per il voto irresponsabile e il clima è quanto mai favorevole ai demagoghi vecchi e nuovi. Sfornare una caterva di gattini ciechi sperando di salvarsi non aiuta.

La morte si sconta vivendo, diceva il poeta. E solo governando si esce dallo stallo. Non c’è altro modo, con o senza Renzi. C’è sempre un’altra spiaggia dopo quella che sembrava l’ultima, alla fine e per fortuna. Siamo un grande paese che nei momenti difficili sfodera risorse impensate.

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