Sogni di merito
16 Marzo Mar 2014 1437 16 marzo 2014

Indipendenza del Veneto: si vota da oggi fino al 21 marzo (anche sul web)

Da oggi -16 marzo - fino al 21, si potrà votare per il referendum consultivo per l'indipendenza del Veneto.

La domanda del referendum non lascia scampo a dubbi su quale sia l'obiettivo, è una domanda secca:

"Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”

Dopo aver votato al quesito principale si possono votare i delegati Veneti e altre tre decisioni:

1. Se il Veneto debba rimanere nella UE;

2. Se il Veneto debba mantenere l'Euro;

3. Se il Veneto debba stare nella Nato.

Sul sito www.plebiscito.euoltre a potere votare online (nel caso si sia fuori dal Veneto nei giorni del voto per lavoro, studio od altri motivi) vengono anche indicati i luoghi dei seggi, si trova il materiale che spiega la battaglia sia dal punto di vista dei SI', sia da quello dei NO, ed inoltre si può interagire proponendo le proprie osservazioni, consigli o perplessità.

Al netto di qualsiasi posizione superficiale, è sempre basilare dare voce al popolo per quanto riguarda temi delicati come quello della sovranità.

E dovremmo tutti pubblicizzare questa importantissima occasione, sia nel caso volessimo un Veneto dentro la repubblica italiana sia fuori da essa, libero ed indipendente.

Non pubblicizzarlo, o addirittura nasconderlo, vorrebbe dire non volere conoscere la vera volontà popolare. Significherebbe barare.

Dal mio umile e personalissimo punto di vista da libertario da bar, credo che un referendum del genere non sia tanto un punto di arrivo, quanto di partenza.

Può essere l'incipit di una ribellione verso uno stato accentratore ed inefficiente.

Non me ne frega nulla delle etnie o delle tradizioni, di presunti razzismi o di "Roma ladrona": se la capitale fosse Milano o Palermo si direbbe "Milano ladrona", "Palermo ladrona", perché il problema fondamentale è proprio l'accentrare la maggior parte delle decisioni ed imposizioni (fiscali, legali, etiche) ad un livello enormemente alto e lontano dai cittadini, facilitando quindi la sterminio di qualsiasi tipo di incentivi ai politici, che gestiscono soldi - e diritti - dei cittadini, a fregarsene di avere un feedback positivo (la cosiddetta accountability) da parte degli elettori.

Non per questo bisogna derubricare la questione a "e ma allora torniamo ai comuni medievali, mentre il mondo va avanti e si deve fare l'Europa per competere con USA, Cina, Russia e India, qui si rompe per andare a fare il Venetino".

E invece è il contrario, il mercato unico è ciò che di più buono possa avere la società per essere libera e pacifica.

Va costruita un'Europa di cittadini liberi di potere viaggiare, commerciare, vivere, lavorare dove ogni individuo meglio crede. Ma le comunità devono mantenere efficienza e rispetto nei confronti degli individui che le abitano. E ciò non è empiricamente possibile farlo con strutture molto grandi, molto accentrate e molto lontane dalle persone.

Vi lascio con due citazioni di un grande intellettuale e di una grande intellettuale (la seconda è mia amica, ma è comunque una grande intellettuale), entrambi che non possono essere assolutamente etichettati come "razzisti polentoni retrogradi", a voi la lettura:

"Lo stato non si pone più come un assoluto di fronte ai singoli e ai gruppi: è semplicemente lo strumento amministrativo della società stessa. (Hegel aveva presagito qualcosa del genere con l'idea dello Stato Etico). Perciò lo Stato da una parte è totalitario (qualsiasi ne sia la struttura istituzionale) ma d'altra parte è sconsacrato." - Bertrand Russell 

"La disintegrazione territoriale è il primo passo verso l'anarchia: meno certezza, più libertà. A voi la scelta. Mettere troppo potere in mano ad una sola entità (che sia lo Stato o l'Europa) è molto pericoloso a lungo termine. Dividere il potere è una priorità politica per la salvaguardia della libertà"Dominique Scar

twitter @gioviravetta

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