Marta Calcagno
Blog Notes di Marta
23 Marzo Mar 2014 1958 23 marzo 2014

XII edizione di Uovo-per parlare di performance e della fine del teatro di regia

Si chiude questa sera al Crt-Teatro dell’Arte con la performance dell’ungherese Matija Ferlin, ore 20.30, la XII edizione di Uovo, il Performing Art Festival nonchè uno dei pochi momenti in cui Milano si popola finalmente di un vero spettacolo di ricerca, che abbandona il teatro di drammaturgia per accostarsi ad una forma più completa di rappresentazione perché più in grado di accogliere diversi modi di intendere la scena e l’attore: prendiamo il lavoro della Societas Raffaello Sanzio/Romeo Castellucci, “Attore, il tuo nome non è essatto”, che era in Palazzo Serbelloni in corso Venezia ieri e oggi (sabato e domenica) a più riprese. Attori e attrici si alternano in una delle bellissime sale del Palazzo per interpretare, tra attrezzi di scena tecnologici un po’ alla Brecht, e azioni mimate, diversi casi di pazzia nei secoli. O prendiamo la performance di Tino Sehgal interpretata da Frank Willens, andata in scena al Crt il 21 marzo, in cui l’attore americano completamente nudo si muove sul palcoscenico interpretando la danza stessa ed eseguendo passi classici e non, in un interrogativo continuo sul valore del movimento stesso (domanda forse troppo ardua o non chiaramente espressa solo da un continuo muoversi e saltellare sul palco: seppur eseguito con bravura lo sforzo del ballerino risulta vano e quasi noioso). Il tutto dopo la performance del francese Jerome Bel, “Shirtology”, il 20 marzo al Teatro dell’Arte, o il concerto di Carlo Boccadoro, il 19 marzo in Triennale, che esegue una solo per pianoforte di Stockhausen della durata di 2ore e 30 minuti ininterrotti: nella sua varietà di stili e di luoghi (gli spettacoli si sono svolti in Triennale, al Teatro dell’Arte, a Palazzo Serbelloni, alla Biblioteca Sormani e a Buka- la Nuova CGD), Uovo rappresenta uno sforzo nel cercare di capire dove sta muovendosi il giovane teatro contemporaneo, anni luce, a mio parere, dal teatro di regia tradizionalmente inteso, che ha certamente svolto un ruolo importante, fondamentale, nella storia del teatro, ma che ormai è abbondantemente superato da nuovi codici espressivi (come un maggiore uso del copro rispetto alla parola e un uso più significativo della tecnologia), da una totalmente diversa disponibilità economica (che non permette la realizzazione di spettacoli complessi per giovani compagnie) e, soprattutto, da nuovi messaggi da diffondere, che si liberano del testo drammaturgico per arrivare all’azione e al senso stesso da rendere sulla scena. Quasi come il passaggio dalla pittura figurativa a quella astratta.

www.uovoproject.it, info@uovoproject.it, 348-8039149

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