Massimo Famularo
Apologia di Socrate
12 Aprile Apr 2014 0908 12 aprile 2014

I contratti nuovi dell'imperatore (non più concreti dei vestiti)

Basta un poco di zucchero

Un contratto ad hoc (link)per favorire l'inserimento dei lavoratori over 50? Come abbiamo fatto a non pensarci prima? D'altronde non abbiamo già risolto il problema della disoccupazione giovanile con un contratto magico? Ma a questo punto perché non un bel contratto anche per favorire l'ingresso delle donne? E il meridione? Vogliamo negare ai nostri connazionali meno fortunati la possibilità di accedere al mondo del lavoro passando per il magico portale del contratto d'inserimento? Davvero come non capire che se uno a 50 anni fatica a trovare lavoro il problema è tutto nella mancanza di un contratto adatto alla bisogna?
È in frangenti come questi che la presunzione fatale di onnipotenza (Link)del politico ottuso sfocia nella millanteria taumaturgica e punta ad approfittare della disperazione di chi si trova in condizioni di bisogno. È estremamente sgradevole affermarlo, ma non è con la sola imposizione di un contratto che si può risolvere un problema delicato e strutturale come quello dell'occupazione e men che meno quello di categorie particolarmente sensibili come gli over 50. Per quanto possa essere consolante credere nelle soluzioni facili ai problemi difficili, la reale efficacia di questi provvedimenti è paragonabile ai vestiti nuovi dell'imperatore.
Se io non compro automobili, perché non so guidare, perché viaggio gratis su altri mezzi o semplicemente perché non mi muovo mai da casa, quale contratto miracoloso potrà convincermi a comprare una cosa che non mi serve, o che non saprei usare o che in ogni caso non voglio? È da questa dolorosa constatazione che occorre partire se si vuole anche solo ragionare in modo serio di come affrontare un problema tanto delicato.
Semplificando, ma non troppo, se gli over 50 hanno difficoltà di inserimento è perché (senza scomodare monsieur de lapalice) o non possiedono le caratteristiche ricercate sul mercato del lavoro (assumiamo cerchino senza trovare) o perché ne hanno alcune che li rendono relativamente meno convenienti (ad es costano troppo) rispetto ad altri lavoratori. Un intervento volto ad intervenire sulla radice del problema dovrebbe approfondire quali caratteristiche mancano a questi lavoratori (competenze tecniche? Attitudinali? Atteggiamento culturale?) se e come è possibile fare in modo che le acquisiscano e, con riferimento agli svantaggi competitivi se e come è possibile eventualmente compensarli.
Sto cinicamente dicendo che un ex dirigente deve accontentarsi di un decimo di quel che guadagnava e mettersi a confezionare panini da MacDonald's o a montare mobili Ikea? No,l'estremismo è una delle più comuni barriere ideologiche sulla strada di chi vuol risolvere concretamente i problemi.
Quel che dico è che una persona che ha lavorato per decenni in amministrazione, con i giusti incentivi e l'adeguato supporto può acquisire le competenze per diventare impiegabile in altri ambiti, ad esempio nella logistica o nelle vendite. Certo, il passaggio dalla vendita di lavatrici a quella dei telefoni è forse più breve rispetto a quello che va dalla creazione di modelli finanziari alla gestione di un team di persone, ma purtroppo è questo l'aspetto complesso del problema: trovare la strada per valorizzare le competenze possedute in ambiti diversi da quelli in cui si è lavorato in precedenza.
Se non è una questione che si risolve in breve con un contratto o una leggina di incentivo, non è neanche una missione impossibile: quello di supportare le persone nella difficile fase della riconversione lavorativa è a tutti gli effetti un lavoro in sé, forse un punto di partenza potrebbe essere proprio quello di favorire lo sviluppo di competenze e professionalità atte ad assistere le persone nel passaggio da un lavoro ad un altro in particolar modo quando si tratta di un'occupazione molto diversa dalla precedente. In un mondo in cui fare lo stesso lavoro per tutta la vita è sempre meno probabile potrebbe rilevarsi un fattore determinante.
Cosa possiamo concludere allora? Che non esistono contratti magici per risolvere i problemi complessi e che la distanza in termini di competenze, attitudini e disponibilità tra domanda e offerta di lavoro è un problema complesso, soprattutto per i lavoratori meno giovani. La soluzione va ricercata in misure radicali, che talvolta possono anche sconfinare in una rivoluzione culturale, come quella di reinventarsi una professione a 50 anni. Nel mondo del lavoro contemporaneo vale il celebre principio attribuito a charles Darwin: non è la più forte o la più intelligente delle specie  che sopravvive, ma quella che è maggiormente capace di adattarsi.
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