Roberto Zichittella
Va’ pensiero
14 Marzo Mar 2014 1705 14 marzo 2014

Quel volo scomparso nel nulla

Ormai è passata una settimana dalla scomparsa  del volo MH370 della Malaysia Airlines, partito da Kuala Lumpur e diretto a Pechino. Decollato quando in Italia era la sera del 7 marzo, l'aereo è scomparso dai radar circa 45 minuti dopo il decollo. Da allora non si sa più niente. A bordo del  Boeing 777-200 (un aereo grande e sicuro, utilizzato anche dall'Alitalia per le tratte a lungo raggio) viaggiavano 227 passseggeri di 13 nazionalità diverse, insieme a 12 membri dell'equipaggio. Sono 239 persone. Scomparse nel nulla. Come l'aereo, un bestione lungo 63,7 metri e con un'apertura alare che sfiora i 61 metri.

La vicenda sta alimentando polemiche e misteri. Insieme a molta confusione. Come è ovvio, in questi casi, sulla rete stanno fiorendo le teorie più strampalate. C'è chi immagina l'aereo rapito dagli alieni, ma c'è anche chi non esclude il suo dirottamento in qualche località segreta. Per i  pessimisti, o i più realisti,  l'aereo è in fondo al mare. A molti sembra incredibile che, nell'epoca in cui saremmo tutti spiati, 239 persone possano sparire senza lasciare traccia. Nulla nei radar. Nulla nei satelliti. Nessun estremo messaggio su Twitter o Facebook. Nessuna telefonata prima di un eventuale schianto o nel corso di un dirottamento. Silenzio totale.

C'è chi non crede a queto scenario. Ecco allora un'altra ipotesi: sì, siamo tutti spiati, persone ed aerei. Nulla sfugge ai satelliti. Ma può far comodo non farlo sapere. Gli americani sanno, ma non vogliono farlo sapere ai cinesi. I cinesi sanno, ma non vogliono ammetterlo. E via continuando. Insomma, le grandi potenze della regione,  e non solo, non vogliono  far capire l'efficacia dei loro sistemi di controllo e spionaggio del traffico aereo e marittimo. Ma è possibile che si stia giocando questa partita sulla sorte di 239 persone?

Ormai la vicenda del volo MH370 sta avendo un risvolto geopolitico. Alle operazioni di ricerca dell'aereo (o di quello che ne resta)  partecipano forze aereonavali di 12 Paesi: Malaysia, cina, Vietnam, Stati Uniti, Singapore, Indonesia, Taiwan, Filippine, India, Australia, Nuova Zelanda e Thailandia. L'impegnio maggiore ricade sulle spalle della Malaysia (9 navi, 17 battelli, 3 elicotteri e 13 aerei), ma anche i cinesi si stanno impegnando in modo massiccio, anche perché sul Boeing scomparso c'erano 150 passeggeri cinesi.

Questo giustificato attivismo della marina e della aviazione cinese è visto con una certa inquietudine dagli altri Paesi della regione, molti dei quali hanno in sospeso dispute territoriali con la superpotenza asiatica. Quella della Cina in questi giorni, sia pure per uno scopo umanitario,  è una dimostrazione di forza che peserà sugli equlibri della regione. Soprattutto perché, dopo la decisione di aumentare quest'anno le spese militari del 12,5 per cento, la Cina  di domani sarà sempre più padrona dei mari e dei cieli asiatici.

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