Emanuele Rigitano
Ego politico
24 Marzo Mar 2014 0949 24 marzo 2014

L'Impero russo colpisce ancora (e il rischio effetto domino)

Non mi sarei aspettato che Putin portasse fino in fondo l'annessione della Crimea alla Russia. Il gioco geopolitico internazionale è molto delicato e riguarda la rottura di equilibri nati da accordi tra l'Occidente e la Russia post Urss. Ora gli eventi che hanno portato alla fuoriuscita del filorusso Yanukovich dal potere a Kiev può avere effetti destabilizzanti per tutto l'est ucraino, storicamente più vicini culturalmente a Mosca che non all'Europa di Bruxelles. Il presidente russo ha fatto riferimento all'autodeterminazione dei popoli per giustificare la secessione della (ormai ex) regione russofona dell'Ucraina, avvenuta dopo un referendum che ha sancito, almeno stando ai dati, un plebiscito a favore della separazione.

La stessa Russia però non riconobbe al Kosovo la sua separazione dalla Serbia, Stato di cultura slava storicamente nei pensieri del potere russo (ricordiamo che l'interesse dello zar per la Serbia fu una delle ragioni dello scoppio della prima guerra mondiale),  a differenza di Europa e Stati Uniti che fecero una scelta repentina a riguardo. A maggior ragione il diritto all'autodeterminazione non è stato concesso alla Cecenia, area infuocata protagonista di scontri col potere centrale fino al terrorismo.

Oltre a una partita ancora aperta in Ucraina c'è da sottolineare come il termine "Anschluss" di hitleriana memoria è molto provocatorio per descrivere l'azione di Putin ma ha un fondo di verità. Innanzitutto per i precedenti scontri in Abkhazia e Ossezia del Sud: aree riconosciute della Georgia a livello internazionale ma la Russia le riconosce come autonome. In realtà c'è un controllo su queste due Repubbliche di fatto (l'Ossezia del Nord è una regione russa). Altre aree con consistente popolazione di etnia o cultura russa cominciano a scalpitare per entrare a far parte di una nuova madrepatria. Il 18 marzo è stata la Transnistria, strisca di territorio di confine tra la Moldavia (di cui formalmente fa ancora parte) e l'Ucraina, a farsi avanti in virtù di un referendum del 2006 che sancì al 95 per cento la volontà di far parte del territorio controllato da Mosca.

La situazione delinea una prova di forza russa analizzabile secondo vari fattori: lo scontro con l'Occidente che tenta di allargare la propria influenza in aree ex Urss, un ritorno di fiamma del nazionalismo russo, le difficoltà della sfera di potere di Vladimir Putin che tenta la carta militare-patriottica. Una situazione con un potenziale esplosivo anche per l'esclusione della Russia dal G8 e per il tentativo di isolamento da parte di Usa e Europa. Quest'ultima a maggior ragione, visto che non vuol sentire parlare di referendum separatisti. La Scozia ha ottenuto per settembre il voto per stabilire se può nascere uno Stato autonomo dal Regno Unito, a cui si vorrebbe accodare una parte dell'Irlanda del Nord (quella che ha come riferimento il partito Sinn Feinn) per unirsi all'Irlanda. In Catalogna soffiano sempre più forti venti di autonomia, con l'evocazione di uno stato indipendente dalla Monarchia spagnola. Le Fiandre sono sempre più in fibrillazione per separarsi dal resto del Belgio, dopo un grande successo dei partiti indipendentisti. Infine l'Italia, dove ci sono la Sardegna e il Veneto che stanno rafforzando percorsi alla ricerca della "liberazione" dallo Stato centrale italiano, per loro sempre più simbolo di oppressione che non di opportunità.
 

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