Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
17 Marzo Mar 2014 2018 17 marzo 2014

L'OltreNoi

Lavoro in un ufficio ai margini della City, ai confini fra lo Square Mile e Hoxton, proprio sulla linea di delimitazione della cittadella romana dal ‘di fuori’, l’extra-moenia latino, un’altra di quelle linee immaginarie che separano il qui da un altrove, tracce artificiali ma che diventano nel tempo visibili e definiscono lo spazio: da un lato della City i palazzi nuovissimi della grande espansione architettonica degli ultimi dieci anni, una forma di sfida alla crisi finanziaria in acciaio e cristallo in forme sempre piu’ ardite, dall’altro i filari di case georgiane e seicentesche, un tempo dimora delle minoranze etniche che approdavano qui, oggi case di hipster danarosi e sedi di societa’ di hi-tech, i magazzini di commercianti del dopoguerra.

Dalla mia finestra si vede una strada perpendicolare rispetto al palazzo, come un corridoio di entrata nell’East End, attorniato da case a schiera che hanno visto forse il grande incendio del 1666 e, con una cadenza quotidiana, verso le undici, noto sempre una ragazza passare ed attraversare la strada, in fondo a questo canalone di case. La riconosco, dalla figura, dal passo, dalla coincidenza temporale del suo passaggio, piu’ o meno quando uno dei miei colleghi mi chiede se voglio un caffe’.

Nelle stagioni cambiano gli abiti della ragazza, la quale, a volte, passa con un ombrello aperto, ma la riconosco soprattutto per una costante: trasporta, quasi sempre, una scatola, una di quelle di cartone da archivio rese famose dalle fotografie dei banchieri di Lehman, quando, nel settembre del 2009, furono licenziati in massa. Cammina spedita ed attraversa la strada, prima di affogare dentro il meandro di stradine di questo villaggio nel cuore della finanza globale.

Non so chi sia e soprattutto, data la distanza dalle mie finestre e la strada da cui la vedo passare, sempre verso le undici di mattina, non capisco quale sia la sua motivazione.. Mi sono interrogato varie volte per quale motivo quella scatola e quelle gambe apparissero in maniera cosi’ precisa, per quel vicolo. All’inizio pensavo ad una coincidenza, e lo avrei pensato se non fosse stato per la scatola. Poi, alla fine, i dati raccolti dalla realta’, dall’osservazione, hanno cominciato ad accumularsi. E’ la stessa persona e, nonostante la separazione enorme fra noi due, nonostante l’apparente mancanza di connessione, sono qui, ad interrogarmi su chi sia, cosa faccia.

Forse dentro il pacco ci sono documenti che devono essere spostati regolarmente fra vari uffici, forse e’ una matta che gira tutta la City in cerchio, per il solo piacere di sollevare domande e dentro il pacco ci sono fotografie di fantasmi, azioni di societa’ fallite. Forse. Quel che e’ sicuro e’ che la ragazza rappresenta un OltreMe, una presenza quasi fantasmatica, cinematica, nella mia giornata e, comunque, con una sua vita propria e precisa, al di fuori di ogni sfera di interesse od influenza che pertenga a me od a quello che faccio. E’ oltre, altrove, ha una sua essenza indipendente. Potrei assumere che, come in un film di Hitchock, la ragazza non esista, ma sia solo una proiezione della scatola, una scatola preesistente al tutto e onniscente. Se fossi un’animista, la scatola potrebbe essere Dio o uno spirito che regola i flussi e le emozioni di questa cittadella della finanza, innervata nel mondo attraverso satelliti, fibre ottiche, occhi vigili ed orecchie attente. E la ragazza, che continua a spostare qualcosa con la sua scatola, ignara che in un lato del panorama attorno ci sia tutto questo scervellamento, rappresenta il mondo, quella parte del pianeta che definisco L’OltreNoi.

L’OltreNoi e’ questa dimensione del reale, in cui le cose accadono a nostra insaputa, al di fuori del nostro controllo e sono inserite in uno spazio-tempo che appartiene a noi in piccoli frammenti, spesso come memorie collettive o come aspettative condivise. L’OltreNoi e’ quello che ci ha portato dove siamo ora, nel presente, quello che abbiamo davanti, e quello che ci accompagna ai lati, in soldoni il bozzolo in cui siamo avviluppati, ma che continuamo a considerare indipendente ed irrilevante nelle nostre azioni e decisioni quotidiane. Il dubbio rimane sempre che ogni nostra azione, come in un sistema non caotico ma complesso, possa provocare altre forme di attivita’, anche quella semplice, cerebrale, che il passaggio della ragazza e della sua scatola, genera in me.

L’OltreMe/OltreNoi e’ quella sostanza del reale che modifica e che diversifica il mondo attorno a noi in ogni istante. Anche noi ne siamo parte, ma continuiamo a considerarci un’essenza diversa, distaccata dalle sorti generali del pianeta. E’ un vero problema culturale quello della dimensione dell’impatto delle nostre azioni, mai contabilizzato abbastanza, nella sua complessita’. Ne esistono versioni parziali, studi ambientali ed economici, esistono studi della complessita’ che spesso si fermano di fronte ad un quadro di insieme e non riescono a combinare l’osservazione con l’azione. La  teorizzazione economica e finanziaria rimangono sforzi di adattamento al futuro di osservazioni seriali e seriose imparate nel passato. Serie storiche e statistiche di ogni genere abbondano ma continua ad esserci una presunzione congenita alle leggi dell’economia, in cui siamo condannati ad una dicotomia ormai secolare fra liberismo e socialismo, mentre anche le leggi della fisica sono state scritte gia’ decine di volte. Un economista e’ come un adepto di una religione, con la differenza che sostituisce ai dogmi le costanti ed il Paradiso o l’Inferno con un’aspettativa di un mondo perfetto, in cui tutte le variabili marginali conducano all’infinito, di un benessere senza uguali o la tregenda della stagnazione (che in termini economici e’ la vera dannazione, perche’ nel declino trionfa l’arbitraggio). Mentre il mondo continua a cambiare sotto ai nostri occhi, le ragazze con le scatole passano indisturbate a cadenze regolari, le stesse scienze sociali ed economiche predicano la salvezza e la speranza solo se si accettano le condizioni imposte in un passato che non ci appartiene piu’, sulla base di condizioni di base, di criteri di valutazione ormai diventati obsoleti. In una societa’ che viaggia a parecchie centinaia di chilometri all’ora, continuamo a sentirci obbligati, costretti da accordi, trattati, regole e regolamenti scritti quando ancora non esisteva internet, continuiamo a far viaggiare ambasciatori, delegazioni economiche per problemi risolvibili in una conference call e con uno sharepoint. Ignoriamo l’OltreNoi, la dinamicita’ insita, nascosta nella societa’ moderna. Ma non preoccupiamoci, l’OltreNoi si prendera’ cura anche di noi, siamo all’alba di uno stravolgimento della struttura della societa’, dove ognuno avra’ la capacita’ di sentirsi individuo, persona. La piu’ grande rivoluzione della caduta del blocco sovietico e le rivoluzioni industriali e sociali in Asia e’ che tutti ora sono nella posizione di contare uno, si sentono individui, nella capacita’ devastante di comunicazione che i mezzi di comunicazione ci regalano, capaci di prendere decisioni, di costruire la propria rete di relazioni, con persone mai conosciute prima, spostando beni, intenzioni di voto, idee alla velocita’ della luce. E’ cominciato con la musica e l’editoria ed il trend continuera’, con il commercio, la finanza, e la politica. Le prime frasi saranno dettate da una complessita’ senza precedenti, in quel momento in cui dovremo tutti reinventarci non solo la maniera con la quale verremo retribuiti e come scambieremo i beni, ma soprattutto nel senso di responsabilita’ civile che dovremo ricostruire. Un esempio di OltreNoi e’ quello che ho di fronte ogni volta quando vado al parco di Wimbledon con la famiglia: sui cesti dell’immondizia campeggia una scritta gigantesca, che dice piu’ o meno ‘usateli solo se proprio necessario e, se potete, portate l’immondizia a casa vostra’. Il messaggio e’ chiaro: ognuno ha un peso da portare, un costo da finanziare e si sopporta meglio se condiviso e distribuito, che sia la munnezza del picnic, il costo delle scuole, delle strade, della ricostruzione di un paese ed un continente a corto di fiducia ed ancora lunghi di speranza.

L’OltreNoi e' la base su cui i sognatori creano la loro autorita’ emergente, quei sognatori pratici che un mondo nuovo riescono ad intuirlo, nei movimenti delle persone, delle cose, nelle permutazioni degli eventi, che poi un mondo migliore riescono anche a definirlo, pianificarlo e costruirlo.

Nel mondo nuovo che ci aspetta, dove molte delle relazioni e delle regole odierne scompariranno, la difficolta’ sara’ solo iniziale. Saremo, spero, subito sconvolti dalla facilita’ con la quale le relazioni possono cambiare e semplificarsi, nel momento nel quale tutte le sovrastrutture saranno eliminate, ridotte all’osso, un mondo dove le scatole, forse, avranno le gambe e voleranno con droni sui cieli fiamminghi d’Europa. Con buona pace della ragazza e della mia attesa di fronte alla finestra.

Soundtrack

Bloc Party – The Prayer

www.youtube.com/watch?v=T8oRFcA0mFM

Clouds – Year Zero

www.youtube.com/watch?v=Rk_rU2DXz0Q

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