Emanuele Rigitano
Ego politico
10 Aprile Apr 2014 0743 10 aprile 2014

Il lato oscuro della forza (ucraina)

Era novembre 2013, al vertice del Partenariato orientale di Vilnius, la capitale della Lituania, Stato baltico che è uscito dall'Urss con la fine dell'impero russo. Quell'evento avrebbe dovuto sugellare l'entrata dell'Ucraina nell'orbita europea ma qualcosa è andato storto. Durante la cosiddetta rivoluzione arancione, che portò al potere i filo-occidentali, si avviò un percorso anche se tortuoso di avvicinamento all'Ue, nonostante il Paese dipendeva ancora economicamente e socialmente dalla Russia (una minoranza di russi vive in Ucraina più una percentuale di ucraini di lingua russa). Il presidente filorusso Yanukovich, che batté l'occidentale Yuschenko e Yulia Timoschenko, voleva dall'Europa una contropartita economica per sganciarsi dall'orbita russa, contropartita che non è arrivata. Angela Merkel, in quel di Vilnius, ha rimproverato Yanukovich per quell'atteggiamento che pendeva verso il dissolvimento europeista dell'Ucraina e un riavvicinamento a Mosca, con la nota frase "Da lei ci aspettavamo di più".

In quel momento la cancelliera tedesca non si era resa ancora conto di cosa avrebbe provocato di lì a settimane quell'allontanamento: riavvicinamento del presidente ucraino a Putin, proteste pacifiche degli europeisti e filo occidentali, escalation violenta, carneficina, colpo di stato con la liberazione della Timoschenko.
Settimane fa ho descritto la questione mettendo un faro sull'azione russa rispetto alla Crimea, in un'ottica critica. Va anche svelata però l'altra faccia della luna, l'ottica critica rivoltà però ai nazionalisti ucraini e al mondo occidentale.

Innanzitutto va chiarito: può anche renderci soddisfatti ma quello contro Yanukovich è stato un colpo di Stato a tutti gli effetti, detronizzando un presidente eletto con elezioni democratiche (con tutti i limiti del caso). Una situazione destabilizzata e destabilizzante per la Russia, che vede invadere aree di sua influenza da parte dell'Europa e degli occidentali, Stati Uniti in testa. Russia che ha già visto l'ingresso delle Repubbliche baltiche nella Nato, oltre ad aver visto cambiamenti di regime in Georgia, Ucraina, Kirghizistan, Uzbekistan. Stavolta evidentemente, anche per ragioni di consenso interno e di strategie di sopravvivenza politica del potere di Putin e del suo partito Russia Unita, il niet contro nuove ingerenze nelle sfere d'influenza si è fatto sentire dapprima con l'annessione flash della Crimea, in questi giorni con nuove richieste di secessione dall'Ucraina per un'eventuale annessione russa. Le regioni orientali ucraine (con un'alta percentuale di russofoni) sono in subbuglio (a Donetsk, Kharkiv e Luhansk hanno occupato il palazzo della regione invocando la nascita di repubbliche indipendenti) e la repressione dei nazionalisti contro i filorussi potrebbe veramente sfociare in una lunga guerra civile dagli effetti difficilmente prevedibili, soprattutto qualora dovesse intervenire l'esercito di Mosca.

In questi mesi abbiamo visto le manifestazioni di piazza Maidan a Kiev trasformarsi in azioni violente. Probabile che questa trasformazione sia avvenuta per il tentativo di appropriarsi della rivolta da parte di formazioni politiche di nazionalismo estremo (come Svoboda) o dichiaratamente naziste (come Pravy Sektor). Sono girate voci che queste forze sono state supportate per fomentare la rivolta e la fine del potere di Yanukovich anche dall'occidente. Così come ancora oscure sono state le uccisioni di manifestanti da parte di alcuni cecchini, alcuni accusano Yanukovich di aver voluto la strage, altri parlano di infiltrazioni di persone legate all'estremismo o ad agenti segreti stranieri in azione per incolpare l'ex presidente filorusso.

Uno Stato di confine come l'Ucraina, con evidenti differenze sociali e cutlurali, poteva sopravvivere solo se venivano tenute in considerazione le diversità, soprattutto garantendo autonomia con un sistema federale. Invece il nuovo governo ha tentato, tramite le sue frange più nazionaliste, di cancellare addirittura il russo come lingua ufficiale, rischiando in questo modo una frattura insanabile con una parte consistente della popolazione.
La situazione è intricata e delicata, non è ravvisabile al momento una fazione che ha ragione e una che ha torto, questo disastro è solo il risultato della somma degli errori compiuti in questi anni dopo la dissoluzione del mondo comunista.

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