Gianmaria Tammaro
’O pernacchio
29 Marzo Mar 2014 1227 29 marzo 2014

La goccia che ha fatto traboccare la tazzina (di caffè)

Tra crisi che non la smette di mietere le sue vittime, F35 che vanno venduti (e quindi comprati) a tutti i costi e Obama in visita al Vaticano e da  Renzi, la notizia più sconvolgente della settimana è stata, senza ombra di dubbio, quella del degustatore triestino che ha detto che il caffè di Napoli fa schifo. Dico fa perché è una cosa recente e perché il tipo ne è convintissimo. Ha fatto una media tra nove tazzine e ha tirato le sue somme. E che somme! È andato da Gambrinus e gli ha detto che fare il caffè non è cosa sua, e la stessa cosa l'ha fatta in altri otto posti, dimenticandosi forse che le cose migliori si fanno dove il grande pubblico non va nemmeno. Ma sorvoliamo. Molti hanno urlato allo scandalo e certi volevano proprio andarlo a trovare questo signore per capire che cosa ci fosse di sbagliato nel caffè di Napoli. Forse, azzardo, proprio il fatto che sia di Napoli. E a certa gente, di questi tempi, viene il mal di pancia solo a sentirla nominare Napoli (figurarsi se poi devono anche pigliarsi 9 caffè caldi che lo sappiamo tutti: sciolgono le viscere che è un piacere).
Ai gusti del singolo, che non so assolutamente che canoni abbia utilizzato per fare le sue indagini, non si possono opporre né prove e nemmeno testimonianze. Perché una cosa o ti piace o non ti piace: il fatto è piuttosto semplice. Però un po' la faccenda fa sorridere. Mi spiego: prima ci è stato recriminato d'essere fetenti e criminali, poi - avendo scoperto che di tutta l'erba non si può fare un fascio - è stato il turno dell'agricoltura, non buona per via della monnezza che si cela (celava? Celerebbe?) sotto terra. E quindi in ginocchio l'economia, l'agricoltura, famiglie distrutte e famiglie rovinate. Ma tanto, a quanto pare, non è bastato. Viene Report che fa una di quelle Inchieste che ti cambiano la vita ("il caffè a Napoli fa schifo", mi pare abbia intitolato) e anche il signore dell'associazione Europea di intenditori di caffè (molta gente del nord, che il caffè lo fa acquoso, e poca gente del sud, che il caffè lo fa... lo fa diverso). 
Ora io, per non pensarci o forse per pensarci in modo diverso, sto ascoltando da giorni - almeno una volta al giorno, dopo pranzo o appena svegliato - la canzone di Pino Daniele: «'na tazzulella di caffè». Che se pure vecchia di qualche anno/decennio, coglie ancora nel pieno la questione. «'na tazzulella 'e cafè e mai niente ci fann sapè / nuje c puzzamm 'e famm 'o sann tutt quann, e invece e c aiutà c'abboff'n 'e cafè». Una tazzina di caffè e non ci fanno mai sapere niente. Noi moriamo di fame, lo sanno tutti quanti, e invece di aiutarci ci riempiono di caffè. Per la serie: ci sono altri dieci, cento, mille problemi e questi si concentrano - stavolta letteralmente - sul caffè. Che a qualcuno piace e a qualcun altro non piace, come è successo qualche anno fa con la pizza, che dicevano fosse migliore a Verona (mi pare, ora non ricordo. Assegnazioni del Gambero Rosso). C'è questa tendenza nell'essere umano: questa costante intenzione di mettere KO, ridurre in miseria e in ginocchio il proprio avversario/antagonista/nemico/concorrente senza mai volersi fermare. A Napoli non ci sta niente? Ottimo: gli dobbiamo togliere pure quel poco che ha ancora. E non è vittimismo, veramente. A me, come ad altre centinaia di migliaia di napoletani, non frega proprio niente di questa storia del caffè: so che altrove non lo berrei tanto volentieri; so che come lo facciamo qua mi piace, e Report, onestamente, non lo guardo.
Però sembra veramente che si dica al morente che ha i capelli fuori posto; all'automobilista con la macchina senza ruote che ha i vetri sporchi. Al bambino senza scarpe che si deve abbottonare bene perché fa freddo. Specchietto per le allodole, caffè per triestini, miseria e nobilità, pazziamm 'e ririmm e come al solito, storia trita e ritrita, chi soffre - chi ci perde - siamo noi. Noi solamente. Quelli che dicono, provano a fare, restano soli e rimangono fottuti: da amici, parenti, nemici e manco conoscenti. Io provo a non pensarci - ecco, l'ho detto. È l'unica cosa da fare, certe volte. E mi riguardo questo video - dopo aver riascoltato Pino Daniele, almeno una volta a giorno - di De Filippo che spiega al professore come si fa veramente il caffè. E che è una cosa personale, intima, e che non tutti lo fanno alla stessa maniera. E che quindi non a tutti può piacere.

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