Alessia Di Consiglio-Levi
Chutznikit
13 Marzo Mar 2014 1246 13 marzo 2014

Piovono razzi sul Sud di Israele. L'Italia non lo sa.

Oltre 30 razzi sono stati lanciati ieri dalla Striscia di Gaza verso le città del Sud di Israele. La zona sotto attacco coinvolge 3,5 milioni di civili israeliani: il 40% della popolazione.  Anche oggi i lanci sono continuati. Le scuole non munite di rifugi antibomba sono state chiuse. L'esercito israeliano ha risposto con raid aerei che hanno distrutto una trentina di postazioni di lancio all'interno della Striscia. Dall'inizio del 2014 sono stati oltre 100 i razzi lanciati verso il territorio israeliano. Eppure.

Eppure apro i giornali, i siti internet, i telegiornali italiani. E nessuno ne parla. Come al solito ne parleranno quando la situazione si sarà già deteriorata. Aspettano che qualche civile palestinese rimanga coinvolto per poter puntare il dito contro "l'aggressore sionista", "dimenticando" di citare i motivi di cotanta violenza.

E silenzio da parte dei nostri mezzi di informazione, c'è stato anche nei confronti della notizia di una nave civile carica di munizioni spedita dall'Iran e destinata alla Striscia di Gaza, fortunatamente intercettata in tempo dall'esercito israeliano solo qualche giorno fa.

Come si può negare di fronte a questi fatti, l'uso spudorato di due pesi e due misure quando si vanno a trattare le questioni mediorientali? Contro ogni principio etico, la stampa italiana è innegabilmente schierata contro Israele e non si può negare la responsabilità che la cattiva informazione ha su comportamenti di odio come quelli verificatisi meno di due mesi fa a Roma.

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