Altro Che Sport
11 Marzo Mar 2014 1727 11 marzo 2014

Mondiali di atletica leggera, la sconfitta del sistema sportivo italiano

L’Italia non è una nazione leader nell’atletica leggera. Ai Mondiali indoor di questo sport, che si sono disputati dal 7 al 9 marzo scorsi a Sopot, in Polonia, gli azzurri non hanno conquistato nessuna medaglia (a differenza di altre 30 nazioni che ne hanno vinta almeno una) e complessivamente si sono piazzati 40° su 50 nazioni presenti nella classifica a punti, quella che tiene conto dei qualificati alle finali di ogni gara.

Un risultato imbarazzante che denota la mancanza di cultura sportiva reale del nostro Paese.

L’atletica leggera è infatti, a livello mondiale, la specialità più pervasiva. Per quanto un Paese poco potente a livello politico o economico, per quanto piccolo sia il suo territorio, per quanto scarsa la sua popolazione – almeno un potenziale corridore, o saltatore, o lanciatore riesce a esprimerlo. I gesti dell’atletica sono i più facili e universali, e in tante specialità sono anche tra i meno costosi da finanziare.

Ne è dimostrazione il medagliere di Sopot (qui il link alla pagina dedicata dalla Wikipedia) che vede ai primi posti nazioni da oltre 300 milioni di abitanti come Usa e Russia, ma poi 3ª c’è L’Etiopia, 5ª la Giamaica, 7ª Cuba. Insomma, c’è possibilità di far festa per tutti.

Cioè, quasi tutti.

Per l’Italia no.

C’è chi ha spiegato il cattivo risultato con le assenze degli azzurri migliori in tante discipline. Non c’erano i triplisti Fabrizio Donato (in carriera Campione europeo e bronzo olimpico a Londra 2012), Daniele Greco (Campione europeo indoor) e Fabrizio Schembri. Nel salto in alto non c’era Antonietta Di Martino, vincitrice di 2 argenti e 1 bronzo Mondiali.

C’era, nell’alto, Marco Fassinotti – quest’anno autore del nuovo record italiano con 2,34 e per questo indicato tra i possibili favoriti della gara. Fassinotti è giunto 6°, miglior risultato di un azzurro a Sopot, ma partecipava alla stessa gara di Ivan Ukhov, autore il 25 febbraio di un salto a 2,42 che non si vedeva dal 1994, quando lo fece il recordman mondiale Javier Sotomayor (salito l’anno prima fino a 2,45 – qui il link della Gazzetta dello Sport online su Ukhov e qui la carriera di Sotomayor sulla Wikipedia).

Il Campione Mondiale di Sopot, peraltro, non è stato Ukhov bensì Mutaz Essa Barshim, in rappresentanza del Qatar.

L’ennesima dimostrazione che l’Italia, come nazione, è in un baratro. Non funzionano nemmeno le cose semplici.

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