Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
25 Marzo Mar 2014 0138 25 marzo 2014

Anni '80. Un epigramma

Frank Auerbach, uno sketch di un viso sconosciuto, un dipinto, come musica, il colore, il grigioverde della scoperta dei muri attorno al cuore d'Europa. Tu, io, Berlino, o, forse, era Piombino, quando ancora funzionavano tutti gli altiforni e il porto sembrava l'inferno. Con vista mare. Le bandiere rosse e gli autonomi, i sassi e le molotov, a scemare, a ridursi, mano a mano che la follia delle pistole veniva sostituita da poltrone negli enti e contratti a tempo indeterminato. Irriducibili, a cottimo. Falstaff erano il punk e la new wave, le catene di Sant'Antonio scritte a penna, con la bic gialla. Eppure, noi, dove eravamo? Dove ballavamo? Banana Moon o Tenax? Eravamo gia' prigionieri di una nostalgia preterintenzionale, nei nostri cappotti neri finto-Armani, nella notte che ci ospitava, che fossero Firenze Bologna o Padova.
Wenders, Jarmusch e la fine della poetica dell'autostrada, quel mattino che cominciammo a svegliarci con le morti della Grande Epidemia, da Pier Vittorio fino a Robert. Erano gli anni del rossetto, della musica nera, densa, scura, ripetitiva. Clock DVA e Cabaret Voltaire. Fuggimmo per un po' dalle chitarre, mettendo in dubbio tutto, genere, sessualita', politica. Est ed Ovest, comunismo, socialismo,  democrazia cristiana. Vedemmo oltre, attraverso, dentro la finzione. Ce l'insegnarono John Lydon e Malcolm McLaren. Ci dissero alfa ed omega, ci inondarono di suoni intessuti negli abiti. E poi, eccoli i due re David di questa generazione nevrotica, Bowie e Sylvian. Siamo noi la Westfalia, siamo noi l'opacita'. Quando gli anni Ottanta finirono, eravamo pronti a credere a tutto, perche' tutto era gia' accaduto, nelle dark room, negli angoli delle periferie, nei cerchi magici di designer e architetti. I colori si erano mescolati, si erano uniti, nelle trame di Missoni e avevamo impacchettato isole in polietilene fucsia. Da quel giorno, viviamo in un oltre da cui ci sveglia solo il basso di Mike Karn, roba ora per gli angeli e per questa casta di sopravvissuti.
Decenni interi hanno lasciato uno strascico di innovazioni, di nuovi mondi esplorati e ripetutamente riveduti e corretti. Da qualche parte, invece, giace un magazzino, fra Prato e Pistoia, di tutte quelle pezze, quelle fanzine, quelle cose dette e mai realizzate che, cari amici, abbiamo discusso nelle 'notti del Cabiria', allo Spazio Uno, nel cortile del liceo e poi di fronte a Lettere o lungo l'Arno. Come una discografia di Joe Jackson, completa di tutta la sua mutazione da punkster a raffinato cantore della voracita' dei nostri anni Ottanta, un giorno riascolteremo e leggeremo tutto, come andava fatto allora, da adulti.
Quegli anni ci abituarono alla plastica, alla prevenzione, alla provocazione fine a se stessa, all'idea sottile come le polveri radioattive di Chernobyl che tutto puo' essere finto, replicato. Furono anni in cui imparammo il lessico elementare dei nuovi media, in cui spostammo il mondo dalla carta al video. Le installazioni su tecnologie futuriste che erano gia' obsolete il giorno dopo, le immagini di centomila schermi di riprese fatte a casa, a caso, al rallenti', cut and paste. Imparammo allora l'importanza di editare, dita, re.
Figli di Alexander Robotnick, l'Eneide in cui ci imbarcammo ancora non ci ha portato a casa. E mai lo fara', dato che noi apparteniamo al passato, la terra in cui non si torna mai. Se non che, nelle notti di cieli aperti, la musica angolosa e nodosa di quegli anni mirabili, ci ricorda che in tutto quello scintillare e quell'apparire si nascondeva la solita debolezza umana. Con i capelli cotonati. Siamo noi quei volti tracciati con le dita e pennellate forti di Auerbach. The Sound - Iron Years
http://youtu.be/oMoaW7D2rkY

The Japan - Visions of China
http://youtu.be/WhC8LnFd2LE

Alexander Robotnick- Problemes d'amour

http://youtu.be/cG0uf41K7Jo

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook