Luca Rinaldi
Pizza Connection
17 Marzo Mar 2014 1357 17 marzo 2014

Le carceri italiane non garantiscono i diritti umani: dall'Inghilterra stop alle estradizioni

Domenico Rancadore, detto ''U profissuri'', ex capomafia di Trabia ed inserito nell'elenco dei latitanti pericolosi, e' ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed estorsione. In virtù di queste accuse, e di una condanna per mafia dopo 19 anni di latitanza è stato arrestato lo scorso agosto a Londra. La Polizia italiana era sulle tracce del boss da tempo: ex insegnante di educazione fisica, a Londra, con moglie, figlia di un ex console, e due figli, era nota da tempo, con tanto di richiesta di estradizione. Problema: in Inghilterra il reato di associazione mafiosa nell'ordinamento inglese non e' previsto e la richiesta di estradizione fatta dalla Procura di Palermo nei confronti dell'ex capo della famiglia di Trabia non era stata accettata. Un nuovo mandato era stato inviato dalla stessa procura, e inizialmente il giudice Howard Riddle aveva deciso in favore dell'estradizione del boss verso l'Italia, con la garanzia del rispetto dei diritti umani dell'arrestato.

Nel frattempo però è intervenuta una sentenza dell'alta corte inglese che ha negato l'estradizione verso l'Italia del detenuto Hayle Abdi Badre dietro richiesta della procura di Firenze: Il Ministero della Giustizia italiano non aveva offerto sufficienti garanzie che il detenuto in questione, cittadino somalo, non avrebbe subito trattamenti “inumani e degradanti” una volta arrivato in carcere.

Il mancato intervento di riforma delle carceri auspicato dopo la “sentenza Torreggiani”, pronuncia con cui nel 2013 l’Europa ha condannato l’intero sistema carcerario italiano per le condizioni inumane applicate in cella, sta mettendo così a serio repentaglio una serie di procedimenti di estradizione e anche alcuni processi che coinvolgono persone residenti al di fuori del territorio italiano, ma che in Italia hanno commesso reati che implicano l'arresto.

Rancadore, che ha vissuto a Londra dal 1994 al 2013 sotto il nome di Marc Skinner, oggi 65enne, professione insegnante di educazione fisica, è stato liberato e sottoposto all'obbligo di firma e la sorveglianza con braccialetto elettronico. In Italia avrebbe dovuto scontare una pena a sei anni di reclusione.

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