Vittorino Ferla
La Luna storta
9 Aprile Apr 2014 1148 09 aprile 2014

La Corte boccia il divieto di eterologa: le voci dei protagonisti

Dopo 4 anni di attesa – in assenza totale del Parlamento e del Governo - finalmente si potrà dare una risposta a una questione non più eludibile che ha creato un vuoto di tutela e incentivato il mercato degli ovociti in Europa. Queste le dichiarazioni di Cittadinanzattiva, Hera Onlus e Sos Infertilità, associazioni promotrici del ricorso alla Corte Costituzionale che ha dato vita alla sentenza di oggi che ha dichiarato incostituzionale la legge 40. 

Le dichiarazioni dei protagonisti

Maria Paola Costantini, difensore delle coppie e referente nazionale di Cittadinanzattiva per le politiche di PMA

E’ un successo delle coppie, delle Associazioni e di medici e delle società scientifiche che dal 2010 hanno posto questioni rilevanti e concrete per la vita delle persone. Dopo 4 anni non si poteva arriva continuare ad aspettare. Il legislatore nel nostro Paese è stato assolutamente silente e indifferente nonostante la decina di ricorsi anche sulla diagnosi pre-impianto.

E’ evidente che con questa decisione si è eliminato un vuoto normativo che creava una discriminazione per le coppie sterili nel loro percorso genitoriale. Il nostro ordinamento tutela la maternità e la nascita fornendo supporto a tutte le coppie e perfino la legge 40 ha inserito il sostegno per le coppie infertili che possono accedere anche tramite il servizio sanitario nazionale e regionale. Sono state escluse sole le coppie sterili. La decisione della Corte ristabilisce una equità fra coppie e soprattutto  elimina un mercato degli ovociti ormai diffuso e in aumento. Ora spetta al Ministero della Salute insieme alle società scientifiche e con il supporto delle associazioni di cittadini e pazienti predisporre un sistema appropriato per la donazione dei gameti.

Marilisa D’Amico, difensore delle coppie e ordinario di diritto costituzionale all’Università statale di Milano

La Corte ha riconosciuto di nuovo – dopo la sentenza del 2009 sempre sulla Legge 40/2004 - che anche in questo caso andavano tutelate “le giuste esigenze di procreazione”, che  era necessario adeguare il nostro sistema che peraltro già prevedeva tutte le protezioni per il nascituro. Il diritto a creare una famiglia e al rispetto della vita privata e familiare sancito dalla Corte europea nonché il diritto alla salute e alla famiglia della nostra Costituzione trovano così piena attuazione. Si tratta di un ragionevole e corretto bilanciamento tra i diritti.

D’Amico e Costantini ribadiscono che la modifica è circoscritta alle coppie che rispondono ai requisiti dell’art. 5 della Legge 40/2004, e quindi alle coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, con partners entrambi viventi. Non è quindi per single, coppie omossessuali o alle cd “mamme nonne”. La donazione dei gameti sarà quindi gratuita e anonima, mediante un percorso di consenso informato e con l’ausilio del medico. Non sussistono né rischi di disconoscimento di genitorialità successivo né di creare alcun legame giuridico con il donatore o la donatrice. Sarà sempre possibile sia per la coppia che per il nato ottenere informazioni di carattere sanitario a tutela della sua salute.

Antonio Guglielmino, Direttore Istituto di Medicina e Biologia della Riproduzione HERA/UMR di Catania

"Con questa sentenza, ltalia interrompe il processo di commercializzazione dei tessuti umani, sviluppatosi proprio grazie ai divieti della legge 40 in diversi paesi della UE, dove gli speculatori hanno lucrato sulla necessità delle coppie italiane, sfruttando il bisogno economico di giovani “donatrici”. In Italia, la donazione dei gameti, così come avveniva prima della entarta in vigore della legge 40 e dei suoi assurdi divieti, deve essere esclusivamente basata sul principio dell’altruismo e dell’assenza di commercializzazione”.

La famiglia in Italia deve essere fondata sull’amore, la cura e la responsabilità e non sulla discendenza per sangue. Con la eliminazione del divieto non ci sarà più discriminazione economica e si ristabilirà la legalità.

Dopo 4 anni di attesa – in assenza totale del Parlamento e del Governo - finalmente si potrà dare una risposta a una questione non più eludibile che ha creato un vuoto di tutela e incentivato il mercato degli ovociti in Europa.

E’ stato illustrato adeguatamente alla Corte che non sussiste invece alcun vuoto normativo poiché la stessa Legge 40 disciplina tutte le conseguenze della eliminazione del divieto: è vietata la commercializzazione dei gameti, la donazione sarà gratuita, è vietato il disconoscimento,. La norma può essere eliminata per le coppie che già hanno la protezione della Legge 40.

“Al contrario, sussiste una responsabilità morale oltre che giuridica”, ha affermato Maria Paola Costantini, “del nostro Paese nei confronti delle coppie, abbandonate e senza la stessa protezione di tutte le coppie italiane, sostenute invece nel cosiddetto percorso nascita. La loro condizione di abbandono determina il fatto che i nati da donazione di gameti non siano seguiti e tutelati come gli altri bambini. Infatti, nessuna istituzione monitorizza un fenomeno che coinvolge migliaia di persone. Ma la responsabilità  è anche nei confronti di uomini e donne di altri Paesi che anche per necessità economica sono sfruttati da un mercato di gameti fuori controllo. Il 62% delle coppie italiane va verso la Spagna dove le ovodonatrici sono rimborsate e che ai dati 2009 risulta il Paese europeo con il più alto numero di donazioni.”

Secondo Marilisa D’Amico “la norma è irragionevole, e crea un contrasto con le tutele accordate alle coppie infertili a seguito della pronuncia della stessa Corte Costituzionale del 2009 che aveva modificato la Legge 40/2004. E’ soprattutto in contrasto con la nuova disciplina della filiazione che vede tutti i bambini uguali sia quelli naturali che legittimi. Appare assurdo che anche dopo la decisione della Corte Europea sulla diagnosi pre-impianto (Costa Pavan 2013) venga mantenuta una legge incoerente che non rispetta la libertà delle coppie a decidere sul proprio progetto genitoriale”.

Tratto dal sito di Cittadinanzattiva

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