Mark Esposito
Economic Reboot : Quo Vadimus?
12 Aprile Apr 2014 1109 12 aprile 2014

Il capitalismo moderno in prognosi riservata

Ormai da tempo, il discorso sul sistema
 di creazione di sviluppo economico non e’ soltanto attuale, ma anche un po’ un cliché. Ci s’interroga da tempo su cosa sia sbagliato del sistema capitalistico 
e cosa debba essere salvato, mentre a volte ci si ritrova con idee divergenti tra chi vorrebbe soltanto condannare e chi decantare, e capire come possano-democrazia-capitalismo e progresso- andare di pari passo alle esigenze di un mondo profondamente mutato. Questo e’ il vero dilemma concettuale di questi tempi. Al di là dell’impasse intellettuale, che il capitalismo
 non sia stato in grado di generare un valore di tipo universale attraverso i decenni è indubbio, così come lo è stato il giudizio sui sistemi d’ispirazione socialista. Lo possiamo vedere dall'ineguaglianza tra classi sociali a livello mondiale, misurata dal coefficiente di Gini: non siamo mai stati cosi disiguali, come oggi.

Entrambi i sistemi e le loro ideologie di base hanno dimostrato profondi limiti. Mentre il comunismo ha subito il giudizio globale di essere un sistema inadatto alla gestione della crescita, con la Cina che ne dimostra un'interessante eccezione, il capitalismo si difende ancora tutt’oggi da tale giudizio, per quanto i limiti del sistema siano evidenti ormai a tutti.

Ma allora come uscirne?


Forse, dovremmo iniziare a considerare 
il capitalismo-cosi come lo abbiamo conosciuto- come un sistema che si sta rivelando anacronistico, poiché ha servito
 bene i propositi di generazioni d’imprenditoria famigliare, sanamente impegnate nel sociale non per ragioni di responsabilità ma per ragion d’essere.
 Mentre tutto ciò ha funzionato dal dopoguerra fino all’inizio del millennio, in base ai buoni principi della libera attività della competizione e della deregolamentazione, non si poteva immaginare che un giorno i mercati finanziari sarebbero diventati gli aghi della bilancia di interi giochi economici, ma soprattutto i veri de-stabilizzatori. Se il sistema dei liberi capitali e’ stato l’elemento scatenante dell’avvento delle economie emergenti, abbiamo assistito, allo stesso tempo, ad un intensificarsi della ciclicità delle crisi cui assistiamo ormai da decenni. Tutto cio è un segnale forte di un sistema diventato inaffidabile. 
E’ forse arrivato il momento di accettare i 
limiti strutturali del sistema capitalistico per poterli superare, in modo paradigmatico e paradossale, preservandone l’enorme valore di innovazione, ma anche guardando avanti alla creazione di un nuovo sistema di governance globale dello sviluppo economico, che possa avvenire con una riedificazione del concetto
 di valore, costruita su principi di complessità, molteplicità e prosperità. Insomma, concetti alieni ai sistemi binari di logica neo-classica.Tutti concetti che sono stati fondamentalmente opposti ai pilastri del sistema capitalistico di oggi, così miope nel cercare legittimità e conferme nella semplicità dei numeri monodimensionali del PIL, spesso diventato, quest’ultimo, misura iniqua di vero sviluppo.

Ma in tutto questo, cosa possono fare le imprese?


Possono creare le condizioni per l’ecosistema della prosperità, che poco ha a che vedere con la redditività delle azioni, ma molto con ciò che crea valore condiviso. Molte di loro lo stanno già facendo da qualche tempo, con risultati ammirabili, ma spesso non troppo pubblicizzati e considerati solo come eccentrici esperimenti. E’ il caso di apprezzare aziende popolate da donne e uomini pionieri del domani, che stanno creando le condizioni per la crescita reale dell’economia e non quella fittizia dei mercati, viziati da distorsioni di una realta’ che davvero non esiste nel quotidiano delle societa’ modern, ma esiste solo negli interessi di chi, l’economia, la vive solo come un gioco di numeri e non di persone. Di queste aziende ne e' piena l'Italia, l'Europa ed il mondo intero. Bisogna solo modernizzare il linguaggio della crescita per scoprire che cio' che loro fanno ha un enorme impatto di cambiamento sulla societa', cosi spesso distratta da cio' che in realta', conta poco.

E’ arrivato il momento di pensare che i fattori dello sviluppo umano, e di progresso sociale,  per quanto sfuggenti e complessi da capire nel breve termine, siano davvero i migliori alleati delle oscillazioni dei mercati, e dei capricci di chi considera la crescita solo come un meccanismo di speculazione. Così facendo, forse, si potrà davvero creare dei sistemi emancipati, moderni, all’avanguardia, responsabili, reali…, e che si chiamino capitalismo o in altro modo potrebbe essere in fondo del tutto irrilevante.

Immagini: http://endofcapitalism.com/

N.B. Lavoro originale scritto da Mark Esposito per Harvard Business Review Italia

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