Diego Corrado
Avenida Brasil
11 Aprile Apr 2014 0826 11 aprile 2014

Trent'anni fa nella foresta amazzonica

A metà degli anni 80 ero studente del Berchet, centro di Milano, e come tutte le persone della mia età – di allora come di ogni epoca – cercavo di darmi un tono con le letture giuste, le giuste parole d’ordine, per sentirmi adulto e al passo dei tempi (non si diceva ancora “politically correct”).

Ciò significava proclamare ideali di sinistra radicale, ascoltare musica post punk inglese, discutere della prima Intifada, dei movimenti di liberazione dall’imperialismo americano in America Latina (meno, devo ammetterlo, delle lotte dei popoli oppressi dall’Unione Sovietica), e professare una coscienza ecologista.

Il movimento sandinista di Daniel Ortega, leader del Nicaragua ci era familiare come oggi i distinguo che separano Civati da Cuperlo, e ci sembrava ovvio che un album dei Clash (una delle band “giuste” di cui sopra) si intitolasse, appunto, “Sandinista”.

Poi col tempo tutta questa militanza si affievolisce, sei preso da mille questioni quotidiane, e dopo tanti anni ti capita di pensare che forse nulla di tutto quello in cui credevi ai tempi della scuola sia mai realmente esistito, che in fondo era solo una moda, una cosa per darti un tono e fare colpo sulle ragazze.

Finché un giorno, nell’occasione più impensabile, il Fuorisalone che riempie le vie di Milano di oggetti colorati e futili, partecipi a un evento del Governo dello Stato dell’Acre, uno dei più remoti e isolati della federazione brasiliana, e incontri il figlio di Chico Mendes, si chiama Sandino, quando parla del padre si commuove, una delle foto più famose del leader dei seringueiros assassinato venticinque anni fa da latifondisti senza scrupoli lo ritrae, bambino, in braccio al padre.

E pensi con un sospiro di sollievo che tutto aveva davvero un senso, che non era solo moda, eri dalla stessa parte di un uomo nato in mezzo alla foresta vergine, in un territorio al di fuori dalla legge, analfabeta fino all’età adulta, eppure si è battuto per tutta la vita a mani nude contro miliziani armati fino ai denti, conscio che la sua lotta gli sarebbe costata la vita, e che ora giustamente è ricordato in tutto il mondo, ha il suo nome iscritto nel Libro degli Eroi della Patria, a Brasilia, e ha lasciato un testamento spirituale semplice ma potente: “no começo pensei que minha luta era para salvar as seringueiras, depois a floresta Amazônica, mas hoje eu percebo que minha luta è pra salvar a humanidade", all’inizio pensavo che la mia lotta fosse in difesa degli alberi della gomma, poi della foresta amazzonica, ma oggi capisco che la mia lotta è per salvare l’umanità. E che condivideva i tuoi stessi ideali, al punto da chiamare il figlio Sandino.

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