Simone Paoli
Actarus
7 Aprile Apr 2014 1945 07 aprile 2014

Euro sì, Euro no, chi lo spiega meglio?

In vista delle elezioni del 25 maggio, furoreggia in rete (e non solo) il dibattito sulla Eurexit, ovvero l’uscita del nostro paese dalla moneta unica. In realtà questo dibattito ha ormai assunto valenza continentale, e si trasforma in declinazioni più o meno esplicite in diffidenza, disgusto fino ad arrivare a vero e proprio odio verso le istituzioni Europee e i vincoli che i vari trattati impongono.

Vorrei focalizzarmi su un fattore decisivo, la capacità comunicativa di chi sostiene questa e quella posizione, evitando accuratamente di “personalizzare” il ragionamento.

Certo che leggere oggi meravigliate e scandalizzate affermazioni sui risultati dei partiti “no-euro/pa” significa non aver capito che la comunicazione di questi movimenti è risultata decisamente efficace.

Prendo come esempio il dibattito sull’Euro, perché è stato uno dei primi temi di discussione quando mi iscrissi a TW nel 2012. NON intendo affrontare la questione nel merito, ma solo sottolineare perché a mio avviso questo tema sta facendo breccia nella gente.

Il primo e a mio avviso principale motivo è che i noeuro comunicano decisamente meglio. Messaggi più semplici, slogan efficaci ed immediati, tesi argomentate su ogni punto. Hanno certamente il vantaggio (non da poco) che in politica è più facile dire no ed opporsi, ma va detto che lo usano al meglio.

Il secondo è che la maggior parte delle persone ha visto nell’Europa e nei vincoli e nelle azioni “imposte” agli ultimi governi Italiani una delle cause dell’aggravarsi della recessione e della crisi. Anche qui, sia vero o meno questo è quello che è passato.

La combinazione di questi due fattori fa sì che servirebbe a sostegno delle tesi proeuro un campione della comunicazione. E invece. Non me ne vogliano preparatissimi professori, ma l’effetto mediatico della maggior parte delle loro uscite è controproducente. Saccenti, totalmente incapaci di trasmettere un messaggio chiaro e convincente, pronti ad irritarsi davanti alle critiche e a nascondersi dietro i loro titoli. Qualcuno ci prova, ma non sempre i risultati sono pari all’ammirevole sforzo profuso. Stendo un velo pietoso sui politici, che spesso e volentieri danno l’impressione di non credere loro per primi in quello che dicono.

Basta questo a decretare il trionfo dei noeuro? Ovviamente no, la gente poi vota anche in base ad altri parametri, e i partiti più avanti nei sondaggi sono pro euro ed Europa (PD) e/o più o meno neutri sull’argomento (M5S e FI), anche se gli ultimi due strizzano più di un occhio al fronte noeuro fiutando l’aria.

Vorrei concludere con una considerazione più generale. Spesso leggo persone preparate che si lamentano che “la gente” voti di pancia. Io credo sarebbe ora che le persone preparate, che vogliono confrontarsi con la Politica, si rendano conto che essere preparatissimi su un argomento non basta. E meno ancora serve lagnarsi che “la gente” osa seguire slogan populisti ma efficaci invece di precise e complicatissime argomentazioni.

Quelle servono e sono fondamentali in convegni e discussioni tra esperti del ramo (attenzione però, anche lì devi convincere chi non la pensa come te…), ma la Politica è altro campo di gioco con altre regole. Se ci scendi (o sali…) non puoi lamentarti se gli altri usano scarpe con i tacchetti e tu scarpe di cuoio all’ultimo grido. Sei più figo, più classy, ma prendi un sacco di goal.

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